Internazionale

Santa Sede: Paesi ricchi non condizionino aiuti a controllo nascite

Il rispetto della vita dal momento del concepimento fino alla morte naturale, anche di fronte alla grande sfida demografica, deve sempre ispirare le politiche di aiuti internazionali perché tengano conto delle reali priorità della nazione ricevente e non della volontà imposta dai Paesi donatori. E’ questo uno dei passaggi più significativi dell’intervento, lunedì scorso, dell’arcivescovo Bernardito Auza, nunzio apostolico e osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu di New York, durante i lavori della Commissione Popolazione e Sviluppo sul tema «Cambiamenti delle strutture demografiche e sviluppo sostenibile». Il servizio di Paolo Ondarza:

E’ un richiamo al rispetto della vita in tutte le sue fasi, soprattutto se debole e indifesa come nel caso del concepito, dell’anziano o del disabile, quello lanciato all’Onu di New York dall’arcivescovo Auza parlando di sviluppo sostenibile e crescita demografica.

Controllo della popolazione spesso visto come soluzione a bomba demografica
«Per decenni – rileva il nunzio apostolico – il discorso di un’imminente bomba demografica ha portato alcuni governi ad adottare politiche, anche severe, che favoriscono misure di controllo della popolazione», ritenendole «la risposta più facile per fugare il rischio di una scarsità di risorse e del sottosviluppo». La questione è complessa. Lo ammette mons. Auza, tenendo però a sottolineare la necessità di considerare le diverse situazioni specifiche regionali e anche nazionali. Occorre distinguere le popolazioni di alcuni Paesi che continueranno ad aumentare nel breve termine da altre che si stanno stabilizzando intorno alla crescita zero e altre ancora che hanno iniziato a sperimentare la spirale del declino demografico.

Crescita demografica è compatibile con lo sviluppo sostenibile
«Se è vero che una distribuzione ineguale della popolazione e delle risorse crea ostacoli allo sviluppo ed ad un uso sostenibile dell’ambiente – nota l’osservatore della Santa Sede all’Onu – si deve anche riconoscere che la crescita demografica è pienamente compatibile con una condivisione della ricchezza. I moderni metodi contraccettivi non sono la risposta: mons. Auza infatti rileva come il declino demografico nei Paesi sviluppati sia avvenuto a prescindere.

Risorse pianeta sono sufficienti, ma mal distribuite
Le risorse del pianeta «sono sufficienti, ma sono spesso utilizzate in modo inefficace ed impropriamente distribuite». Da qui la denuncia: «il mondo sviluppato, con elevati livelli di consumi e bassi livelli di povertà, è spesso responsabile degli squilibri nel commercio, della distribuzione iniqua delle risorse e del degrado ambientale. Nei Paesi in via di sviluppo invece l’ingiustizia e la povertà sono alimentate da corruzione, protrarsi di conflitti e altri disastri causati dall’uomo, che ostacolano la crescita sana della popolazione.
Occorre politiche centrate su uomo e rispetto vita in tutte le sue fasi

Quali dunque le risposte? L’arcivescovo Auza ne suggerisce tre: solidarietà, pace e sicurezza. Per conseguirle invoca un drastico cambiamento nelle politiche – occupazionali, sociali, assistenziali – sia dei paesi sviluppati che di quelli in via di sviluppo. Occorre cioè un approccio allo sviluppo sostenibile centrato sull’uomo, sull’inclusione e partecipazione di tutti, non in base a criteri di produttività o efficienza, ma partendo dal valore intrinseco di ogni persona sia essa giovane o anziana. Questo il monito: Nessuno sia lasciato indietro, i fardelli devono essere condivisi.

(Da Radio Vaticana)

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10 Aprile 2017 | 10:02
aborto (27), donna (13)
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