Ticino

Multinazionali responsabili. Il punto della situazione con Maddalena Ermotti-Lepori in vista della votazione

«Come persone di fede è nostra responsabilità sostenere l’iniziativa per multinazionali responsabili – e quindi votare sì il prossimo 29 novembre – perché essa si basa su valori che sono centrali nel messaggio biblico e nella fede cristiana: l’amore per il prossimo, la giustizia e la cura per il creato», sottolinea Maddalena Ermotti-Lepori. Anche la Conferenza del vescovi svizzeri, in una recente presa di posizione, condivide le preoccupazioni dell’iniziativa.

Maddalena Ermotti-Lepori fa parte del «Comité bourgeois» per multinazionali responsabili e si sta attivamente impegnando nella campagna per spiegare perché è importante che il dovere di rispettare e far rispettare anche all’estero i diritti umani e l’ambiente sia iscritto nella Costituzione svizzera. Ermotti-Lepori è stata fra le relatrici delle serate informative proposte in queste settimane un po’ ovunque in Ticino (l’ultima è prevista il 21 ottobre al teatro Dimitri di Verscio).

«Si chiede qualcosa che dovrebbe essere un’ovvietà: le imprese con sede in Svizzera devono rispondere dei danni causati alle persone e alla natura, e questo non solo in Svizzera. L’iniziativa chiede il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente vale anche all’estero: ovunque nel mondo le lavoratrici e i lavoratori meritano protezione, non si deve ricorrere al lavoro minorile, è inaccettabile che la popolazione non possa disporre di acqua potabile perché la fonte dalla quale la attingono è stata inquinata», evidenzia.

Una parte dell’economia è favorevole

«Tante multinazionali si comportano in modo corretto e per loro non cambierebbe niente, però altre sono senza scrupoli e si preoccupano unicamente del profitto a detrimento di tutto il resto. Senza una legge andrebbero avanti così. La maggior parte di noi guida in modo prudente, ma c’è comunque bisogno di un codice della strada. Ciò che si chiede è il rispetto di standard minimi. Parliamo di diritti umani fondamentali e standard ecologici condivisi a livello internazionale». È una richiesta eccessiva, che pregiudica posti di lavoro e benessere, come sostengono i contrari? «Credo e spero che la nostra economia, per essere vincente come lo è oggi nel mondo, non abbia bisogno di sfruttare i bambini o di inquinare i fiumi. Ricordo che l’iniziativa è sostenuta anche da un comitato di imprenditori e economisti, che ci tengono al buon nome della Svizzera e non vogliono che chi mette il profitto a corto termine sopra il rispetto per gli esseri umani, goda di vantaggi concorrenziali rispetto a tutte quelle imprese, la grande maggioranza, che agiscono correttamente».

La società civile si mobilita

La campagna può contare sull’appoggio di molti volontari della società civile, che rendono visibile il loro sostegno appendendo sui loro balconi la bandiera arancione o distribuendo i volantini. Del resto è dal basso che è nata l’iniziativa, come ci spiega Daria Lepori, di Sacrificio Quaresimale. «Alcuni scandali che hanno coinvolto multinazionali svizzere hanno indotto nel 2012 una ventina di organizzazioni della società civile a lanciare la petizione «Diritti senza frontiere» per far sì che situazioni del genere non si ripetessero», ci racconta. «Fu dal successo registrato da quella raccolta di firme e dal sostegno da parte di alcuni politici che inoltrarono atti parlamentari sul tema, che si decise di tentare la via dell’iniziativa popolare. Siamo ora arrivati all’ultimo atto, dopo un iter parlamentare unico nella storia fatto di continui colpi di scena, di cui l’ultimo è stato la presentazione da parte di Karin Keller Suter di un controprogetto «alibi» che chiede alle imprese unicamente di rendere pubblico annualmente quanto esse fanno per rispettare l’ambiente e i diritti umani. Nel caso di un «no» all’iniziativa varrebbe quindi, di nuovo, una misura volontaria e insufficiente.»

