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Ordo Virginum, Chiara e la consacrazione rinviata: «Affido la vita al Signore, mi ha sedotto nel volto dei poveri»

Sabato 6 giugno 2020. La data era segnata da mesi sul calendario di Chiara D’Onofrio. Avrebbe dovuto dire «Sì» all’Ordo Virginum, ma la pandemia ha costretto a rimandare la cerimonia. L’ingresso nell’ordine delle vergini consacrate, che in questi giorni celebra i 50 anni dalla fondazione, è comunque solo posticipato. D’Onofrio, che vive a Roma e ha 37 anni, accoglie il rinvio con pazienza: «Più che una data mancata la voglio vedere come un invito ad affidare continuamente la vita a Dio Padre, nella totale fiducia». Nell’attesa continua a lavorare a «Casa Hebron», il centro di accoglienza per donne ex detenute che ha aperto insieme a un’altra sorella. Il servizio al carcere di Rebibbia, insieme ad altre esperienze di volontariato, è stata una delle tappe che l’hanno portata alla soglia della consacrazione.

Qual è stato il suo percorso di formazione cristiana?
Sono cresciuta negli Scout, dove ho gustato la fede nella fraternità con gli amici e nella bellezza del Creato. Poi, più grande, ho trovato un punto di riferimento nella signora Iride, una volontaria delle Vincenziane molto attiva nel quartiere. Insieme andavamo tra i poveri della zona, è stato un esempio di fede incarnata. Quando è morta, nel 2009, ho sentito che non mi avrebbe mai abbandonata. La consacrazione è maturata anche come una restituzione di quello che ho ricevuto: nella vita ho toccato con mano la misericordia di Dio, le meraviglie che il Signore fa germogliare dove tutto sembra perduto.

All’epoca, però, la vita consacrata non era tra i suoi progetti.
Per niente, anzi ero ‘strafidanzata’. Con il mio ragazzo iniziavamo a parlare di matrimonio, ma io non ero tranquilla. Sono partita per due esperienze missionarie, prima in Sri Lanka e poi ad Haiti. Quest’ultima, in particolare, è stata decisiva. Quando sentivo il mio fidanzato al telefono ero felice, ma il cuore mi vibrava davvero nelle baraccopoli. Il Signore mi ha sedotto nel volto dei poveri, lì ho capito che l’amore per una persona era in qualche modo limitante rispetto all’amore per Dio. Ma mi sentivo confusa, ancora non sapevo dare un nome a quello che sentivo dentro di me. Tornata a casa, è iniziato un percorso di discernimento.

Chiara D’Onofrio in una foto ad Haiti (2011)

Ha pensato subito all’Ordo Virginum?
No, all’inizio neanche sapevo che esistesse. Tutto partì da un corso vocazionale, fu proprio il mio ex ragazzo a lasciare un volantino nella buca delle lettere. Poi, un altro momento forte fu la Marcia francescana del 2012. I frati di Assisi mi accompagnarono nella riflessione. Quando sentii per la prima volta la parola ‘consacrazione’, mi spaventai. Pian piano ho cominciato ad accogliere questa possibilità. Il mio padre spirituale mi consigliò: «Devi rimanere radicata in ciò che la vita ti mette davanti». La mia vita trovava senso tra i poveri e nell’Eucaristia: così nel 2016 ho iniziato la formazione per l’Ordo Virginum.

Oggi lavora con donne che escono dal carcere.
Sono stata volontaria nel carcere femminile di Rebibbia: mi ha colpito il grido di queste donne che vivono un percorso di vera rinascita. Da loro arriva un richiamo ad avere dei luoghi, spazi fisici ma soprattutto di relazioni, in cui continuare questa crescita. Io e un’altra sorella ci siamo appoggiate a una casa famiglia del quartiere Tiburtino e con loro abbiamo avviato il progetto. Il centro si chiama «Casa Hebron»: nella Bibbia è il primo luogo della Terra Promessa che Abramo acquista, dove il sogno di Dio per il suo popolo comincia a realizzarsi. Allo stesso modo speriamo di essere testimonianza di una Chiesa che si apre, in un cammino di accoglienza del Regno di Dio.

Chiara D’Onofrio

Che tipo di relazione si instaura con le donne?
Vivono in semi-autonomia, è un segno di fiducia nel loro cammino di reinserimento in società. Ci sono alti e bassi, ma quello che conta è mantenere una rete positiva di legami buoni. Allo stesso tempo, l’impegno di Casa Hebron punta anche a sensibilizzare le persone sull’accoglienza di chi esce dal carcere. Ci sono due piani paralleli: le ex detenute fanno un percorso personale, ma noi siamo pronti ad accettare chi nella sua vita ha commesso una colpa?

Lei è una giovane donna che sceglie la consacrazione. Come racconta questa decisione ai suoi coetanei, o ai ragazzi più giovani?
Prima di parlare, cerco di agire. L’umanità ha tanto desiderio di Dio: se provi a vivere una vita coerente, pur nella miseria di quello che sei, questo fa emergere una testimonianza che precede l’etichetta di ‘consacrata’. Se il percorso è inverso, cioè se comincio a parlare di me prima che ad agire concretamente, sento che c’è un po’ di pregiudizio: non tanto sulla scelta in sé, quanto sulla difficoltà a collocare l’Ordo Virginum come esperienza di consacrazione ma nella vita secolare. Davanti a fatti concreti, tuttavia, il pregiudizio viene meno.

La comunità dell’Ordo Virginum a Roma è in crescita. Secondo lei, perché?
Oggi a Roma ci sono 39 vergini consacrate e una trentina in formazione. Quando io mi sono avvicinata all’Ordine, eravamo meno di dieci. È un segno che lo Spirito sta soffiando, anzi forse questo è davvero un ‘tempo dello Spirito’. Il magistero di Papa Francesco in particolare ci invita a stare per le strade, a essere Chiesa in uscita: in questo senso l’Ordo Virginum è fortemente dentro il mondo e la vita quotidiana, senza la pesantezza di strutture intermedie. Non c’è separazione tra vita di preghiera e lavoro, ma è un’esperienza di fede fortemente incarnata.

L’Ordo Virginum può valorizzare la partecipazione femminile nella vita della Chiesa?
Il punto di partenza è la complementarietà dei generi, come nella Bibbia: «Maschio e femmina li creò». La Chiesa è in cammino, e una delle mete è una collaborazione paritaria doverosa e responsabile in ogni ambito, nel rispetto dei ruoli di ciascuno. Il Signore chiede alla sua Chiesa di crescere nella comunione, e tutti i suoi membri sono chiamati a essere messaggere e messaggeri della misericordia nel mondo.

Alcuni contributi già pubblicati sull’Ordo Virginum:

31 Maggio 2020 | 15:10
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