Internazionale

Siria: i cristiani rischiano di scomparire

«Non fare il duro» e «lavoriamo a un buon accordo. Tu non vuoi essere responsabile del massacro di migliaia di persona, e io non voglio essere il responsabile della distruzione dell’economia turca». Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è rivolto al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan in una lettera datata 9 ottobre, appena prima dell’offensiva di Ankara nel nord della Siria. Erdoğan, che secondo i media governativi turchi avrebbe rigettato la missiva, ha incontrato oggi a Istanbul il vice di Trump Mike Pence, e si recherà in Russia il prossimo 22 ottobre per incontrare il presidente Putin.

Continua l’assedio a Ras al-Ayn

Una mediazione, quella della Russia, che secondo il comandante delle forze curdo-siriane avrebbe il via libera degli Stati Uniti. Intanto, riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani, l’esercito turco e i suoi alleati stanno continuando l’assedio alla città di Ras al-Ayn, che sarebbe ormai occupata per metà del suo territorio.

Oxfam e altre 72 organizzazioni umanitarie denunciano la situazione di 200 mila sfollati ridotti allo stremo nel nord-est della Siria. Un numero che secondo le Nazioni Unite è destinato a raddoppiare in poche settimane. «Stiamo ritornando all’emergenza del 2014», spiega al sito Vatican News il presidente di Focsiv (Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario) Gianfranco Cattai. «Al confine, dove noi operiamo indirettamente, abbiamo almeno 10-15 mila sfollati che stanno scappando –  spiega – sono famiglie, uomini e donne e, soprattutto, c’è preoccupazione per i bambini».

Una situazione destabilizzante per le persone che, afferma ancora Cattai, «non sono scappate a causa di una situazione di crisi climatica, ambientale, ma hanno dovuto interrompere quelle che erano le attività normali di vita economica, sociale e politica. Si fa fatica con loro a reinventare il futuro senza che diventino apatici, abulici. Il discorso della resilienza è molto importante ma noi finalmente avevamo segnali di speranza. A Qaraqosh gli sfollati erano tornati a casa e ricostruivano. Oggi si ripete questa storia e forse la situazione è anche peggiore«.

Cardinale Bassetti: armi e guerra invece di pace

«Non abbiamo più occhi per piangere per quanto sta avvenendo», ha affermato a Napoli il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. «In questo momento invece di raggiungere scopi di pace», ha affermato, «finiscono per concentrarsi armi, guerre e lotte». La preoccupazione, ribadita anche dal Consiglio ecumenico delle chiese e dal Consiglio delle chiese cristiana del Medio oriente, è anche quella per la sorte delle comunità cristiane in Siria.

Padre Lutfi: i cristiani sono parte fondante della società siriana

«Quando c’è un conflitto colpisce tutti: cristiani, musulmani, curdi», spiega il padre francescano ad Aleppo Firas Lutfi, «ma è certamente la comunità cristiana, presente da due millenni in Siria, ad essere quella maggiormente colpita. Rischiamo la nostra estinzione. I cristiani sono una parte essenziale della società – una parte fondante direi – e rischiano di essere annientati e cancellati dalla memoria della Siria».

Un altro dei timori è quello del riacutizzarsi del fondamentalismo islamico nella regione. «I curdi, che da sempre hanno combattuto lo Stato islamico, prima erano appoggiati dagli Stati Uniti e poi sono stati lasciati dagli stessi alleati in balia ad un destino veramente ignoto e tragico». Lo  ribadisce padre Lutfi che aggiunge: «Questi curdi hanno nelle loro prigioni tanti jhiadisti dell’Is e di altre fazioni islamiste fondamentaliste. Dalle notizie che ci arrivano sembra che questi prigionieri stiano scappando e fuggendo dal loro controllo. Una volta scappati possono riorganizzarsi? La paura è questa».

Red/Vatican News

17 Ottobre 2019 | 17:00
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