Vaticano

Santa Sede: nasce una rete globale contro mafia e corruzione

03.08.2017, 12:00 / Bianca De Viso

“Fare fronte comune contro le diverse forme di corruzione, crimine organizzato e mafia”: è l’obiettivo del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, attraverso la sua Consulta sulla giustizia. Ad annunciarlo è il documento finale emerso dal dibattito sulla corruzione svoltosi in Vaticano il 15 giugno scorso.

Si tratta di una rete a livello internazionale ispirata al richiamo di Francesco nella sua intenzione universale di preghiera per il mese di febbraio del 2018, nel ricordo dell’omicidio del Beato Giuseppe Puglisi, affinché “coloro che hanno un potere materiale, politico e spirituale non si lascino dominare dalla corruzione” . E’ questo che vuole essere la Consulta. La Chiesa “nel mondo è già una rete – si legge nel testo finale – e per questo può e deve mettersi a servizio di tale intenzione con coraggio, decisione, trasparenza, spirito di collaborazione e creatività”.

La Consulta “approfondirà lo studio riguardo a una risposta globale – attraverso le conferenze episcopali e le Chiese locali – sulla scomunica ai mafiosi e alle organizzazioni criminali affini e sulla prospettiva di scomunica per la corruzione”. La Consulta orienterà, “a partire da settembre, le proprie iniziative guardando a tale impegno del prossimo anno”.

La corruzione – si legge nel documento – “prima di essere un atto è una condizione: di qui, la necessità della cultura, dell’educazione, dell’istruzione, dell’azione istituzionale, della partecipazione della cittadinanza”. La Consulta “non si ridurrà a pie esortazioni, perché occorrono gesti concreti. L’impegno educativo esige, infatti, maestri credibili, anche nella Chiesa”. “Non è credibile – afferma il testo – chi cerca alleanze per privilegi, esenzioni, vie preferenziali o anche illecite. Noi tutti diverremo irrilevanti, dannosi e pericolosi se agiremo in questo modo. Non è credibile chi approfitta della sua posizione per raccomandare persone spesso non raccomandabili, sia sul piano del valore, sia sul piano dell’onestà”.

Per questo “l’azione della Consulta sarà educativa e istruttiva, e si rivolgerà all’opinione pubblica e a molteplici istituzioni per generare una mentalità di libertà e giustizia, in vista del bene comune” e interverrà “soprattutto lì dove, nel mondo, la corruzione è essa stessa sistema sociale dominante”.

Un cammino che “non sarà semplice” – prosegue il documento – e che vedrà la Chiesa “porsi in ascolto di tutte le sue articolazioni per procedere nel dialogo anche con i non cristiani, in modo partecipato, trasparente ed efficace”.

“Fondamentale, inoltre, sarà sviluppare il nesso – oggi quasi disperso – tra giustizia e bellezza. Lo straordinario patrimonio storico, artistico e architettonico costituirà un formidabile elemento di supporto per l’azione educativa e sociale contro ogni forma di corruzione e di crimine organizzato”.

“La Consulta elaborerà, inoltre, una proposta di pensiero politico – con attenzione particolare alla democrazia e alla laicità – che illumini l’azione nei confronti delle istituzioni affinché i trattati internazionali siano realmente applicati e le legislazioni siano uniformate per perseguire al meglio i tentacoli del crimine, che superano i confini degli Stati”.

“La Consulta approfondirà anche il rapporto tra processi di pace e forme di corruzione” perché  “la corruzione causa anche mancanza di pace”.

“E’ necessario – conclude il testo – un movimento, un risveglio delle coscienze. Questa è la nostra primaria motivazione, che avvertiamo come un obbligo morale. Le leggi sono necessarie ma non bastano. I livelli di azione saranno tre: l’educazione, la cultura, la cittadinanza. Occorre muoversi con coraggio e graffiare le coscienze per passare dall’indifferenza alla percezione della gravità di tali fenomeni, per combatterli”.

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