Ticino

Ticino: la presenza materna di Maria nei dipinti di tutto il Cantone

È un volto famigliare quello che accoglie ogni anno, nel santuario di Morbio Inferiore, i tanti pellegrini che accorrono in occasione della sua festa, il 29 luglio (vedi pagina 2). Entrando nella chiesa e proseguendo nella navata centrale, sulla sinistra, il fedele può presto avvertire su di sé lo sguardo materno e premuroso di una bellissima Madonna allattante della seconda metà del Quattrocento, collocata in una sontuosa cappella: la Madonna delle Grazie. Ai suoi piedi si sono inginocchiate generazioni di ticinesi e pellegrini dalla vicina Italia, ma pochi di loro sanno che, in realtà, quella della Virgo lactans – la Madonna «che allatta » – è una tradizione iconografica molto tipica in Ticino. Proprio al riguardo, vede la luce in questi giorni, in collaborazione con la Fondazione Pro-Senologia Ticino e su impulso di Chiara Simoneschi- Cortesi, una nuova pubblicazione di Silvia Valle Parri, storica dell’arte e studiosa luganese.

Silvia Valle Parri, nel volume si dice subito che le Madonne del latte in Ticino sono oltre un centinaio. Quali sono quelle forse più significative, per le quali converrebbe mettersi in cammino e visitarle? «Nel Sottoceneri segnalo cinque rappresentazioni di una Vergine allattante molto simili, uscite da un’unica bottega di maestranze. Sono i casi del tabernacolo di Ca’ Nova di Arogno, dell’oratorio di Santa Maria Assunta di Rovio, della celebre Madonna del Pezöö di Coldrerio, della Madonna dei Santi Simone e Giuda di Vacallo. Non di meno nel Sopraceneri si possono visitare le opere conservate ad Ascona, facilmente accessibili, come la bellissima e, purtroppo ammalorata, Madonna del latte attribuita a Giovanni Antonio da Montonate e conservata nella parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. Ma anche gli oratori – purtroppo in genere chiusi – di Santa Maria Bambina a Navone sopra Semione, di San Cristoforo e Sant’Anna a Curogna e quello poco distante di San Martino a Ditto. Una chiesetta appollaiata su uno sperone di roccia, che domina il culmine del lago Maggiore. Auspicherei, a questo proposito, maggiore collaborazione con i parroci, i patriziati, i comuni che gestiscono gli oratori per permettere la loro apertura e fruizione al pubblico ».

In che contesto nascono le Madonne del latte, chi erano i committenti? «I dipinti più numerosi in Ticino sono stati realizzati tra il Quattro e il Cinquecento. Molti sono stati collocati sulle facciate delle abitazioni o all’interno delle chiese e degli oratori come offerte devozionali. Sono questi i casi per i quali talvolta è stato possibile rintracciare quelle famiglie committenti, che certamente avevano qualche rilievo sociale, all’interno della comunità. Mi riferisco all’affresco proveniente da una casa degli Abbondio ad Ascona e ora ricoverato, dopo uno strappo sfortunato, nella parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. Ma con le Madonne del latte scopriamo anche altri personaggi, come Martino Moti di Prugiasco, il committente del dipinto sul muro della navata meridionale di San Carlo (Sant’Ambrogio vecchio) a Negrentino. Altre volte si tratta di confraternite precedenti al Concilio di Trento, come quella che ha commissionato la Madonna del latte di Vacallo. Oppure il dipinto voluto, nel 1433, dalla comunità del Monte Paglio sopra Lodrino».

Come si spiega il fatto che in Ticino questa tradizione pittorica sembri particolarmente radicata? «Le Terre ticinesi hanno fatto parte del ducato milanese fino al XVI secolo, senza dimenticare che fino all’Ottocento furono parte delle diocesi comasca e ambrosiana. In quest’ottica il territorio rispecchia le consuetudini della vicina Lombardia. Credo che il culto risalga a quello venerato – dai Visconti prima e poi dagli Sforza – della Concezione di Maria. Una devozione – come ci tramanda il francescano osservante Bernardino de Busti – che doveva essere praticata in tutti i territori del ducato».

Qual è il messaggio che si cela dietro una Madonna del latte? Perché nel passato vi si ricorreva tanto spesso? «Nel nostro territorio in qualche caso la raffigurazione della Madonna allattante è avvicinata a quella dell’Ecce Homo, Cristo che mostra il costato sanguinante. L’intercessione della Madonna del latte vicino al Figlio che mostra il sangue versato per la redenzione dell’umanità riprende un passo noto del teologo medioevale Alberto Magno. Si tratta dunque di una traduzione in immagine di un passo letterario. A monte di tutto ciò la figura di Maria è quella di colei che si pone come Madre di tutto il genere umano e che, attraverso il suo latte Santo caritatevole, media per la sua stessa natura tra la condizione umana e Dio». 

Il libro

«Madonne del latte – La senologia nell’arte sacra del Canton Ticino» è la nuova pubblicazione di Silvia Valle Parri, edita da Armando Dadò Editore e patrocinata dalla Fondazione Pro-Senologia. Silvia Valle Parri – laureata all’Università statale di Milano in ambito storico-artistico – vive e lavora a Lugano e ha collaborato con la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate per mostre e ricerche archivistiche. La presentazione del volume è firmata da Chiara Simoneschi-Cortesi, con prefazione di Edio Pusterla, Presidente della Fondazione Pro-Senologia. Partendo dal tema iconografico delle Madonne allattanti il volume segue l’evoluzione delle numerose Madonne allattanti delle valli della Svizzera italiana, segnalando molteplici percorsi che invitano a scoprire il territorio, per poi in un secondo momento approfondire i motivi della devozione. Maggiori informazioni: www.editore.ch.

Laura Quadri

26 Luglio 2020 | 07:31
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