Papa

Papa al Campidoglio: Roma sia all'altezza della sua storia

26.03.2019, 12:47 / RedCattKG

La storia millenaria della “Città eterna”, “enorme scrigno di tesori spirituali, storico-artistici e istituzionali”; il dialogo, “nel reciproco rispetto”, tra il “potere temporale e quello spirituale”; la questione dell’accoglienza e del servizio, soprattutto reso a quanti sono “ai margini”, quasi scartati e dimenticati o “che sperimentano la sofferenza della malattia, dell’abbandono o della solitudine”. Sono questi i temi al centro del discorso che Papa Francesco pronuncia nell’aula Giulio Cesare all’amministrazione capitolina, durante la sua visita al Campidoglio.

Gli squilli di tromba dei fedeli di Vitorchiano scandiscono l’arrivo del Pontefice, giunto al colle capitolino in anticipo rispetto al programma. Il sindaco Virginia Raggia accoglie l’ospite illustre, per poi accompagnarlo nel Palazzo senatorio. Il colloquio privato con il primo cittadino, l’incontro con il vice sindaco, i presidenti dei gruppi consiliari e i dirigenti, così come con gli assessori e i presidenti dei municipi precedono la firma del Libro d’Oro capitolino.

Roma e la sua storia di accoglienza e integrazione
Papa Bergoglio ringrazia tutti per l’accoglienza e riconosce che da tempo desiderava venire in Campidoglio, soprattutto per esprimere personalmente il proprio grazie per la “collaborazione prestata dalle Autorità cittadine a quelle della Santa Sede in occasione del Giubileo Straordinario della Misericordia, così come per la celebrazione di altri eventi ecclesiali”. Lungo “i suoi quasi 2.800 anni di storia”, Roma “ha saputo accogliere e integrare diverse popolazioni e persone provenienti da ogni parte del mondo, appartenenti alle più varie categorie sociali ed economiche, senza annullarne le legittime differenze, senza umiliare o schiacciare le rispettive peculiari caratteristiche e identità”. Nella “capitale d’Italia e centro del Cattolicesimo”, “polo d’attrazione e cerniera”, che ha visto – tra le altre cose – il martirio dei santi apostoli Pietro e Paolo, si è “inaugurata quella provvida distinzione, nel rispetto reciproco e collaborativo per il bene di tutti, tra l’autorità civile e quella religiosa”.

Roma, perciò, in un certo senso obbliga il potere temporale e quello spirituale a dialogare costantemente, a collaborare stabilmente nel reciproco rispetto; e richiede anche di essere creativi, tanto nella tessitura quotidiana di buone relazioni, come nell’affrontare i numerosi problemi, che la gestione di un’eredità così immensa porta necessariamente con sé.

L’Urbe sia faro di civiltà e maestra di accoglienza
Papa Francesco ricorda l’accordo di revisione del Concordato tra Italia e Santa Sede, di cui quest’anno si celebra il 35.esimo anniversario, e riconosce che l’Urbe è “organismo delicato, che necessita di cura umile e assidua e di coraggio creativo per mantenersi ordinato e vivibile, perché tanto splendore non si degradi, ma al cumulo delle glorie passate si possa aggiungere il contributo delle nuove generazioni”.

Ancora più decisivo, però, è che Roma si mantenga all’altezza dei suoi compiti e della sua storia, che sappia anche nelle mutate circostanze odierne essere faro di civiltà e maestra di accoglienza, che non perda la saggezza che si manifesta nella capacità di integrare e far sentire ciascuno partecipe a pieno titolo di un destino comune.

Non si temano la bontà e la carità!
“La Chiesa che è a Roma – insiste il Pontefice nel suo intervento, a 45 anni dal Convegno “Le responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di carità e di giustizia nella Diocesi di Roma” – vuole aiutare i romani a ritrovare il senso dell’appartenenza a una comunità tanto peculiare” e collaborare “con i poteri civili e con tutta la cittadinanza per mantenere a questa città il suo volto più nobile, i suoi sentimenti di amore cristiano e di senso civico”.

Roma, città ospitale, è chiamata ad affrontare questa sfida epocale nel solco della sua nobile storia; ad adoperare le sue energie per accogliere e integrare, per trasformare tensioni e problemi in opportunità di incontro e di crescita. Roma, fecondata dal sangue dei Martiri, sappia trarre dalla sua cultura, plasmata dalla fede in Cristo, le risorse di creatività e di carità necessarie per superare le paure che rischiano di bloccare le iniziative e i percorsi possibili.

Roma, dunque, deve essere “città dei ponti, mai dei muri”, soprattutto quando si tratta di tendere le braccia ai “numerosi migranti fuggiti dalle guerre e dalla miseria, i quali cercano di ricostruire la loro esistenza in condizioni di sicurezza e di vita dignitosa”. Di qui l’invito a non temere la “bontà e la carità”, perché siano strumenti per dare vita a “una società pacifica, capace di moltiplicare le forze, di affrontare i problemi con serietà e con meno ansia, con maggiore dignità e rispetto per ciascuno e di aprirsi a nuove occasioni di sviluppo”. Papa Francesco saluta tutti con la sua benedizione e un invito:

Su ciascuno di voi invoco di cuore l’abbondanza delle benedizioni divine e per tutti assicuro un ricordo nella preghiera. E voi pregate per me e se qualcuno di voi non prega, almeno pensatemi bene! Grazie tante!

Il saluto del primo cittadino
Nel suo discorso di saluto, il sindaco Virginia Raggi sottolinea che “l’immagine del colonnato berniniano rappresenta la vocazione di Roma: le braccia sono sempre aperte al mondo. Roma, città aperta, città del multilateralismo e del multiculturalismo”. Nel ringraziare, infine, il Pontefice per i suoi “venerdì della Misericordia”, con cui esprime attenzione per i “quartieri periferici”, il primo cittadino annuncia l’istituzione di una borsa di studio e l’intitolazione della sala della piccola protomoteca alla Lettera Enciclica Laudato si’.

(Vatican News)

Il Papa: "La risurrezione di Cristo genera un mondo nuovo"

21.04.2019

Nelle parole del Papa prima della benedizione pasquale la condanna per gli attentati contro le chiese cristiane e alcuni hotel che in mattinata hanno funestato lo Sri Lanka. Francesco ha espresso dolore e vicinanza alle vittime. Nel suo messaggio al mondo Bergoglio guarda alle tante guerre e ingiustizie invocando l'abbattimento dell'indifferenza e dei muri, dal Medio Oriente, all'Africa, all'America Latina, all'Ucraina.

Il Papa alla Via Crucis: nella croce di Gesù tutte le croci del mondo

19.04.2019

La croce portata dai migranti, le croci delle nostre debolezze personali e, poi, le croci della Chiesa: al termine della Via Crucis, il Papa prega affinché Gesù ravvivi in noi “la speranza della risurrezione” e della “definitiva vittoria contro ogni male e ogni morte”.

Il Papa lava i piedi a 12 detenuti: “Non calpestare gli altri, ma servirli”

19.04.2019

"È vero che nella vita ci sono problemi, litighiamo, ma questo deve essere una cosa passeggera, perché nel cuore nostro deve esserci l’amore di servire l’altro, di essere al servizio dell’altro". Papa Francesco per la quinta volta celebra la Messa in coena Domini in un carcere, mantenendo una tradizione iniziata ai tempi dell’episcopato a Buenos Aires.