Commento

Postulatore Beatificazione Mazzolari: Francesco rilancia la figura di Don Primo

19.06.2017, 18:00 / Bianca De Viso

Grande attesa a Bozzolo, piccolo centro della diocesi di Cremona, per la visita che Papa Francesco compirà domani per pregare sulla tomba di Don Primo Mazzolari. Particolarmente attese anche le parole che il Papa rivolgerà ai fedeli presenti nella parrocchia che fu di Don Mazzolari, figura che presenta molti punti di contatto con Francesco. Sul significato di questo evento – tanto breve quanto denso di significato per tutta la Chiesa italiana – Alessandro Gisotti ha raccolto il commento di don Bruno Bignami, presidente della Fondazione Mazzolari e postulatore della Causa di Beatificazione di Don Primo:

R. – E’ un momento per noi importante perché si tratta anche del riconoscimento di quello in cui noi credevamo ormai da anni, un giusto riconoscimento ma anche un rilancio per tanti versi di una figura che merita di essere conosciuta, approfondita, soprattutto per la sua spiritualità.

D. – Si può dire in un qualche modo che don Primo Mazzolari per alcuni aspetti sia un precursore di Papa Francesco?

R. – Sì, intanto da un punto di vista della “collocazione”: Mazzolari è un uomo di periferia rispetto al centro del suo tempo e anche Francesco oggi viene dalla periferia! Dall’altra parte ci sono alcuni temi, in particolare mi sembra due. Uno legato alla fede cristiana, cioè l’annuncio chiaro, forte di un Dio della misericordia, che è al cuore del messaggio attuale di Papa Francesco, anche grazie al Giubileo che è stato promosso l’anno scorso. E la proposta di Mazzolari, appunto, è la proposta di un cristianesimo che mette al centro il tema della misericordia di Dio, l’annuncio di Dio Padre misericordioso. Un altro tema mi sembra molto vicino ai due: il tema di una Chiesa dei poveri. Questo tema che è stato sicuramente avvertito in maniera molto chiara da Mazzolari, soprattutto in un’epoca in cui la povertà e tante famiglie povere della sua parrocchia vivevano il dramma della mancanza di lavoro, della fatica a essere riconosciuti nella loro dignità, oggi, in qualche modo, trovano anche nella proposta di Francesco, sicuramente una consonanza molto forte. Tenuto conto che il messaggio di Francesco oggi è un messaggio che cerca una Chiesa e anche un mondo che sia sempre più inclusivo capace di evitare scarti e di discriminare e lasciare fuori qualcuno.

D. – Lei ha definito don Mazzolari, fin dal titolo in un libro biografico a lui dedicato, “Il Parroco d’Italia”: secondo lei cosa oggi i parroci, i sacerdoti ma anche i consacrati, i religiosi possono apprendere dall’esempio del parroco di Bozzolo?

R. – Mi sembra che ci siano diversi aspetti. Il primo se vogliamo è quello che Mazzolari ha sempre diffidato delle ricette. Non ha mai vissuto una pastorale preconfezionata con già tutte le rispostine pronte ai problemi del suo tempo. Si è lasciato interrogare dalle questioni del suo tempo, anche drammatiche – si pensi alle due grandi guerre mondiali – e ne è uscito cercando di proporre un cristianesimo che abita quel tempo e lo ha abitato in maniera significativa, attraverso la testimonianza, attraverso la condivisione, attraverso la vicinanza. Un altro elemento è dato dal fatto che Mazzolari viene definito, tra le varie definizioni, il “parroco dei lontani”. Il suo è sempre stato uno sguardo di prete che ha avuto a cuore le persone che condividevano la fede cristiana che in qualche modo erano a lui vicine ma nello stesso tempo il suo cuore era sempre anche attento a coloro che non c’erano, gli assenti. C’è una bella espressione in una sua novella in cui scrive: “Il cuore a differenza dell’intelligenza sa scrutare e vedere i lontani”. Quindi il suo è uno sguardo soprattutto rivolto verso non solo quelli che erano lì, presenti nella vita cristiana, ma anche a coloro che non c’erano i quali avevano bisogno anche di sentire una vicinanza, un’attenzione, proprio per smuovere la loro coscienza e per portare il messaggio evangelico nella loro vita.

Alessandro Gisotti (RadioVaticana)

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