Papa e Vaticano

«Papa Francesco mette in atto i risultati del Sinodo per l'Amazzonia»

Con la sua lettera «Querida Amazonia», Papa Francesco confonde deliberatamente i fedeli abituati alla gerarchia. Ieri molti hanno guardato invano a Roma e non hanno ricevuto ciò che speravano. La lettera ha un’apertura incoraggiante e chiara, in cui il Papa non fa altro che mettere in atto il documento finale del Sinodo per l’Amazzonia. Francesco rafforza così la sinodalità, la partecipazione e la voce dei laici. Chiede che la Chiesa dell’Amazzonia e di tutto il mondo comincino ad attuare il Documento finale. Questo va molto oltre il dare la benedizione papale alle singole proposte.
Il potenziale dei lavori sinodali è stato chiaramente dimostrato dal Sinodo per l’Amazzonia.
Circa 87.000 persone hanno partecipato, durante la fase preparatoria, alle consultazioni, la cui complessa realizzazione in una regione di difficile accesso è stata sostenuta anche da Sacrificio Quaresimale. Francesco vuole poggiare le decisioni e le riforme su una solida e ampia base. «I partecipanti al Sinodo per l’Amazzonia conoscono i problemi dell’Amazzonia meglio di me e della Curia romana, perché vi abitano, vi soffrono e la amano con passione».
Prestare ascolto è importante per lui. Al Sinodo per l’Amazzonia molti partecipanti hanno riferito che non dimenticheranno mai ciò che hanno sentito dai testimoni oculari del «Grido dei poveri e della terra». Di conseguenza, Papa Francesco pubblica la sua esortazione nel 15° anniversario dell’assassinio della religiosa Dorothy Stang, che in Brasile si è presa cura delle condizioni di vita dei più poveri e ha difeso i loro diritti.
Il documento finale del Sinodo, così come l’esortazione nominano direttamente le cause della distruzione dell’Amazzonia e condannano le imprese e la politica. Francesco denuncia il loro mancato rispetto dei diritti delle popolazioni indigene: «Le multinazionali hanno tagliato le vene della nostra madre terra». Per superare le crisi ecologiche e sociali del mondo, Papa Francesco vede le comunità indigene come modelli di una vita olistica e semplice, il buen vivir. Con questo si distingue chiaramente da coloro che vogliono costringere gli indigeni del Brasile a integrarsi nel mondo «civilizzato». Egli auspica una Chiesa che si opponga al fatto che la globalizzazione diventi una nuova forma di colonizzazione. Al contempo mette in guardia dalle immense conseguenze della distruzione dell’Amazzonia per il clima in tutto il mondo e quindi per l’umanità intera.
Francesco vuole una Chiesa che si «indigna» per questo e vuole che i cristiani si schierino senza compromessi dalla parte dei poveri.
Il documento si suddivide in quattro sogni: sociale, ecologico, culturale ed ecclesiastico. La teologa indigena Tania Avila, (giunta dalla Bolivia a Roma dove ha partecipato al Sinodo) spiega che il Papa ha adattato il linguaggio del documento al mondo indigeno, perché «Francesco non formula i sogni come principi. Per molti indigeni i sogni sono i progetti che costruiscono la realtà futura».
I primi tre «sogni», che egli chiama anche altrove «parapetti», sono anche i sogni di molte organizzazioni partner di Sacrificio Quaresimale. Il quarto sogno sulla Chiesa è più difficile da «digerire» e lascia molte domande aperte. Padre Dario Bossi, partner di progetto di Sacrificio Quaresimale in Brasile, commenta: «Non tarpiamo le ali allo Spirito Santo. Il sogno di una chiesa con un volto amazzonico è realistico». Egli sostiene con veemenza che uomini e donne del luogo adatti dovrebbero essere ammessi a svolgere tutti gli uffici della Chiesa. La Chiesa, in questa regione, è anche un’autorità di tutela dei diritti umani e dell’ambiente. Un lavoro questo che Sacrificio Quaresimale sostiene da decenni, finanziariamente, ma anche attraverso il nostro impegno per una responsabilità aziendale vincolante per le multinazionali, molte delle quali sono coinvolte nella distruzione dell’Amazzonia. Francesco rafforza anche questo impegno sottolineando esplicitamente il ruolo attivo della Chiesa e della società civile.
Questo ha un impatto globale. Così il vescovo Ambo David, il cui impegno nei confronti dei poveri delle Filippine è accompagnato da minacce di morte, scrive che la Lettera apostolica «riprende anche la preoccupazione della Chiesa filippina e la sostiene nel suo impegno per i diritti delle comunità indigene e contro lo sfruttamento del loro habitat».

Bernd Nilles, direttore di Sacrificio Quaresimale

Una rappresentante dell'Amazzonia
16 Febbraio 2020 | 09:35
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