Internazionale

Tra natura, arte e fede, in cammino «Sui passi della Beata suor Maria Laura»

«Sui passi di suor Maria Laura» è il nome del progetto realizzato a tempo record nei mesi primaverili e inaugurato lo scorso 17 giugno, che ha visto il recupero dell’antica mulattiera e la realizzazione di un percorso di fede sui luoghi che hanno caratterizzato la vita e la vocazione della religiosa della diocesi di Como uccisa il 6 giugno del 2000 a Chiavenna e beatificata il 6 giugno scorso, esattamente 21 anni dopo il terribile fatto.

Siamo in val Tartano, nella bassa Valtellina: in questi luoghi vi sono custoditi i primi anni di vita di suor Maria Laura Mainetti, nata a Colico nel 1939 ma trasferitasi dopo pochi giorni a Tartano. Nonostante qui trascorse solamente gli anni dell’infanzia, la religiosa amava definirsi una tartanöla, ovvero un’abitante di Tartano, una terra che ha fornito un numero straordinario di preti e di suore. Qui la religiosità popolare si manifestava nelle abitudini di ogni famiglia con la Messa quotidiana al mattino presto, la preghiera dell’Angelus che interrompeva ogni attività tre volte al giorno e quella serale del Rosario. Una religiosità che ha alimentato anche l’educazione ricevuta da Teresina (questo il nome all’anagrafe di suor Maria Laura) e che certamente ha favorito la sua vocazione.

Fortemente voluto dal nipote Stefano Mainetti, come anche dal parroco di Tartano e dalle suore delle «Figlie della Croce», consorelle di suor Maria Laura, il percorso è stato realizzato da una cinquantina di volontari che per diversi mesi hanno lavorato ripristinando il sentiero della Val Lunga con l’antica mulattiera che da Tartano conduceva alla frazione Piana, mettendolo in sicurezza e inserendo lungo il percorso 20 edicole in acciaio Corten con i misteri del Santo Rosario e frasi della Beata Maria Laura, decorate dalle riproduzioni di celebri opere di Marco Ivan Rupnik. Sono stati dunque realizzati due anelli della lunghezza complessiva di 10 km, entrambi con partenza e arrivo dalla chiesa di San Barnaba, contrassegnati dai colori giallo e verde. I percorsi collegano le undici contrade che hanno segnato l’infanzia e dunque la vocazione della religiosa.

Il cammino si snoda partendo dai 1200 metri della chiesa di Tartano ai 1500 di Arale, toccando due gioielli architettonici: la chiesetta della Beata Vergine del Rosario, tesoro del Barocco alpino restaurato dall’architetto Dario Benetti, e quella altrettanto preziosa di Sant’Antonio. All’esterno dell’Oratorio di Tartano che fu gestito in passato dalla Figlie della Croce, è stato posto un bassorilievo in cedro realizzato dal pittore e scultore Daniele Magro di Villa di Tirano. Il suo lavoro simboleggia l’arrivo in paese nel 1939 della neonata Teresina, dopo che la nonna a seguito della morte della mamma Marcellina andò a prenderla a Colico in treno per poi inerpicarsi a piedi dalla stazione di Talamona con la piccola trasportata in una gerla, accompagnata da una zia e da due bambine di 10 anni.

Il bassorilievo posto fuori dall’oratorio di Tartano.

Nelle contrade del paese sono state infine collocate alcune bacheche illustrative, compresa quella di Rondelli dalla quale partirono per il lago i genitori della religiosa e dove c’è una pietra con il saluto dello zio materno Camillo al momento del distacco della famiglia dal borgo.

A una manciata di chilometri dal confine vi è l’occasione per scoprire i luoghi dell’infanzia e della vocazione di una martire dei nostri per fare memoria della sua figura e per continuare a camminare insieme a lei.

Silvia Guggiari

Un'immagine del percorso nel giorno dell'inaugurazione.
31 Agosto 2021 | 07:42
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