Ticino

Sr. Monica: la testimonianza di una Clarissa

Ho incontrato don Eugenio nel 1971 a Claro, alla «3-giorni» di inizio novembre con don Luigi Giussani. Vi ero stata invitata dagli amici di CL conosciuti nemmeno un mese prima. Avevo 15 anni ed era la prima partecipazione a un evento con tante persone. Don Eugenio era venuto da Friburgo. Ricordo bene la sua persona, familiare a tutti e allo stesso tempo autorevole. Salutava ognuno come se fosse unico, e come ho poi avuto modo di sperimentare di persona, nessun incontro con lui era banale, ma sempre per un passo in più. Fin da quel primo incontro a Claro don Eugenio è stato attento a me. Lì mi aveva solo chiesto il nome, poi lui è tornato a Friburgo, ma a distanza di due mesi, in occasione della Messa di Mezzanotte nella chiesa dell’Immacolata a Lugano, il mio nome se lo ricordava ancora. 

La mia famiglia proveniva dal protestantesimo, ma fin dalla quinta elementare io avevo voluto partecipare all’ora di religione cattolica, per il bisogno di conoscere Dio. Quella notte del 1971 dopo la Messa di Natale don Eugenio aveva prima verificato la mia retta fede e mi aveva poi affidato alla comunità, che mi avrebbe insegnato a conoscere e amare la Chiesa cattolica e preparato a suo tempo alla cresima. Quando per circostanze familiari nel giugno 1972 ci trasferimmo nel canton Zurigo, lui si rese presente: con la corrispondenza, facendomi partecipare a qualche incontro degli Universitari, chiamandomi periodicamente 2-3 giorni a Friburgo per fare qualche lavoretto da «segretaria» e quindi vedermi di persona.

Don Eugenio è stato fondamentale sia per la mia crescita umana che per la crescita nella fede. La sua accoglienza sempre totale – anche quando non capivo o sbagliavo – mi ha fatto conoscere e toccare con mano l’accoglienza e l’amore di Dio per me. 

La sua testimonianza di fede e di preghiera, il modo con cui celebrava l’Eucaristia e il suo amore semplice per la Madonna (in una lettera mi ha insegnato a recitare il rosario, e in una seconda, mi ha parlato dell’Immacolata) mi hanno introdotto e fatta crescere nella fede. Innumerevoli sono stati gli insegnamenti sul rapporto con Dio, tra cui il richiamo a una «precisione nella preghiera», che lui evidentemente viveva.

Davanti alla vocazione monastica don Eugenio è stato prudente e non l’ha incoraggiata. Aveva cercato di farmi passare da una «religiosità naturale» alla fede, e aveva timore di passi affrettati. Anche in questo emergeva il suo desiderio del mio vero bene. Per il mio ingresso in monastero mi ha scritto: «La professione religiosa è come un nuovo battesimo. Uno sa che vale la pena solo se è disposto a ricominciare da capo e farsi ricostituire dallo Spirito Santo…», e fino alla professione solenne ha continuato a seguirmi con attenzione costante: ne sono testimoni le numerose lettere e le cartoline scrittemi da ogni parte del mondo.

Ciò che don Eugenio mi ha abbondantemente donato lungo gli anni, è a tutt’oggi un riferimento importante, una parola sempre viva e nuova, di cui non saprò mai ringraziare abbastanza il Signore.

Sr. Monica Benedetta Umiker

Mons. Eugenio Corecco (1931-1995)
9 Febbraio 2020 | 13:04
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