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Papa Francesco: “la metà dei profughi nel mondo sono bambini”

14.12.2018, 13:46 / redazionecatt

“Il Natale è sempre nuovo, perché ci invita a rinascere nella fede, ad aprirci alla speranza, a riaccendere la carità. Quest’anno, in particolare, ci chiama a riflettere sulla situazione di tanti uomini, donne e bambini del nostro tempo – migranti, profughi e rifugiati – in marcia per fuggire dalle guerre, dalle miserie causate da ingiustizie sociali e dai cambiamenti climatici”. Sono le parole indirizzate dal Papa ai promotori, gli organizzatori e gli artisti del Concerto di Natale in Vaticano, che avrà luogo domani, sabato 15 dicembre, nell’Aula Paolo VI, promosso dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica, e il cui ricavato sarà devoluto a favore della Fondazione pontificia Scholas Occurrentes e della Fondazione salesiana Missioni Don Bosco.

“Per lasciare tutto – casa, parenti, patria – e affrontare l’ignoto, bisogna avere patito una situazione molto pesante!”, ha esclamato Francesco ricevendo gli artisti in udienza nella Sala Clementina. “Anche Gesù proveniva ‘da un altro luogo’”, ha fatto notare il Papa: “Dimorava in Dio Padre, con lo Spirito Santo, in una comunione di sapienza, luce e amore, che Lui ha voluto portarci con la sua venuta nel mondo. È venuto ad abitare in mezzo a noi, in mezzo ai nostri limiti e ai nostri peccati, per donarci l’amore della Santissima Trinità. E come uomo ci ha mostrato la ‘via’ dell’amore: il servizio, fatto con umiltà, fino a dare la vita”. “Quando l’ira violenta di Erode si abbatté sul territorio di Betlemme, la Santa Famiglia di Nazareth visse l’angoscia della persecuzione e, guidata da Dio, si rifugiò in Egitto”, ha raccontato Francesco, secondo il quale “il piccolo Gesù ci ricorda che la metà dei profughi di oggi, nel mondo, sono bambini, incolpevoli vittime delle ingiustizie umane”.

“A questi drammi la Chiesa risponde con tante iniziative di solidarietà e assistenza, di ospitalità e accoglienza”, ha sottolineato il Papa: “C’è sempre molto da fare, ci sono tante sofferenze da lenire e problemi da risolvere. C’è bisogno di un coordinamento maggiore, di azioni più organizzate, in grado di abbracciare ogni persona, gruppo e comunità, secondo il disegno di fraternità che accomuna tutti”, l’appello, unito alla necessità di “fare rete”.

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