Ticino

Ticino. L’arciprete di Morbio su alcune sfide di questo tempo incerto

L’aggravarsi della diffusione della pandemia da Covid-19 di queste ultime settimane, le misure di natura sanitaria e sociale reintrodotte per contrastarla e la conseguente incertezza sul futuro che sentimenti solevano nella gente che frequenta le nostre parrocchie, proprio nel periodo che si voleva di ripartenza, pur limitata, delle attività? Don Guido Pagnamenta, arciprete di Morbio, affronta questa sfida ogni giorno, convinto più che mai che sia necessario, come ha suggerito il vescovo di Lugano nella sua quinta lettera pastorale, «ripartire dal cuore».

Don Guido, partiamo da una domanda personale: come ha vissuto la lenta ripresa della vita sociale e delle attività parrocchiali dopo l’estate?

Ho ripreso il cammino con quell’atteggiamento di gratitudine che mi consente di vivere l’attimo presente con più consapevolezza che tutto è dono e niente è scontato. Ho cercato pertanto di puntare più sul rapporto profondo con le persone che sulle cose da fare. Non è scontato ma è un lavoro su noi stessi per tenere a bada l’attivismo, quel guardare con agitazione al calendario, a cosa si può fare o non si può fare, piuttosto che all’ «essere» adesso, ora e qui, quei piccoli «laboratori di speranza» di cui parla mons. Lazzeri nella sua ultima lettera pastorale. Per me è una gioia riuscire a trasmettere a realtà già attive in parrocchia questo anelito auspicato dal vescovo.

Come affrontare il futuro?

Mi sono detto che l’antidoto migliore per affrontare bene l’incertezza del momento e per aiutare me stesso e la gente a vivere in modo costruttivo le limitazioni e le possibili ulteriori criticità, sta nel trasformare ogni limite imposto dalle circostanze in opportunità per amare di più. Ad esempio, posso portare la mascherina per forza e come fastidioso limite alla mia libertà, oppure posso portarla, nonostante tutto, con gioia, sapendo che questo semplice gesto quotidiano mi fa amare concretamente il mio prossimo, soprattutto chi è più vulnerabile.

C’è quindi un’occasione di crescita individuale anche in questa crisi?

Papa Francesco ha detto più volte che ogni crisi, anche questa, può diventare un’occasione per crescere. Penso che questa crisi ci ha resi tutti più umili e, come comunità ecclesiale, ci può aiutare a vivere una fede meno formale e più centrata sul vangelo vissuto.

Concretamente in parrocchia, cosa avete fatto? Ho colto come provvidenziale la proposta di don Gabriele Diener che propone in Diocesi dei percorsi di nuova evangelizzazione, di dare vita in parrocchia ad un cammino di fede con a tema il «Padre nostro». E`stata una bella occasione per offrire non delle conferenze, ma uno scambio fraterno, che, di volta in volta, è diventato sempre più intenso e motivo di incoraggiamento reciproco in questi tempi difficili.

Le famiglie, in questo periodo, vanno e vengono da situazioni di «confinamento forzato» o comunque di relazioni ridotte. Come aiutarle a vivere il loro ruolo di «Chiesa domestica»? La famiglia è il primo laboratorio di speranza dove ogni giorno si può ricominciare, nonostante tutte le difficoltà. Forti anche della promessa di Gesù: «Dove due o più sono riuniti nel mio nome e nel mio amore Io sono in mezzo a loro». È necessario «ripartire dal cuore», come ci indica il vescovo Valerio, che significa attingere da un rapporto profondo con il Signore l’energia per essere come singoli e soprattutto come Chiesa, tessitori di fraternità e comunione.

Federico Anzini

Coronavirus Roma, turisti con mascherine anticontagio zona Colosseo Andrea Giannetti/Ag.Toiati
26 Ottobre 2020 | 06:50
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