Chiesa

Santa Sede all'Onu: diritto alla vita e libertà religiosa, pilastri della pace

«Mettere al centro dell’attenzione prima di tutto le persone significa proteggerne, in qualsiasi momento e in ogni circostanza, la dignità, i diritti umani, le libertà fondamentali e, nello specifico, il diritto alla vita e alla libertà religiosa. Diritti dai quali derivano tutti gli altri e che sono di conseguenza pilastro della pace, della sicurezza e dello sviluppo umano integrale». Da questa premessa si snoda l’intervento di mons. Gallagher, segretario della Santa Sede per i Rapporti con gli Stati, alla 72.ma sessione Onu sull’aspirazione dei popoli alla pace e a una vita dignitosa in un pianeta sostenibile.

Ricordando gli impegni della Comunità Internazionale assunti con l’Agenda per lo Sviluppo sostenibile 2030 e con gli Accordi di Parigi sui Cambiamenti  Climatici, mons. Gallagher mette in evidenza che la speranza di Papa Francesco al riguardo si basa sull’approvazione comune da parte dei leaders mondiali di realizzare «un piano di azione per i popoli, il pianeta e la prosperità», «senza lasciare nessuno indietro».

Per questo motivo, invita a non fermarsi «finché gli impegni giuridici e le promesse politiche non si realizzino nella vita delle persone»,  conferma la posizione favorevole della Santa Sede nei confronti dell’imminente riforma del Sistema di Sviluppo dell’Onu in quanto «ulteriore possibilità di mettere le persone e le loro necessità al centro dell’azione” e, citando il Papa, conclude: «Permettere loro di essere agenti stessi del loro destino».

Il richiamo alla cura del Creato è introdotto da mons. Gallagher illustrando l’impegno tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa che insieme, il 1°settembre, celebrano la Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato.  A sostegno dell’ invito a lavorare senza esitazione verso uno sviluppo sostenibile e integrale, Gallagher cita un passo del Messaggio congiunto di quest’anno del Patriarca Bartolomeo e di Papa Francesco: «La terra ci venne affidata come dono sublime e come eredità della quale tutti condividiamo la responsabilità (…) La dignità e la prosperità umane sono profondamente connesse alla cura nei riguardi dell’intera creazione».

Altro argomento affrontato, il dovere di prevenire guerre e conflitti e l’importanza del dialogo e della diplomazia. Citando l’appello di Pio XII alla soglia dell’inizio della II Guerra Mondiale – «Niente è perso con la pace, tutto lo è con la guerra» – Gallagher pone l’attenzione su quelle aree del mondo sconvolte dalla violenza e da catastrofi umanitarie come lo Yemen e dalla tragedia della guerra, come sta accadendo da anni in Siria.

Esprime la preoccupazione della Santa Sede per la crisi umanitaria e politica in Venezuela, per la situazione complessa e tesa nella Penisola arabica e per la violenza e le differenti situazioni umanitarie in Medio Oriente. L’invito, è anche a risolvere la questione tra Palestina e Israele perché ci sia pace così come in Ucraina, Sud Sudan, Repubblica Centro Africana, tra le altre, e la Repubblica Democratica del Congo.

A questo punto del suo intervento, cita ancora una volta Papa Francesco perché  «esiste un altro tipo di conflittualità, non sempre così esplicitata ma che silenziosamente comporta la morte di milioni di persone. Un altro tipo di guerra che vivono molte delle nostre società con il fenomeno del narcotraffico. Corruzione che è penetrata nei diversi livelli della vita sociale, politica, militare, artistica e religiosa, generando, in molti casi, una struttura parallela che mette in pericolo la credibilità delle nostre istituzioni».

Conseguente, la preoccupazione della Santa Sede per la corruzione e il terrorismo che, come spiega Gallagher, possono essere contrastati. Il primo, promuovendo sviluppo sostenibile e pace; il secondo, con maggiori misure di coesione a livello internazionale.

Le migrazioni forzate sono un altro dei temi affrontati. Focalizzando l’attenzione su realtà di guerra e conflitti, povertà estrema e persecuzioni, il segretario per i Rapporti con gli Stati sottolinea lo sconvolgimento dell’ordine internazionale e punta l’attenzione sui  milioni di esseri umani costretti a lasciare la propria terra e a trasformarsi in migranti o rifugiati. Da qui, il richiamo alla responsabilità verso le vittime di genocidi, crimini di guerra, epurazioni etniche, crimini conto l’umanità che la Comunità Internazionale non è riuscita a prevenire o fermare, in palese negazione dei principi del diritto internazionale.

Ribadisce invece il lavoro intenso della Santa Sede e la fiducia nelle possibilità delle Nazioni Unite di rispondere ad una sfida così grande, essendo uno dei diritti umani fondamentali quello di poter vivere nel proprio Paese.

La piaga del traffico degli esseri umanila schiavitù e le realtà terribili collegate a questo crimine, insieme al preoccupante aumento del commercio delle armi, lecito e illecito, concludono l’intervento di mons. Gallagher.

Facendo riferimento alle varie occasioni in cui Papa Francesco si è pronunciato a favore del disarmo e della proibizione delle armi nucleari, indicando le attuali tensioni internazionali, come quella che sta investendo la penisola coreana, e mettendo in rilievo l’importanza fondamentale del trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari firmato dalla Santa Sede, il segretario per i Rapporti con gli Stati sceglie di terminare con la profezia di Isaia (2:3-4): «Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra».

Emanuela Campanile – News.va

27 Settembre 2017 | 12:00
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