Ticino

Nel Moesano un inedito progetto sociale per portare la Chiesa in mezzo alla gente

Sono le impronte di una Chiesa in uscita quelle avviate dal consiglio parrocchiale di San Vittore nel Moesano che attraverso un progetto davvero innovativo intende assumere la gestione del grotto Matafontana di proprietà parrocchiale per farne un luogo di aggregazione intergenerazionale, con uno sguardo attento alla realtà territoriale e sociale. Tutto è partito dall’intuizione di Alessandro Tini, presidente del Consiglio parrocchiale, che entusiasta ci presenta i dettagli del progetto che si concretizzerà con l’apertura del grotto nel marzo 2021. «Abbiamo deciso di prendere in gestione il grotto e di farne un luogo di ritrovo, simbolo del nostro territorio, con alla base una idea etica e responsabile». Una bella intuizione che necessità di diversi finanziamenti per realizzare importanti lavori di rinnovamento e che il Consiglio parrocchiale è riuscito ad ottenere contattando diversi privati e alcune fondazioni che operano sul territorio. «Essendo un progetto così innovativo non abbiamo avuto difficoltà a trovare i consensi e a raccogliere i fondi necessari per gli interventi». Tanti gli obbiettivi posti fin da subito alla base del progetto: «la valorizzazione del territorio con l’utilizzo di prodotti a km zero; lo sguardo attento al sociale con l’impiego di persone in difficoltà residenti in valle, ad esempio disoccupati, cittadini in assistenza o bisognosi di integrazione, che affiancheranno uno staff di professionisti; inoltre la collaborazione con associazioni territoriali, tra le quali la scuola di musica del Moesano che all’interno del grotto avrà la possibilità di esibirsi». Tutti punti che rendono questa una intuizione straordinaria, perché vede un Consiglio parrocchiale uscire dalle sue occupazioni per trovare altre strade di missione: «Papa Francesco, nell’incontro con i giovani nel 2013 a Rio de Janeiro, li esortava a uscire dalle Chiese e dalle istituzioni, a fare casino, ad andare per le strade per avere il contatto con la gente. Ci siamo così accorti che questo progetto poteva essere per la nostra realtà parrocchiale un modo «di uscire» e anzi di attirare le persone. L’idea non è certo quella di andare a predicare, ma è quella di gestire il grotto in maniera etica e responsabile, cercando in tanti modi di far respirare il nostro modo di essere Chiesa».

Silvia Guggiari

8 Settembre 2020 | 07:23
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