Ticino

SoliDare a Mendrisio un «umile e artigianale laboratorio di speranza»?

Forse sì. Soprattutto se penso che, fra tanti se e tanti ma, resiste. Per 20 anni conosciuto come «Localone» ospitato gratuitamente nello stabile Albergo Milano e, da un anno e mezzo, ora con il nome di SoliDare (dare per solidarietà a chi ha delle necessità) in via Lanz 21, ospitato sempre gratuitamente dalla Parrocchia. Siamo una piccola realtà caritativa ecumenica della Parrocchia di Mendrisio e della Chiesa evangelica riformata del Mendrisiotto.

Con grande generosità le persone, in particolare del Mendrisiotto, ci portano vestiario per ogni età, scarpe e tessili per la casa, usati ma in buono stato, che noi diamo gratuitamente a chi ne ha bisogno: ospiti di Casa Astra e del Centro federale di registrazione di Chiasso e di Pasture, così come singole persone che, se nei primi tempi erano per la quasi totalità profughi, attualmente sono per metà profughi e per metà residenti nel Mendrisiotto.

Dopo la chiusura di tre mesi a causa del Covid, SoliDare ha riaperto da inizio giugno, con pochi volontari, con orari di apertura più limitati, cercando di adottare tutte le precauzioni del caso, a regime ridotto dunque, anche perché sappiamo esserci persone che hanno timore a venire per paura del contagio.

Il vescovo Valerio scrive nella sua ultima Lettera che Dio «ha sempre le mani nella pasta di questa nostra storia accidentata e complessa». Questo è vero sia per i grandi avvenimenti come anche per le piccole cose della vita di ogni giorno. Io da bambina ho dovuto imparare a memoria le risposte del Catechismo e questa presenza attiva di Dio accanto a noi era chiamata «Provvidenza».

Sono convinta che la porta aperta ogni settimana di SoliDare, un numero di telefono da poter raggiungere (079 228 96 16) sono piccoli concreti segni di accoglienza. Oltretutto il contatto diretto permette a volte a queste persone di confidarci situazioni o problemi e a noi di indirizzarli verso persone formate da cui possono ricevere un aiuto adeguato.

Nella Lettera Pastorale 2020, così significativa già nel nome «Ripartire dal cuore», il Vescovo ci invita a continuare, rinnovare, e anche a creare «laboratori di speranza» dove, motivati dalla Parola, rinforzati dalla Santa Messa in presenza, possiamo da artigiani aprirci ai fratelli e, forse, superare almeno alcune barriere e pregiudizi.

Qualche giorno fa abbiamo ricordato la «Giornata mondiale del migrante e del rifugiato»:  qui le nostre mani trovano una pasta molto dura da lavorare. Sono leggi e regolamenti, certo anche votati a maggioranza dal popolo, ma duri da mettere in pratica se confrontati con il singolo rifugiato, talvolta conosciuto da tanto tempo. Sapere però che la mano di Dio sta impastando assieme con le nostre mani questa pasta dura ci dà fiducia e speranza.

Myriam Sannitz Galeppi

14 Ottobre 2020 | 10:10
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