Internazionale

Still I Rise, Nicolò Govoni apre una scuola in Congo per i bambini minatori: le sue parole

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«Vedere i bambini minatori mi ha dato le vertigini. Pensavo si trattasse di un fenomeno relativo e senz’altro ben nascosto, e invece sono letteralmente ovunque. L’accostamento di questi minori e le aziende di estrazione che ogni giorno acquistano il prodotto della loro schiavitù è vergognoso. Non avevo mai visto nulla di simile in tutta la mia vita.» Queste le parole di Nicolò Govoni, Presidente e Direttore esecutivo di Still I Rise, appena raccolte dalla Repubblica Democratica del Congo. L’organizzazione non profit da diversi anni opera nell’educazione e nella protezione di minori profughi e vulnerabili, fuori dai sistemi scolastici, nei luoghi di passaggio dei flussi migratori: a Samos, in Grecia, ma anche nel Nord Ovest della Siria, in Turchia e in Kenya. A Nairobi, precisamente nello slum di Mathare, Still I Rise ha costruito una scuola d’eccellenza per portare i bambini profughi, ma anche kenioti vulnerabili, a un’istruzione di altissimo livello internazionale, che conferirà loro un diploma IB: tutto questo, gratuitamente. E proprio le numerose testimonianze di abusi, violenze e sfruttamento vissuti dagli studenti rifugiati congolesi iscritti alla Scuola Internazionale di Still I Rise a Nairobi, Kenya, hanno portato l’organizzazione a focalizzare l’attenzione sulla situazione dei minori nella Repubblica Democratica del Congo.
Una stima UNICEF del 2014 parla di circa 40mila bambini impegnati nell’estrazione del cobalto. I minerali estratti dalle miniere dal lavoro di quei bambini servono alla nostra tecnologia. Alle batterie delle auto elettriche, allo smartphone da cui stai leggendo questo articolo. «La decisione di iniziare le operazioni nella Repubblica Democratica del Congo è stata sorprendentemente chiara, poiché l’innegabile violazione dei diritti dei bambini nelle regioni minerarie è allarmante. Per noi questa è stata una chiamata all’azione per iniziare un nuovo progetto, sulla scia del successo di nostri simili programmi già attivi in Grecia e Siria; per fornire uno spazio sicuro ai bambini, garantire loro l’istruzione che meritano e sostenere le loro famiglie», dichiara Sarah Evans, Direttrice dei Programmi di Still I Rise.
Il nuovo progetto di Still I Rise è creare un centro educativo rivolto ai bambini sfruttati nelle miniere della Repubblica Democratica del Congo nella regione meridionale del Katanga. Dopo un lungo periodo di lavoro dietro le quinte, l’organizzazione ha ricevuto in questi giorni tutte le autorizzazioni ministeriali per iniziare le operazioni. Il lavoro minorile è una piaga ben nota: sebbene, dopo un report di denuncia pubblicato da Amnesty International, il Paese abbia annunciato di voler eliminare entro il 2025 l’impiego dei bambini nel settore minerario, attualmente questi continuano a essere sfruttati senza alcun minimo rispetto dei loro diritti umani. I turni di lavoro arrivano a 12 ore al giorno, durante le quali i minori scavano la roccia a mani nude, trasportando sacchi di pietre spesso più pesanti di loro stessi. «I siti di lavorazione mineraria sono un inferno sulla terra. I lavoratori spendono ore nell’acqua acida, a spaccare pietre, per poi lavarle e venderle a prezzi stracciati alle società miniere. Una gran parte di questi lavoratori sono bambini di tutte le età. 7, 9, 13, 16 anni. Ma non mancano i neonati, fasciati sulla schiena delle madri mentre queste scavano, estraggono, spaccano, lavano e ripetono», racconta Giovanni Volpe, Nairobi Program Manager di Still I Rise e attualmente in missione in Repubblica Democratica del Congo. «È così che queste giornate lavorative da 12 ore si susseguono, scandite da martellate, affondi con la pala nel suolo tossico, e passi nell’acqua torbida. È una vita indegna di essere vissuta, in un luogo desolato. Eppure i bambini ci tornano sempre, appena possono, perché la miniera è sopravvivenza». La retribuzione varia da 1 a 2 euro al giorno, a discrezione dei commercianti che pagano in base al peso e alla purezza dei minerali estratti. La situazione dei bambini è catastrofica: il 43% soffre di malnutrizione, sono 3,5 milioni i minori in età primaria fuori dalla scuola e l’86% dei ragazzi di 10 anni non è in grado di comprendere un testo elementare. Nella regione del Katanga, dove si concentra la maggior parte dell’estrazione mineraria, si registra inoltre il tasso più alto di mortalità infantile del mondo: 1 bambino su 5 muore prima del compimento dei 5 anni. L’intervento di Still I Rise sarà di tipo emergenziale, sullo stesso modello già sperimentato a Samos, Grecia, e nella città di Ad Dana, Nord Ovest della Siria. Il centro educativo sorgerà in un’area in cui si concentrano la maggior parte delle miniere e dove le condizioni dei bambini lavoratori sono alienanti e insopportabili.
Per togliere i bambini dal lavoro minorile, l’organizzazione metterà in campo strategie già sperimentate in altri contesti di operazione: queste comprenderanno attività di sensibilizzazione e distribuzioni di beni di prima necessità alle famiglie, come ad esempio pacchi alimentari, vestiti e kit igienici, in modo che i figli non siano più costretti a lavorare e possano ricevere l’educazione che meritano.

2 Luglio 2021 | 09:55
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