Ticino

Santuari del Ticino: da Morbio Inferiore a Orselina, ai piedi di Maria per invocare salute e guarigione

«Mi ricordi nelle sue preghiere», «mi accenda una candela», «spiritualmente è come se fossimo lì»: sono tante, accorate, le richieste che giungono ormai l’una dopo l’altra, senza interruzione, a don Simone Bernasconi, parroco animatore del Santuario di Santa Maria dei Miracoli, a Morbio Inferiore. A comunicare con don Simone, soprattutto via telefono e Whatsapp, sono i tanti, tantissimi fedeli che nel tempo si sono affezionati al Santuario e che oggi più che mai sentono il bisogno di fare ricorso a Maria, cui il Santuario è dedicato. Don Simone viene contattato anche dall’Italia, da persone passate magari una sola volta per caso dal Santuario. A tutti rivolge una parola di conforto. Tramite un gruppo WhatsApp, che conta oltre 200 persone, invia brevi riflessioni e video, l’ultimo dei quali dedicato alle sei cappelle che accompagnano il fedele fino all’entrata del Santuario: le cappelle ricordano la storia del miracolo e don Simone davanti a ciascuna di esse ha voluto soffermarsi a riflettere sui tempi in cui viviamo, in un certo senso bisognosi, oggi come allora, di «risurrezione» e «guarigione». I video sono visibili anche sul canale Youtube e Facebook del Santuario, dal quale don Simone trasmette anche, ogni domenica, la consueta «Messa del pellegrino», proprio perché, anche in questo tempo di emergenza, non venga meno la possibilità di essere pellegrini, almeno «virtualmente». Ma i pellegrini, in questo tempo di coronavirus, non sono solo «virtuali»: don Simone sale di persona al santuario due o tre volte al giorno, e ogni volta si stupisce di ritrovare almeno tre o quattro persone in preghiera, naturalmente ognuno a distanza di sicurezza: «Sembrerebbe quasi che si diano il cambio affinché il santuario non rimanga vuoto, anche se ovviamente non è così», afferma.

Alla Madonna del Sasso, a Locarno Monti, invece, la situazione è sensibilmente diversa: «Qui abbiamo davvero sentito gli effetti dell’isolamento; viviamo più intensamente la vita comunitaria, ma siamo costretti a una particolare attenzione dati i molti frati anziani della nostra comunità. Anche i pellegrini sono notevolmente diminuiti, forse a causa della collocazione impervia del Santuario – che non è propriamente invitante, in questi giorni in cui ci chiedono di restare a casa – ma tra i pochi che ci raggiungono, ho notato un abbassamento dell’età e molti più giovani», racconta fra Eraldo Emma. Intanto, la portineria del Santuario, che accoglie i fedeli in cima agli scalini, prima di entrare in santuario, è rimasta aperta, in segno di un’accoglienza che non si spegne. Anche le Confessioni continuano, ovviamente con le dovute precauzioni; il più delle volte, fra Eraldo confessa all’aria aperta, sul piazzale del Santuario, con la vista retrostante su tutto il Locarnese.

Quella che i frati avvertono è soprattutto una chiamata alla preghiera: «Essendo la Madonna del posto la Patrona della Diocesi, ci sentiamo in un certo senso i custodi, oltre che del luogo, dell’intera comunità ticinese. Per questo preghiamo tanto, facendo anche ricorso frequente alla nota Novena alla Madonna del Sasso. La gente avverte questo clima di raccoglimento, lo apprezza e, spesso, il più delle volte scrivendoci per posta, ci chiede di celebrare delle Sante Messe per intenzioni specifiche. Questa emergenza è davvero una scuola, in un certo senso, che insegna come ritornare a Dio».

Infine, anche don José Rosales Mendez, del Santuario di Santa Maria delle Grazie a Bellinzona, riscontra tra i suoi parrocchiani una devozione mariana in questi giorni difficili molto più forte: «La gente cerca, soprattutto in un santuario mariano come il nostro, un conforto e qualcosa che dia un senso al periodo che stiamo vivendo. Si ferma, guarda, prega, accende una candela e se ne va già più serena. Penso che i fedeli, in un certo senso, intuiscano che è un tempo, questo, che doveva arrivare, per mettere a posto molte cose». Quando alla possibilità, in un futuro non troppo lontano, di tornare a poter vivere una vita parrocchiale «normale», «vedremo quello che ci ispirerà il Signore dopo Pasqua, anche attraverso il Vescovo, che è nostro Pastore», sottolinea don José, che però, nel frattempo, pensa a come possa essere vissuta al meglio, pur nelle limitazioni, questa Settimana Santa: «La comunione sarà soprattutto spirituale. Giovedì Santo, per la Cena del Signore, ho intenzione di esporre un cartello fuori dalla chiesa nel momento in cui mi appresterò a celebrare la Santa Messa a porte chiuse. Voglio che la gente possa pregare con me e i sacerdoti che concelebreranno».

Laura Quadri

8 Aprile 2020 | 09:37
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