Sacrificio Quaresimale dispiaciuto per l'esito negativo di Cop25 a Madrid

La conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP25) di Madrid si è conclusa il 15 dicembre scorso senza arrivare ad un accordo sostanziale in materia di protezione climatica. La situazione spinge Sacrificio Quaresimale a proseguire nel lavoro di protezione del clima, senza dimenticare la questione dei diritti umani.

David Knecht, responsabile del programma «Économies alternatives»  presso Sacrificio Quaresimale, sottolinea l’importanza della conferenza di Madrid, accanto alla quale hanno avuto luogo diverse manifestazioni parallele, a cui ha preso parte anche Greta Thunberg. Ma Knecht – che a queste manifestazioni ha partecipato come delegato di Sacrificio Quaresimale – nota che il tutto si è svolto anche in modo molto caotico. Tra i pochi aspetti positivi, il fatto che Sacrificio Quaresimale abbia potuto instaurare nuovi rapporti sul piano internazionale, rafforzando quelli già presenti.  

La speranza viene dai giovani

«L’enorme presenza di giovani, a margine della COP25, fa sì che la speranza per il futuro rimanga alta. Molti giovani hanno chiesto che i politici si schierino più fortemente in favore del clima». Tuttavia, una volta di più, nota il delegato, ci si è concentrati sulle emissioni di CO2, lasciando da parte la questione del rispetto dei diritti umani e la dimensione sociale dei problemi climatici. «Ma questi due aspetti, come ha ricordato il Sinodo sull’Amazzonia, sono inscindibili; devono dunque essere sempre presi in conto assieme. Si tratta di «giustizia climatica», come ha ricordato Papa Francesco nell’enciclica Laudato Si’«. Anche il Consiglio federale svizzero nei prossimi anni vorrebbe concentrarsi sulle emissioni di CO2, ma Sacrificio Quaresimale indica che questa strategia è inefficace, anche controproduttiva, se non si considera anche il fattore dei diritti umani.

Per Sacrificio Quaresimale, il tempo scorre in fretta. Non restano che pochi anni prima che l’aumento della temperatura di 1,5 gradi diventi inevitabile. «È necessario agire rapidamente adottando delle misure capaci di ridurre le emissioni di gas a effetto serra, senza però dimenticare i diritti umani».

«A questo scopo, bisognerebbe ascoltare ulteriormente le comunità rurali e i popoli autoctoni minacciati, ma a COP25 è proprio questo che è mancato». A Madrid era presente anche Andreia Fanzeres, coordinatrice dei diritti dei popoli autoctoni presso l’OPAN, organizzazione partner di Sacrificio Quaresimale in Brasile. Lo scopo era di mostrare che le barriere idroelettriche nei fiumi brasiliani , nello specifico le dighe, danneggiano in modo irreparabile lo stile di vita dei popoli autoctoni.  «Prima che certe barriere vengano artificialmente costruite, bisognerebbe condurre degli studi sull’impatto ambientale», sottolinea l’inviata.

Adesso lo sguardo corre al prossimo summit delle Nazioni Unite: Sacrificio Quaresimale si impegnerà da oggi per esso, sia a livello nazionale che internazionale.

(cath.ch/red)

16 Dicembre 2019 | 16:26
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