Ticino

Asili nido in Ticino: da Bellinzona a Chiasso, suore e congregazioni religiose in aiuto delle famiglie

«Questo virus ha la corona, ma non potrà mai regnare su di noi, perché il nostro Re è un altro». Sono parole per certi versi, oltre che veritiere, anche molto simpatiche, quelle che ci rivolge suor Wanda, al termine di un’altra giornata trascorsa ad accudire i bambini dell’asilo nido «Casa del Sorriso» a Chiasso. A ispirargliele, forse, i piccoli ospiti dell’asilo, ai quali in un modo o nell’altro bisogna far capire l’emergenza in corso. La Casa, normalmente, accoglie bambini dai 0 ai 3 anni, con problemi di salute o famigliari. Ma mentre per la maggior parte dei bambini ticinesi l’emergenza ha imposto di passare molto più tempo entro le mura di casa, per i bambini della «Casa del sorriso», al contrario, il tempo per restare con i propri genitori è ancora meno: l’asilo, in questo periodo, accoglie infatti unicamente i figli di genitori attivi nell’ambito sanitario, che devono dunque trascorrere la maggior parte del tempo in ospedale. A loro è andato subito il pensiero delle Figlie di S. Maria di Leuca, che a Chiasso si occupano mediamente di 10 bambini per volta: «Ci teniamo a rispettare tutte le norme igieniche: questo implica di non avere mai più di 5 bambini nella stessa sala. Poi l’uso pedissequo di guanti e mascherine e, prima che i bambini abbiano accesso all’asilo, misuriamo loro anche la temperatura. Ai genitori, invece, rivolgiamo direttamente l’invito di non entrare negli spazi dell’asilo: ci consegnano i figli sulla porta».

Preghiera e accoglienza

Le suore a Chiasso in tutto sono 20, ma solo alcune si occupano dei bambini: le altre si riuniscono nella cappella adiacente, dove è esposto tutto il giorno il Santissimo. Preghiera e accudimento dei bambini, dunque, formano un tutt’uno, nel tentativo di trovare un po’ di normalità in una quotidianità che è stata scossa fin nelle fondamenta: «Eppure, dal nostro punto di vista – ci tiene a sottolineare suor Wanda – qualcosa di positivo lo vediamo nascere comunque: genitori che riscoprono, nonostante la criticità delle loro situazioni famigliari, la gioia di passare più tempo con i loro figli, imparando anche a conoscerli meglio. La famiglia riscopre insomma un po’ se stessa«.

A Bellinzona, dove la stessa congregazione gestisce la Culla S. Marco, suor Trinidad ci parla delle difficoltà relative soprattutto ai cosiddetti bambini «di protezione», il cui affidamento è delegato all’assistente sociale. La Culla è ormai chiusa del tutto da settimane, si spera in una riapertura a breve termine tuttavia, proprio per garantire la serenità di quei bambini che a casa non trovano un «nido sicuro».

Il desiderio di rivedersi

Ma c’è, dietro il susseguirsi di queste giornate, apparentemente sempre uguali, anche un senso di umana stanchezza, che esce invece dalle parole di suor Marina, dello storico Centro per l’infanzia «Arnaboldi», a Lugano. «Non vediamo l’ora che tutto ricominci, è innegabile», sottolinea. «Con i genitori teniamo contatti tutti i giorni con WhatsApp, anche perché il Centro è ormai vuoto, a parte due bambini che ci raggiungono qualche ora al giorno a causa della loro difficile situazione a casa».

Con i genitori su WhatsApp suor Marina e le sue consorelle condividono filmati, ricette, testi di canzone: tutto ciò che può servire ad allietare queste lunghe, interminabili giornate a casa dei bambini, ormai abituati a frequentare il Centro. «Ci chiamano per chiedere quando riapriremo; quando la società ripartirà, vogliamo esserci. Tuttavia non dipende da noi, questo è chiaro».

Quello che deve però rimanere vivo, secondo suor Marina, è il «desiderio di rivedersi di persona; la fiamma di questo desiderio deve essere alimentata ogni giorno, soprattutto tra i bambini».

Laura Quadri

16 Aprile 2020 | 15:55
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