I volti della campagna

A fare da sfondo alla campagna sono due storie fra le tante con le quali le organizzazioni come Sacrificio Quaresimale, che danno voce a chi non ce l’ha, sono state e sono ancora oggi confrontate. Il volto di una bambina peruviana e di un padre di famiglia indiano testimoniano le gravi conseguenze subite per l’agire irresponsabile di due imprese svizzere, come ci spiega Daria Lepori. Nel primo caso la causa è stata l’attività della miniera a cielo aperto di Cerro de Pasco in Perù, situata a ridosso di un centro abitato e sotto il controllo di Glencore, gigante mondiale sul mercato delle materie prime, ad inquinare pesantemente le acque di falda che hanno causato gravi problemi di salute e la diminuzione sostanziale della speranza di vita. Analisi mediche effettuate sulla popolazione hanno evidenziato, soprattutto nei bambini, tassi elevatissimi di cadmio, piombo, cromo, ferro, rame, manganese e zinco. Il secondo caso è successo nella regione di Vidarbha, nell’est dell’India, tra luglio e ottobre 2017. Circa 800 operai agricoli si sono sentiti male dopo aver applicato sulle piantine di cotone un’insetticida prodotto da Syngenta. Dopo atroci sofferenze, in molti sono morti avvelenati o sono ora debilitati da lesioni gravi alle vie respiratorie e al sistema nervoso. L’insetticida in questione è il Polo, fabbricato a Monthey in Vallese. Sul suo uso incombe da anni il divieto in tutta Europa, Svizzera inclusa.

La posizione della Conferenza dei Vescovi svizzeri: «L’economia ha bisogno dei diritti umani»

La Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) e la Chiesa evangelica riformata della Svizzera si sono espressi sull’iniziativa per multinazionali responsabili. «L’economia ha bisogno dei diritti umani», questo il titolo della presa di posizione, che pone al centro alcune riflessioni teologiche ed etiche fondamentali volte a fornire parametri di riferimento per il voto del 29 novembre. Questa iniziativa si basa su due requisiti centrali del messaggio biblico: l’amore per il prossimo e la conservazione del creato. La Chiesa deve difendere questi principi, in tutto il mondo, emerge dal testo. La CVS ha affermato di condividere le preoccupazioni degli autori dell’iniziativa. Essa si concentra in particolare sulle violazioni dei diritti umani, le cui prime vittime sono le persone più povere e più vulnerabili. Solleva una domanda: cosa può fare la giustizia per sostenere coloro che non hanno né il potere né la possibilità di lottare per questi diritti e discutere in tribunale? Il testo chiede alla Confederazione di prendere le misure del caso affinché l’economia rispetti diritti umani e sviluppo sostenibile. Per fare questo è necessario anche attivare il meccanismo delle sanzioni. Le aziende con sede in Svizzera devono rispondere dei danni causati alle persone e alla natura. Queste condizioni non devono essere applicate solo in Svizzera ma in tutti i paesi dove le imprese svizzere o le loro filiali sono presenti.

L’iniziativa della Rete Laudato si’ della Svizzera italiana

Anche la neocostituita «Rete Laudato Si’ della Svizzera italiana» si è attivata pe sostenere l’Iniziativa per multinazionali responsabili ed ha organizzato per giovedì 22 ottobre, alle ore 17.30, presso il cinema Lux di Massagno, una serata pubblica di sensibilizzazione e di discussione. Il tema è «Responsabilità oltre i confini: testimonianze per un mondo migliore». Sarà proposta la visione del documentario di Daniel Schweizer «Trading Paradise». In seguito interverranno Fiorenzo Dadò, politico, editore e alpinista, Jean-Claude Luvini, fondatore e direttore di Masaba Coffee, padre Antonio Soffientini, già missionario in Brasile. L’iscrizione è obbligatoria, indicando nome, cognome, email e numero di telefono all’indirizzo info@osservatoredemocratico.ch.

Katia Guerra

Un parco giochi davanti alla miniera a cielo aperto di Cerro de Pasco in Perù
20 Ottobre 2020 | 06:57
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