Ticino

Sul Passo di S. Lucio in ricordo del pastore ucciso per la sua bontà

Ci sono due giorni all’anno in cui sul Passo San Lucio, il crinale che si trova a 1.500 metri e che fa da «spartiacque » tra la Val Cavargna e la Valcolla, si raccolgono in festa numerose persone provenienti dall’Italia e dalla Svizzera. Il primo appuntamento è stato il 12 di luglio, in occasione della sagra dedicata a San Lucio, mentre il secondo è stato ieri, per la sagra di San Rocco.

Questi tradizionali appuntamenti, oltre a celebrare i due Santi, ricordano i tempi in cui il confine tra Italia e Svizzera era delimitato da un’alta rete metallica, sorvegliata a vista dalle guardie di confine per tenere sotto controllo il contrabbando. Solo i giorni delle due sagre i cancelli venivano aperti, permettendo alle popolazioni delle due valli di entrare in contatto e festeggiare insieme le due ricorrenze.

Nella giornata di ieri, quindi, si è ripetuta questa tradizione antica e popolare, che ha portato sul colle come ogni anno centinaia di persone in un clima di grande festa. Mons. Valerio Lazzeri, Vescovo di Lugano, nel corso della mattinata ha presieduto la Santa Messa nel piccolo oratorio dedicato a San Lucio, il Santo che ha unito spiritualmente queste due valli e reso importante questo luogo lungo i secoli.

Narrano le fonti che Luguzzone, meglio noto a partire dal 1613 con il nome di Lucio, fosse un povero pastore della Val Cavargna, senza mezzi né gregge, che per guadagnarsi da vivere andò a lavorare presso un ricco casaro locale. La sua indole generosa e caritatevole, che lo vedeva distribuire elemosine ai più bisognosi, portò il suo padrone al sospetto che la munificenza del pastore fosse dovuta al fatto che attingesse di nascosto alle sue risorse, così lo fece cacciare. Lucio, quindi, cercò lavoro altrove e venne accolto da un altro formaggiaio, al quale il futuro Santo portò la benedizione di Dio. L’atto di accoglienza del nuovo padrone fu di buon auspicio, al punto che si vide aumentare la sua produzione e il suo bestiame. Questo provocò una forte invidia nel precedente padrone di Lucio, che mosso da rabbia andò alla ricerca del pastore, uccidendolo con una pugnalata. Appena il sant’uomo cadde a terra dal suolo sgorgò una fonte d’acqua, miracolosa e inestinguibile. Non si sa con certezza dove Lucio venne pugnalato a morte, ma il luogo, sempre secondo le fonti, doveva essere nei pressi dell’oratorio che oggi porta il suo nome.

Il culto verso San Lucio di Cavargna ebbe da subito una grande espansione nei territori della Val Cavargna e del Canton Ticino, come testimoniato dai numerosi affreschi raffiguranti il Santo. Tra questi, il più antico a oggi conosciuto, datato al 1297, si trova nella Cattedrale di San Lorenzo in Lugano, mentre uno dei più noti è quello dell’antica chiesa plebana di San Pietro in Biasca. Il piccolo oratorio in cima al passo, una strada frequentata fin dai tempi dei romani, divenne da subito meta di numerosi pellegrinaggi e nel 1582 venne visitato durante la sua visita pastorale da San Carlo Borromeo che «deliberò d’ascendere nell’alta e selvaggia montagna detta San Luguzone, avendo visitato la Val Cavargna, per riconoscere lo stato d’una chiesa dedicata al Santo e dove si trattenne fino a sera». Alla cura del Santo, oggi, sono affidati i casari, le mandrie e i pastori, mentre la commemorazione liturgica ricorre il 12 luglio.

Luca Montagner

17 Agosto 2019 | 18:00
sagra (3), san lucio (1)
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