Internazionale

San Josémaria: vivere la fede nella ferialità del tempo

Ci sono tanti modi per avvicinarsi alla figura di un Santo. Nel caso di San Josémaria, fondatore dell’Opus dei, del quale ricorre il 26 giugno la memoria liturgica, la via della quotidianità è indubbiamente una pista privilegiata. E quest’anno la memoria liturgica di questo santo spagnolo importantissimo per aver dato vita nella Chiesa cattolica ad un cammino che riunisce fedeli di tutto il mondo, cade in tempo di Coronavirus. Se in Europa la situazione è un po’ più tranquilla, pensiamo alle Americhe e ci rendiamo conto cosa sarà per i fedeli di quel continente questa celebrazione. Così, paradossalmente sarà la strada, il santuario che lui preferiva, ad essere il luogo della prima celebrazione di questa memoria: nei cuori e nelle vite di tante persone che nel suo insegnamento hanno trovato una luce per illuminare il proprio cammino di santificazione nella vita di tutti i giorni.

Don Claudio Tagliapietra, in una bella riflessione che trovate in forma estesa sul sito dell’Opus dei, cerca di rileggere il senso del messaggio di san Josémaria Escriva de Balaguer (1902-1975) per questo tempo di distanziamento sociale e varie forme di privazione e contenimento, in Europa e nel mondo intero. Vi riproponiamo la riflessione di don Claudio:

««Questo morbo – ci ha ricordato il Santo Padre il giorno di Pasqua – non ci ha privato solo degli affetti, ma anche della possibilità di attingere di persona alla consolazione che sgorga dai Sacramenti, specialmente dell’Eucaristia e della Riconciliazione. In molti Paesi non è stato possibile accostarsi ad essi, ma il Signore non ci ha lasciati soli! Rimanendo uniti nella preghiera, siamo certi che Egli ha posto su di noi la sua mano (cfr. Sal 138,5), ripetendoci con forza: non temere, «sono risorto e sono sempre con te» (cfr. Messale Romano)!» (Francesco, Messaggio Urbi et Orbi, 2 aprile 2020).

San Josemaría ha insegnato incessantemente che per incontrare Dio e unirci a lui non è necessario chiudersi in un luogo sacro, perché il luogo ordinario del nostro incontro con Dio è la strada. Il nocciolo dell’invito dell’Opus Dei a ogni cristiano si può infatti riassumere in poche parole che san Josemaría ripeteva molte volte: «noi viviamo nella strada che è la nostra cella: siamo contemplativi in mezzo al mondo» (san Josemaría, Lettera 31-V-1954, n.7 §2).

Non riesco a leggere in queste parole un invito a non andare in Chiesa. Lo colgo oggi come un invito a riscoprire due realtà molto importanti per un cristiano in questo tempo. La prima è che i sacramenti sono un dono di Dio alla Chiesa (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1111-1112). L’Amore non si pretende, non si merita, ma si riceve gratuitamente da chi lo dona: la Santissima Trinità, che non è insensibile alla sofferenza e al desiderio dell’uomo. La seconda è che lo Spirito Santo elargisce i suoi doni in modo misterioso, e rende santi nella «strada», cioè nella vita ordinaria. Recentemente papa Francesco ci ha invitato a guardarci intorno per scoprire i tanti «santi della porta accanto» che popolano le nostre città (Francesco, Esortazione apostolica «Gaudete et Exsultate», nn. 6-7). La grazia vivifica con la stessa vita di Dio il cuore dei battezzati, santificando così la sua Chiesa nel mondo.

Con «strada» san Josemaría intendeva i luoghi dove si trova la gente comune, come ognuno di noi: «nella strada – in ufficio, nello studio, sulla cattedra, in laboratorio, in fabbrica, nel lavoro dei campi … – dobbiamo vivere costantemente la nostra unione con Dio» (san Josemaría, Appunti della predicazione, in «A tu per tu con Dio», n. 71).

Oggi «la strada» per noi è rappresentata dai luoghi dove trascorriamo il lockdown: la nostra postazione di smartwork; le nostre relazioni familiari; il tavolo su cui studiamo; il piano cottura su cui abbiamo fatto esperimenti; il monitor e gli schermi degli smartphone. Ma anche il letto di un ospedale; il sudore dentro una mascherina; la vita quotidiana modellata dalle limitazioni che la legge prevede per la custodia della vita del prossimo e dei più vulnerabili. San Josemaría lo diceva con chiarezza: o ci lasciamo trovare da Cristo in questi luoghi, o Dio non lo incontreremo da nessuna parte (san Josemaría, Colloqui, n. 117).

San Josemaría ci insegna che strada non solo un luogo fisico, ma si trasforma in un cammino di contemplazione e unione con Dio: «Figli miei, lì dove sono gli uomini vostri fratelli, lì dove sono le vostre aspirazioni, il vostro lavoro, lì dove si riversa il vostro amore, quello è il posto del vostro quotidiano incontro con Cristo. È in mezzo alle cose più materiali della terra che ci dobbiamo santificare, servendo Dio e tutti gli uomini» (san Josemaría, Colloqui, n. 113).

Per questo credo che la festa di oggi ci porti a considerare il tempo presente come un invito a riscoprire la sacramentalità del quotidiano, alla celebrazione di una «liturgia domestica» in comunione con tutti i cristiani. San Josemaría diceva che le nostre scrivanie e i nostri strumenti diventano come il nostro altare, e tutto quello che facciamo diventa la nostra messa: «Tutte le opere degli uomini si svolgono come su un altare, e ciascuno di voi, nell’unione di anime contemplative che è la vostra giornata, dice in qualche modo la sua Messa, che dura ventiquattro ore, in attesa della Messa seguente, che durerà altre ventiquattro ore, e così via, fino alla fine della nostra vita» (san Josemaría, San Giuseppe Padre, e Signore nostro, meditazione predicata il 19 marzo 1968, in In dialogo con il Signore, 3h).

La ragione di questa affermazione è molto profonda: Cristo vive nella vita di ogni cristiano (san Josemaría, È Gesù che passa, n. 103). Questa scoperta può forse aiutarci ad aprire il nostro sguardo a tutto il mondo cristiano, a considerare nella sua essenza la comunione esistente tra i cristiani in forza del battesimo, indipendentemente dalla loro condizione o luogo.

In tempo di pandemia voglio accogliere ancora una volta l’invito lanciato da san Josemaría nel 1967, e attuale ancora oggi nel giorno della sua memoria liturgica: «Vi assicuro, figli miei, che quando un cristiano compie con amore le attività quotidiane meno trascendenti, in esse trabocca la trascendenza di Dio. Per questo vi ho ripetuto, con ostinata insistenza, che la vocazione cristiana consiste nel trasformare in endecasillabi la prosa quotidiana. Il cielo e la terra, figli miei, sembra che si uniscano laggiù, sulla linea dell’orizzonte. E invece no, è nei vostri cuori che si fondono davvero, quando vivete santamente la vita ordinaria…» (san Josemaria, Colloqui, n. 116).»

La biografia del fondatore dell’Opus dei

La possibilità di seguire in streaming alle 19 del 26 giugno una funzione in occasione della memoria liturgica di san Josémaria

La canonizzazione di San Josemaria Escriva de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei (2002)
26 Giugno 2020 | 07:43
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