Svizzera

«Querida Amazonia»? Per mons. Felix Gmür, una dichiarazione d'amore

Per mons. Felix Gmür, presidente della Conferenza dei Vescovi svizzeri, l’esortazione apostolica di Papa Francesco Querida Amazonia è una «dichiarazione d’amore» al polmone verde della Terra, alla diversità della sua bellezza naturale e alla sua ricchezza culturale. Mons. Gmür rileva anche che il testo segna l’inizio di un processo di cui i risultati non sono ancora noti ma tutti in divenire. Vi riproponiamo la traduzione del suo testo, ripreso dal portale romando www.cath.ch.

Lo si riconosce subito: Francesco ha redatto la sua esortazione apostolica post-sinodale in uno stile fresco e fluido, piacevole a leggersi e comprensibile. Si riconosce altresì che Papa Francesco non ha dato vita ad alcuna nuova direttiva e non impone alcuna azione precisa al popolo amazzonico. Al contrario, riconosce che la popolazione locale conosce molto meglio le problematiche con cui si trova confrontata e sa meglio di chiunque altro ciò che converrebbe fare nella prospettiva di una conversione integrale. Infine, si vede chiaramente che Francesco lega la questione ecologica a questioni sociali e culturali più ampie e incoraggia la Chiesa a optare per delle azioni locali, poiché «tutto ciò che la Chiesa offre deve incarnarsi in maniera originale in ogni luogo del mondo» (n. 6).

«L’Amazzonia è una questione che riguarda tutti»

«Querida Amazonia», «amata Amzzonia»: che titolo! Il documento è simile a una dichiarazione d’amore al polmone verde della terra e alla diversità della sua bellezza naturale e della sua ricchezza culturale. È per questo che è anche espressione della distruzione che ha subìto, dei disordini sociali e ecologici che concernono non solo lei, ma tutto il mondo. Un testo dunque che non si indirizza unicamente al Popolo di Dio ma a tutti gli uomini e a tutte le donne di buona volontà. L’Amazzonia è una questione che concerne tutti!

Conversione e «buen vivir»

Conversione e «buen vivir»: queste sono le due parole chiave del Documento finale. Il Papa le riafferma nella sua Esortazione apostolica. Ma dona loro anche una nuova dimensione. Parla infatti di «sogni». I sogni aprono a una prospettiva nuova sull’avvenire. Partono dalla realtà vissuta e si caratterizzano per un’apetura. Indicano il potere di rompere gli schemi attuali di pensiero e giudizio, permettono di rivedere da zero lo status quo. Sorpassano l’io e la capacità limitata di riflessione. Creano una dinamica interna che rende capaci di affrontare con confidenza il cambiamento necessario e di accettare, nonostante tutto, gli ostacoli, le vicissitudini per avanzare con ottimismo. I sogni sono un incoraggiamento più che un limite, rompono con i modi tradizionali di pensare e catapultano verso ciò che ancora non è conosciuto, per questo possono anche far paura e destabilizzare.

 «I sogni, un incoraggiamento»

I capitoli dedicati al sogno sociale, culturale e ecologico sviluppano una visione di un mondo giusto, sensibile, duraturo, non solamente sul territorio dell’Amazzonia. Il sogno – ispirato dalla cultura dei popoli indigeni amazzonici – che gli uomini possano conoscere e sviluppare un definitivo «buen vivir», in unione con la creazione divina, nel rispetto mutuo e responsabile, non si limita all’Ammazzonia. Papa Francesco chiama tutte le genti e la Chiesa ad ascoltare l’appello dei popoli e della Terra (n. 19).

Indignarsi: un  dovere

«Bisogna indignarsi» (n- 15). Il soggetto di questa indignazione è la visione falsa di un’Amazzonia come di un Paese senza abitanti né cultura, in cui si può estrarre tutta la ricchezza e le materie prime che si vuole. Un modo di fare che mette a repentaglio la diginità dei popoli autoctoni e tante volte perpretrato da persone che appartengono alla comunità internazionale. Relazioni commerciali abusive inquinano l’ambiente, distruggono foreste, fiumi, flora, fauna, popoli indigeni, comunità e culture, colpiscono le istituzioni e favoriscono così la violenza, l’instabilità, la miseria e la sofferenza e si trasformano, di questo passo, in «strumento che uccide» (n. 14). Queste forme di colonialismo post-moderno esistono e favoriscono ingiustizia e crimine (n. 14). La Chiesa deve qui farsi «voce profetica» (n. 27) e incoraggiare il dialogo a tutti i piani.

