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Papa: il male è come un leone furioso, ma Gesù ci libera dal suo potere

La pervasiva presenza del male nel mondo e nel nostro stesso cuore: è a questa realtà che Papa Francesco dedica la catechesi all’udienza generale di oggi, completando la serie di riflessioni sulla preghiera del «Padre nostro» cominciata lo scorso 27 febbraio. Sette le domande contenute in questa preghiera, aveva detto il Papa, e oggi siamo arrivati all’ultima, quella che invoca: «Ma liberaci dal male».

Una preghiera filiale, non infantile
Chi prega dunque, spiega il Papa, non solo chiede di non essere abbandonato nella tentazione, ma supplica la liberazione dal male. Riconosce dunque la presenza del maligno e la sua minaccia:

Infatti, la preghiera cristiana non chiude gli occhi sulla vita. È una preghiera filiale e non una preghiera infantile. Non è così infatuata della paternità di Dio, da dimenticare che il cammino dell’uomo è irto di difficoltà. Se non ci fossero gli ultimi versetti del «Padre nostro» come potrebbero pregare i peccatori, i perseguitati, i disperati, i morenti? L’ultima petizione è proprio la petizione di noi quando saremo nel limite, sempre.

La storia: un catalogo pieno di fallimenti
Il male nella nostra vita «è una presenza inoppugnabile», afferma il Papa, basta sfogliare i libri della storia, un «desolante catalogo di quanto la nostra esistenza in questo mondo sia stata un’avventura spesso fallimentare». Tanto che, a volte, la presenza del male, che non è opera di Dio, «sembra perfino più nitida di quella della misericordia di Dio». Una presenza «ingombrante» che troviamo nella natura, nella storia e perfino nel proprio cuore, e appare «in contraddizione con il mistero stesso di Dio».

L’ultimo grido del «Padre nostro» è scagliato contro questo male «dalle larghe falde», che tiene sotto il suo ombrello le esperienze più diverse: i lutti dell’uomo, il dolore innocente, la schiavitù, la strumentalizzazione dell’altro, il pianto dei bambini innocenti. Tutti questi eventi protestano nel cuore dell’uomo e diventano voce nell’ultima parola della preghiera di Gesù.

Gesù ha sperimentato la forza del male
Papa Francesco ricorda che Gesù stesso ha sperimentato «per intero la trafittura del male» nell’ora della Passione e anche lui ha pregato «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice!». Gesù è morto ed è morto in croce, ha sperimentato la solitudine, il disprezzo, l’umiliazione, la crudeltà.

Ecco che cos’è l’uomo: un essere votato alla vita, che sogna l’amore e il bene, ma che poi espone continuamente al male sé stesso e i suoi simili, al punto che possiamo essere tentati di disperare dell’uomo.

Il Signore è dalla nostra parte e ci dona la pace
Il cristiano conosce la potenza del male, prosegue Francesco, ma sperimenta anche che Gesù è «dalla nostra parte» e viene in nostro aiuto.
Il Figlio di Dio ci ha liberato dal male, lui che «nell’ora del combattimento finale, a Pietro intima di riporre la spada nel fodero, al ladrone pentito assicura il paradiso», e che invoca: ›Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno’.

Dal perdono di Gesù sulla croce scaturisce la pace, la vera pace viene da là: dono del Risorto è la pace, un dono che ci dà Gesù. Pensate che il primo saluto di Gesù risorto è «pace a voi», pace alle vostre anime, ai vostri cuori, alle vostre vite. Il Signore ci dà la pace, ci dà il perdono ma noi dobbiamo chiedere «liberaci dal male», per non cadere nel male. Questa è la nostra speranza, la forza che ci dà Gesù, Gesù risorto, che è qui, in mezzo a noi.

(Vatican News)

15 Maggio 2019 | 11:45
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