Ticino

«Non avere paura delle proprie ferite: Dio parte da queste per farti risorgere» #gmgsvizzera

Preghiere, l’ adorazione eucaristica in diretta sabato sera, seguita da centinaia di giovani in tante parrocchie e comunità svizzere, un momento profondo di silenzio, la Parola spezzata anche sabato come la sera precedente da padre Jean-Paul Hernandez. Sabato la riflessione è stata attorno alle figure di San Paolo e Santo Stefano. Quest’ultimo, primo martire della Chiesa: la sua morte ha sconvolto il giovane Paolo, presente come testimone e persecutore, che poi ha passato tutta la vita dapprima a combattere contro la luce del volto di Stefano martire per poi arrendersi al combattimento e convertirsi, diventando l’evangelizzatore dei popoli. Sempre ieri, la testimonianza del ticinese Dennis Pellegrini (video).

La testimonianza del ticinese Dennis Pellegrini

E oggi, domenica 25, dopo la messa in presenza reale dei giovani nelle proprie parrocchie, di nuovo il collegamento in diretta da Berna, per l’ultima tappa della Gmg svizzera.

La testimonianza di Brigit Cortez

«Noi giovani vogliamo una vita autentica, vogliamo donare la vita per qualcosa di grande», sono le parole di Brigit Cortez, giovane ragazza svizzera di origine portoghese. Brigitte racconta nell’ultima giornata della Gmg svizzera la sua testimonianza «Cercavo nelle cose sbagliate una felicità che ad un certo punto ho trovato frequentando una comunità». Questo incontro le svela l’amore di Dio. «Il Signore voleva darmi una vita in abbondanza» dice Brigitte con le parole dell’apostolo Giovanni. Come ogni incontro vero anche quello fatto da Brigitte la cambia: «Ho modificato le mie attitudini, quelle soprattutto negative», perchè «con il Signore è possibile cambiare la propria vita». Un cambiamento «nelle piccolo cose». Brigitte lascia ai giovani della gmg una domanda «Chiediamoci tutti, cosa vuole cambiare il Signore nella vita di ognuno di noi? Cosa dovete lasciare perdere perchè il Signore regni nel vostro cuore?».

Il vescovo Alain De Raemy con le tre conduttrici della Gmg svizzera

Il dialogo con il vescovo Alain De Raemy

Il vescovo Alain De Raemy, incaricato per i giovani della conferenza dei vescovi svizzeri, ha risposto poi ad una ventina di domande provenienti da tutti gli angoli della Svizzera. Dal centro del messaggio cristiano, alle priorità della Chiesa, alla scoperta della vocazione, al rito antico, al sacerdozio alle donne, alla vocazione personale del vescovo, alla benedizione delle coppie gay, i ragazzi hanno posto al vescovo Alain molte domande che come lo stesso mons. De Raemy ha detto, necessiterebbero di altro approfondimento. Qui alcuni spunti dalla chiacchierata del vescovo: «La priorità numero uno della Chiesa è l’annuncio fondamentale: Dio ci ama, Cristo è morto e risorto, lo Spirito Santo vivifica la Chiesa, la comunità vivificata è luogo di sostegno reciproco». Riguardo al rito antico, «esso è sempre permesso, la Chiesa lo ha usato per secoli. Dopo il Vaticano II c’è il nuovo rito. Ma il rito antico risponde a quelle persone che possono avere un’attenzione maggiore, forse alla dimensione mistica». Sul sacerdozio femminile, la Chiesa -ha ribadito il vescovo- ha già dato la sua risposta, che tra l’altro si trova nel Vangelo: Cristo non ha costituito delle apostole ma degli apostoli, chiamati al sacerdozio ministeriale. Non è una discriminazione delle donne. Quello che dobbiamo invece capire e approfondire è quale sia il contributo di ogni uomo e donna».  Riguardo al dibattito attuale sulla benedizione delle coppie gay, mons. Alain ha ricordato che per la Chiesa  »non è possibile benedire una forma di vita che non corrisponde al matrimonio. Quindi la sessualità da benedire è quella della coppia uomo e donna. Poi è vero che tutti meritiamo la benedizione di Dio, come singole persone». Alla domanda «Cosa dire ad un giovane che si interroga sulla sua vocazione?», il vescovo ha risposto «cercare qualcuno che lo accompagni ma se questa persona non ti aiuta, allora è meglio rivolgersi ad un altro». Poi il vescovo ha invitato chi si interroga sulla propria vocazione a passare tempo in preghiera e chiedersi «cosa vuole dirgli la Parola di Dio». Poi il riferimento al Papa che ha scritto nella lettera per la giornata delle vocazioni: «San Giuseppe aveva dei sogni, è sempre stato attento al sogno di Dio. Questa è la strada».

