Ticino

«Senza l’ascolto della propria coscienza, non è possibile alcuna relazione»

Il mettersi in cammino insieme implica sempre un incontrarsi, l’instaurare un dialogo per conoscersi, il condividere e soprattutto l’essere disposto ad ascoltare. Questo in tutti gli ambiti (all’interno di una Comunità, in famiglia, a scuola, sul posto di lavoro). L’ascolto è un dono gratuito che non chiede nulla in cambio, un dono particolarmente prezioso per qualcuno che incontriamo sulla nostra strada o che bussa alla nostra porta. Per ascoltare occorre fermarsi ed investire quanto ci pare più prezioso: il tempo. Occorre tempo per ascoltare, non avere fretta fissando continuamente il quadrante dell’orologio, fare determinate scelte, mettere determinate priorità, dedicarsi unicamente a questo servizio.

L’ascolto è la prima espressione di rispetto e di attenzione verso il fratello, la prima modalità di accoglienza della sua presenza, del suo essere unico, della sua storia irripetibile, della sua sensibilità. Se l’amore per Dio comincia con l’ascolto della sua Parola, analogamente l’amore per il fratello comincia proprio con l’imparare ad ascoltarlo.

Per ascoltare bisogna dare spazio, svuotarsi, essere disponibili a ricevere senza aspettative e senza giudizi quanto ci viene affidato, pronti a lasciarsi stupire dinnanzi ad un terreno inesplorato, sconosciuto. Non rimanere ancorati nelle nostre idee o nei nostri principi, ma essere disposti a metterli in discussione. Se abbiamo idee irremovibili non possiamo ascoltarci, né camminare verso nuovi orizzonti e prospettive. Il progettare, il costruire qualcosa insieme, il trovare delle soluzioni è assai difficile.

Tuttavia un ascolto di qualità esige che l’attenzione sia diretta non solo sull’altro, bensì anche alla propria interiorità, al proprio cuore, al proprio vissuto. Chi ascolta deve restare concentrato sulle sensazioni, sui sentimenti e sulle intuizioni che registra in sé, perché è proprio questa la chiave che gli consente di varcare con delicatezza la soglia ed entrare in contatto con l’altro. Per esperienza sappiamo che l’altro ha i suoi tempi, i suoi ritmi, una sua sensibilità da rispettare, i suoi meccanismi

di difesa. Non sempre pronuncia parole di reale interesse, spesso chiacchiera perché dotato di lingua svelta e ha pronti facili gli argomenti. Ma se è vero che l’ascolto esige sforzo e soprattutto grande pazienza, è altrettanto vero che solo un reale ascolto sa discernere e trarre perle preziose anche da dialoghi pesanti… Ascoltare significa dunque essere attenti, accogliere le parole di chi ci sta vicino ma anche, più in profondità, tentare di ascoltare ciò che egli vuole realmente comunicare: i suoi bisogni, le difficoltà che deve affrontare, i suoi disagi, i suoi desideri, i dubbi, le sue nostalgie; per questo è necessario impegnarsi a cogliere anche ciò che egli non dice espressamente o addirittura talvolta nasconde. Solo attraverso questo quotidiano esercizio si può giungere a una comunicazione autentica; altrimenti, nonostante tutte le parole dette, non accade niente. Solo un ascolto autentico lascia essere presente l’altro per quello che realmente è.

Accanto all’ascolto dell’altro vi è pure l’ascolto di sé stessi, che è un processo ben più esigente. Che si tratti di un’operazione non così ovvia, lo dimostra il fatto che molte persone non riescono neppure ad ascoltare i segnali e i messaggi che ricevono dal proprio corpo. Ciò vale anche per l’ascolto del proprio profondo, del proprio cuore, indispensabile per un’autentica vita interiore: senza questo ascolto della coscienza, non è possibile alcuna relazione. Si tratta dunque di ascoltare le intuizioni che provengono dal nostro profondo, di cogliere delle parole che emergono dal mistero del proprio essere uomo.

di Fr. Boris Muther, frate cappuccino, cappellano e vicario parrocchiale in Media Leventina, membro dell’équipe Zone/reti pastorali e Sinodo della Diocesi di Lugano.

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24 Novembre 2021 | 09:32
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