Questo è una sfida anche per noi, perché dobbiamo chiederci se i nostri scambi commerciali intrattenuti con l’Amazzonia rispettano e promuovono la libertà delle persone e delle comunità o se, al contrario, distruggono la base della vita dei suoi popoli.

Se contribuiamo alla distruzione dell’Amazzonia, colpiamo la base sulla quale siamo poggiati. Infatti, «l’equilibrio planetario dipende dalla salute dell’Amazzonia» (n. 48).

Questa regola si applica non solamente alla natura ma anche alla questione sociale. Tute e due sono intimamente legate (n. 8). Per questo dobbiamo adottare uno stile di vita «meno avido, più sereno, più rispettoso, meno ansioso, più fraterno» (n. 58). L’elemento déterminante per questo è lo sviluppo di un nuovo atteggiamento e di una nuova attitudine.

L’amore di Cristo è su ogni essere umano

La fede in Gesù Cristo e la trasformazione del suo amore costituiscono, per la Chiesa, il fondamento di tutto l’impegno sociale ed ecologico. L’amore di Gesù Cristo è su ogni essere umano, in tutte le culture. La Chiesa si è inculturata sin dall’inizio. Il cristianesimo «non ha un modello culturale unico» (n.69). Papa Francesco incoraggia tutti e tutte, non solamente l’Amazzonia, a pensare ad una Chiesa in maniera dinamica e aperta.  

«Il Papa non riflette a partire dai ministeri ma il suo punto di partenza è il Popolo di Dio»

Il Papa non pensa nello stesso modo in cui siamo abituati a pensare. Non rilfette a partire dai ministeri ma il suo punto di partenza è il Popolo di Dio. A partire da ciò, sviluppa il sogno di una Chiesa inculturata che possa meglio integrare la dimensione sociale a quella spirituale (n. 76). Per questo ci vorrebbe in Amazzonia un’inculturazione della ministerialità; come da noi, mancano sacerdoti, e questo richiede dei «responsabili laici» (n.94). Il Papa vuole donare alla Chiesa un volto che non sia clericale ma «nettamente laico».

Dissociare ordinazione sacerdotale e potere

Papa Francesco non affronta né il tema dell’ordinazione di uomini sposati né quella delle donne diacono. Questo ha stupito molta gente, specialmente alle nostre latitudini, tanto più che il Documento finale del Sinodo ha discusso e trattato apertamente queste questioni che sono importanti anche per noi. Non conosco la ragione di questo silenzio del Papa, ma possono immaginare che voglia dissociare l’essenza dell’ordinazione dalla questione del potere. È una cosa secondo me positiva, che esige però una riflessione più approfondita sul sacerdozio. La porta resta aperta su questa riflessione, perché il Papa non chiude la porta sul Documento finale del Sinodo.

Per contro, l’immagine tradizionale della donna, che questo Documento veicola, non parla di «inculturazione», almeno nella nostra cultura. Bisogna dunque agire su questo piano. La Chiesa in Svizzera ha bisogno di una «visione inculturata» delle donne e degli uomini. Ce lo richiedono i tempi.  

La porta resta aperta

Sulla questione dei ministeri, il Papa prepara il terreno per altre mosse coraggiose. Invita ad avere più coraggio e più conformazione locale ma non fa soffiare un vento fresco e resta al di qua della sua propria esigenza visionaria.

Il Papa loda la via aperta dal Documento finale ma lascia una certa suspence. Perché il Papa parla di un sogno, di una visione: sogno e visione non sono un fine in sé ma l’inizio di un processo di cui i risultati non sono mai fissati in anticipo.

18 Febbraio 2020 | 17:13
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