Padre Jean-Paul Hernandez

L’intervento di padre Jean-Paul Hernandez

P. Jean-Paul Hernandez, gesuita svizzero e volto di TV2000, è intervenuto riprendendo la riflessione sugli Atti degli apostoli iniziata due sere fa. Oggi il capitolo 8,33: l’incontro di Filippo diacono con l’eunuco, funzionario etiope che si era messo a leggere le Sacre Scritture. Al centro un testo di Isaia, il capitolo 53: il canto del servo di Dio che assume su di sé tutte le sofferenze. I primi cristiani hanno interpretato questo testo profetico di Isaia come annuncio di Cristo. ” Isaia descrive una persona – ha commentato padre Hernandez – che compie le stesse sofferenze di Cristo. L’etiope non sa nulla di Gesu’ e legge questo testo: «Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, ma la sua posterità chi potrà mai descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita«. Qui l’eunuco si ferma, smette di leggere … perchè? Perchè questo etiope non ha figli e non gli è possibile averne. Ha una ferita grande nel cuore. E allora l’etiope chiede a Filippo: «di chi sta parlando il profeta?» L’eunuco ha questa ferita profonda dentro di sè: è come avere davanti una foto, la foto di ciascuno di noi: tutti come lui abbiamo delle ferite profonde nascoste: la Parola di Dio ci rivela a noi stessi, questo accade all’etiope. Filippo partendo dal passo della Scrittura gli annuncia la buona novella. Molte volte la chiamata ha a che fare con delle ferite che hai dentro di te. Filippo avrebbe potuto rispondere: il profeta parla di sè, di te, caro etiope ma anche di Cristo, che insieme a te è con te nelle tue ferite, che diventa il ferito per stare con te. Egli scende nel tuo intimo e trasforma le tue ferite. Le tue ferite non sono da nascondere ma sono il luogo dove incontri Cristo». La comunità cristiana si è diffusa in Etiopia nei primi secoli e padre Jean Paul ha osservato magari proprio grazie a questo personaggio narrato negli Atti. Cristo è sceso nelle sue ferite, nella sua morte affinché questa diventi fonte di vita. L’eunuco etiope, colui che non poteva avere figli propri, ha generato un popolo. Le ferite restano, ma diventano il luogo dell’incontro con Dio e della propria risurrezione: della fecondità. La fine del racconto è il battesimo: per la prima comunità cristiana il battesimo era discendere nella morte, diventare consapevoli dei propri errori, storture e ferite per scoprire che Cristo è li con te, per risorgere con te. La risurrezione di Cristo è anche la nostra risurrezione. Questa è evangelizzazione: scoprire che Cristo scende nel cuore delle persone. Cristo, certamente va annunciato, ma una delle vie migliori è farlo, accompagnando la trasformazione delle ferite. La parentesi tra il martirio di Stefano e la conversione di Paolo passa da queste pagine  negli Atti degli Apostoli, come un ponte. Dopo l’intervento di padre Jean Paul, è seguito il dialogo nei gruppi dei ragazzi in parrocchia. La gmg online si conclude da Berna con alcuni appuntamenti:

Un momento di preghiera della Gmg svizzera

la prossima gmg della Svizzera tedesca sarà a San Gallo, per la Svizzera romanda l’incontro regionale sarà a Losanna il 7 e 8 maggio 2022. Nella Svizzera italiana le attività saranno diverse in attesa della Gmg mondiale, nel 2023 a Lisbona. Per un feedback su quanto vissuto, i giovani che vogliono possono scrivere a info@be2021.ch

I video delle tre giornate :

Brigitte Cortez
25 Aprile 2021 | 15:37
Condividere questo articolo!