Commento

Ricercare la saggezza

19.06.2017, 12:00 / Bianca De Viso

È indiscusso il valore della storia. È storia il pellegrinare degli uomini tra le meraviglie del cosmo nell’affascinante e drammatico cammino delle civiltà. Gli uomini: attori liberi e originali che interpretano il vivere quotidiano all’interno dell’energia dello spazio nel fluire misterioso del tempo! La storia non va soltanto scritta. Essa, innanzi tutto, è vissuta, assumendosi ciascuno le responsabilità dirette in bene o in male. Si esige, evidentemente, che si comprenda cos’è bene e cos’è male! Solo il saggio è capace di prodigarsi per raggiungere il vero e costruttivo bene comune. L’arrogante pensa soltanto di avere ragione e impone agli altri quelle leggi che sono punti di vista personali per affermare il proprio imperio. Facendo tacere l’altro con violenza si cade inesorabilmente in una specie di fondamentalismo culturale che genera violenza. Questo è segno di debolezza di pensiero perché la vera cultura suppone sempre capacità di confronto. Scardinare dalla civiltà la sana apertura culturale è segno d’infantilismo umano e di decadimento intellettuale. L’insipiente presuntuoso, essendo corto di vedute e misero di idee, vuole dimostrare di essere capace, distruggendo ciò che gli altri hanno costruito con autodonazione, competenza e fatica. L’incapacità si deforma così in divisione, astiosità, vilipendio, rivoluzione e guerra.

Comunicare agli altri i propri pensieri, le proprie esperienze, le proprie ansie, i propri problemi, la propria visione della vita è componente essenziale dell’essere creatura umana che, attraverso la saggezza, ricerca la verità per il fecondo servizio costruttivo alla società. Comunicare agli altri per donarsi, comprendersi, arricchirsi e offrire frutti di bontà e di bellezza significa donare un volto nuovo alla storia. Quel volto nuovo che riesce a scavalcare il limite della natura invecchiata e costituirsi come novità di vita. Sì, perché la novità di vita non è quella di un solo giorno, ma quella di tutti i momenti, all’interno di un vissuto continuo e progressivo.

Sono solito dire che la vita è l’arte degli incontri per comunicare con gli altri. Per mettere bene a fuoco i frutti degli incontri c’è bisogno del filtro del tempo che, nel silenzio evocatore, matura e illumina ogni cosa. Nei ritmi del tempo che scorre, incalza e non da tregua, gli eventi avvolgono la nostra esistenza e ci sorpassano. Ci sono incontri che stravolgono e opprimono, altri che si spengono nel buio della dimenticanza, altri che coinvolgono e restano scolpiti nel cuore della memoria, altri ancora che permangono come punti luminosi nella trama quotidiana dell’esistenza. In questa esperienza di rapporti intercomunicanti, una mano invisibile e misteriosa scrive il canto della storia nell’in-canto di quel fluire sinfonico di eventi che intessono lo scorrere della vita. Quotidianamente, però, ci imbattiamo nel pericolo dell’incontro con i capricci presuntuosi degli arroganti privi di saggezza. Capricci che diventano espansione di pretese di chi escogita nuove conquiste e azioni assurde senza riflessioni sagge e scelte oculate.

L’incontro si sviluppa in un dialogo che consiste nel conversare con gli altri a tu per tu, tra memorie e presenze, tra gioie e dolori. Come l’arcobaleno distende sulla tela del creato i suoi colori di luce, e come il flauto volge in musica del cuore i sussurri sonori d’amore, così gli incontri cor ad cor esplodono in energie vitali che spronano a compiere le azioni in quell’unitas cordium che è forza motrice capace di creare nuova umanità concordoe riconciliando gli opposti nell’armonia di una sinfonica danza cosmica.

Perché non pensare a questi incontri come Durch Leiden Freude!, gioia attraverso la sofferenza? Beethoven condensò in queste tre parole, scritte alla contessa Erdody il 10 ottobre 1815, il motivo direttivo che era espressione di tutta la sua vita. In fondo, perché non pensare all’amore sul tema della quinta sinfonia: il destino che bussa alla porta, la forza e la speranza di ogni uomo, la lotta con la vittoria finale sullo stesso destino di cui si è andato scoprendo l’aspetto provvidenziale? È questo il fondamento della nostra fede cristiana: Crux Gloria, dalla Croce esplode la Gloria, dalla morte la vita, dall’abbassamento l’esaltazione, dal martirio la glorificazione. Il rapporto d’amore tra Dio e l’uomo si vive in questo alternarsi di donazione reciproca: Durch Leiden Freude!, questo duetto fa vivere in entusiasmo e, nella stabilità, rende fecondo l’amore. In effetti, anche nella natura, l’autunno matura la primavera e il tramonto si ricongiunge con l’aurora. Come recita il motto del card. John Henry Newman, cor ad cor loquitur: la ricerca della vera saggezza non può prescindere dall’intimo dialogo tra cuore e cuore!

Giuseppe Liberto (Faro di Roma)

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