Ticino

Mendrisio: spiritualità e cucina all'Eremo di San Nicolao

Monte Generoso, con vista che spazia su tutto il Basso Ceresio e parte della Regio Insubrica, l’Eremo di San Nicolao, ha mantenuto nei secoli, intatto il suo fascino al contempo selvatico e mistico. Le sue origini risalgono all’inizio del XV secolo. Oggi l’antico nucleo, di proprietà della Confraternita della Madonna Liberatrice, è composto da un oratorio – al cui interno si trova l’immagine affrescata che dà il nome alla confraternita – una terrazza e un’abitazione, in cui nei secoli si sono succeduti diversi eremiti, provenienti anche da illustri casati mendrisiensi e lombardi. Dall’inizio del secolo scorso, il luogo ospita anche un grotto: meta privilegiata per un pranzo al fresco o una cena con vista. Negli ultimi dodici anni a gestirlo è stata la famiglia Pons, di Mendrisio, che ha voluto e saputo valorizzarne sia il lato spirituale che quello culinario. Perché è proprio questo connubio che fa del luogo un punto di riferimento per tutta la regione. Tre sono i momenti forti, durante l’anno, in cui le panche dell’oratorio non bastano ad accogliere i fedeli che salgono dal piano: il Lunedì di Pasqua; la ricorrenza di San Siro, che cade il 17 maggio e a metà settembre, per la festa della confraternita. Ma numerosi sono anche i pellegrinaggi parrocchiali, che un tempo avvenivano a piedi da Mendrisio, i concerti di musica classica e i matrimoni, che si svolgono su tutto l’arco dell’anno.

Lorenza Pons.

«Una delle prime cose che ho fatto quando sono arrivata qui», racconta Lorenza Pons, «è stato aprire le porte della chiesetta. Da un lato per permettere a tutti di visitarla e dall’altra perché potessi io per prima, averne un accesso diretto. Non sarei riuscita ad affrontare le sfide e le difficoltà di questi anni, senza la forza che mi veniva direttamente dalla Madonna». E non è l’unica. Lorenza racconta anche di un medico tedesco che ogni anno arriva all’eremo per raccogliersi per tutta una giornata all’interno dell’oratorio e trarne la forza per tornare alla sua attività. Ma ora per Lorenza è tempo di voltare pagina. Ma non prima di aver ricordato con gratitudine tutti quelli che le hanno permesso di svolgere, sull’arco di questi anni, il suo lavoro. Ai clienti, che Lorenza preferisce chiamare «amici», ma anche «ai suoi studenti». A quei ragazzi – sono una cinquantina – che le hanno dato una mano, soprattutto per servire ai tavoli. «Per me era importante offrire una possibilità di lavoro anche ai giovani del posto. Grazie a quanto hanno guadagnato qui, hanno potuto pagarsi una vacanza, parte degli studi, la moto. Alcuni di loro oggi sono medici, biologi, avvocati…» Per Lorenza «grotto» è anzitutto «famiglia». Una famiglia che ha la tavola al centro e che trova nella chiesa il proprio cuore. E mentre questa pagina sta per chiudersi, c’è chi si dispone a scriverne il prossimo capitolo: Carlo Alberto Molina, di Viggiù, già chef al «Fiore di Pietra» sul Generoso, che ne assumerà la gerenza. «Sento forte l’energia che emana da questo luogo così particolare», ci dice. «Sono rimasto molto colpito quando ho visto che l’altare del ’700 all’interno dell’oratorio, è stato realizzato proprio a Viggiù, il mio paese». Quali saranno i cambiamenti relativi alla cucina, vogliamo sapere. «Un posto così deve rimanere «grotto», dice lo chef, continuerò sulla via della tradizione, aggiungendo alcuni «fuori-carta» stagionali». Il passaggio del testimone avverrà per l’inizio di novembre.

Corinne Zaugg

8 Settembre 2020 | 06:20
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