Ticino

Quattro anni di macerie: reportage di due docenti in viaggio a Norcia

di Maria Angela Vinciguerra e Ida Lurati*

«Sbloccate la ricostruzione. Siamo stati dimenticati». Colpisce lo striscione appeso alla finestra di un’abitazione sulla piazza principale di Norcia (Umbria). A pochi metri, ciò che  rimane della Basilica di San Benedetto. Eppure sono passati 4 anni dal terribile terremoto che ha compito il centro Italia. Marche e Umbria sono state particolarmente toccate. Visso, comune con poco più di mille abitanti in provincia di Macerata, è ancora un cumulo di macerie. Il centro storico non è accessibile, bensì ancora delimitato da transenne con la scritta «zona rossa». Lo stesso vale per la bella e suggestiva Castelluccio di Norcia, abbarbicata su un colle ai cui piedi si stende un tripudio di colori sgargianti. Le lenticchie in fiore, attorniate da papaveri e fiordaliso, nascondono un dramma che si sta perpetuando da ormai troppi anni.

«Sbloccate la ricostruzione. Siamo stati dimenticati». Lo striscione nel centro di Norcia

A un’altitudine di mille metri, sul versante occidentale dei Monti Sibillini sorge il santuario di Macereto, dedicato alla Madonna. Nel 1902 viene dichiarato monumento nazionale, in quanto si tratta di una delle maggiori espressioni dell’architettura rinascimentale del ›500 nelle Marche. Esteriormente si notano subito gli elementi di messa in sicurezza, l’interno non è accessibile. Peccato, in quanto vi si trova un’edicola trecentesca con incisioni in latino che raccontano il miracolo di Macereto. Essa è rivestita fra il 1580 e il 1590 da un tempietto realizzato sulle forme della Santa Casa del Santuario di Loreto.

Mentre ammiriamo la bellezza di questo edificio ottagonale immerso nel bosco, le domande sul futuro di questo luogo non possono che sorgere spontanee: verrà ma risistemato? Come è possibile rimanere fermi per così tanto tempo se i fondi per ricostruire alla fine sembrano esserci? È possibile essere così sovrastati dalla burocrazia? Ma tutto ciò non è nulla, se si pensa che la maggior parte della popolazione della zona vive ancora nelle SAE (Soluzioni Abitative di Emergenza). Passando viene da dire: «Ma che belle casette! Ognuna col suo giardinetto! Sembrano dei piccoli Motel statunitensi». Nei Motel si dorme una notte. Qui la gente ci vive. Ci deve vivere. Soprattutto anziani. Ma appena si esce dall’uscio di «casa», ci si volta e si vedono le macerie della propria vera casa. Ancora lì. Ancora a parlare. Ancora a ricordare quel dramma. Ancora a interpellarci.

Le Soluzioni Abitative di Emergenza, in cui vive la popolazione sfollata a causa del terremoto

La gente è stufa, arrabbiata, sconsolata. Torniamo a Norcia. Ci sono due buone notizie. E le ha date «live» l’arcivescovo di Spoleto e Norcia, Mons. Renato Boccardo, durante la messa celebrata l’11 luglio, commemorando il Santo di Casa.  Recentemente, scavando tra le macerie della basilica, sono riemerse le campane. «Per ritrovare le campane si è dovuto scavare, in quanto dalla superficie non si vedevano. Poi proprio ieri (10 luglio 2020) è emerso con maggiore chiarezza rispetto al 2017 un affresco medievale raffigurante la Madonna col Bambino, S. Benedetto e un altro Santo. Questo ci dice che le cose belle sono nascoste e che per trovarle bisogna faticare.

Gli edifici in macerie

L’insegnamento è: l’apparenza non basta, non ci dobbiamo stancare di scavare, di andare dentro agli avvenimenti della vita perché è lì che le cose belle sono nascoste.» Parole di speranza che tengono aperte le porte del cuore. Teniamo però anche aperte le orecchie e cerchiamo di non essere sordi al grido di queste persone che, ancora, aspettano di essere aiutate. Le ferite del cuore rimangono, ma possono essere alleviate. Le ferite agli edifici è ora di sanarle.

*Le autrici sono due docenti ticinesi che hanno trascorso alcuni giorni di vacanza a Norcia in occasione della festa di san Benedetto, celebrata l’11 luglio.

Immagini: Maria Angela Vinciguerra

27 Luglio 2020 | 19:30
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