Svizzera

Monsignor Büchel: «La libertà religiosa non è un dono, ma un diritto»

«Oggi assistiamo alla più grande persecuzione dei cristiani di tutti i tempi», ha dichiarato Markus Büchel vescovo di San Gallo, presiedendo nella chiesa dei Gesuiti a Lucerna, la Messa in memoria di padre Werenfried van Straaten (1913 – 2003), il religioso olandese fondatore di Aiuto alla Chiesa che Soffre. In una chiesa strapiena il Vescovo Büchel ha chiesto ai cristiani di alzare la loro voce a favore dei fratelli perseguitati e discriminati in molte parti del mondo.

La fede ardente dei cristiani del Medio Oriente che può ispirare l’Occidente

Il vescovo ha citato le sue personali esperienze vissute visitando i cristiani del Medio Oriente – Palestina, Israele, Libano e Giordani e ha testimoniato la fede ardente di questa gente. Mons. Büchel ha esortato i cristiani occidentali a dimostrare solidarietà concreta verso i cristiani perseguitati.

«Dobbiamo svegliarci in Occidente ,dobbiamo lasciare che la nostra fede sia un fuoco che brucia e scalda di nuovo! I cristiani hanno una responsabilità speciale, come comunità, per verso i loro fratelli sofferenti, come nei riguardi di tutti coloro che subiscono prove».

Il vicepresidente della Conferenza episcopale svizzera (CVS) ha osservato che per i fedeli di queste regioni lo spazio di libertà si riduce inesorabilmente. È sempre più difficile per loro essere trattati su un piano di reciprocità di diritti, sia nei paesi musulmani, che in Israele.

«La culla della nostra fede cristiana»

Il vescovo di San Gallo ha rammentato che il Medio Oriente è la «culla della nostra fede cristiana», ma spesso solo Aiuto alla Chiesa che Soffre assiste i cristiani locali.

«La libertà religiosa non è un dono ma un diritto inalienabile»

Mons. Büchel ha pure sottolineato che la testimonianza di fede ricevuta da questi cristiani non ha prezzo. Seguendo un tema caro alla Chiesa universale, il presule ha ricordato che la libertà religiosa non è un dono ma un diritto inalienabile.

Omaggio ai martiri

Con un gesto toccante sono state accese quattro candele in memoria di alcuni cristiani martirizzati per la loro fede: Eunice, 42 anni, madre di sette figli, uccisa in Nigeria dagli islamisti di Boko Haram; Padre Miguel Contreras Garcia, 33 anni, assassinato in Messico durante la Messa da trafficanti di droga che aveva denunciato pubblicamente; Arslan, uno studente cristiano pakistano che ha rifiutato di convertirsi all’Islam, picchiato a morte da agenti della polizia del Paese; e 8 cristiani uccisi nel Sinai da killer egiziani del Daech, lo stato islamico, perché portavano una croce tatuata sul braccio.

La colletta della Messa è stata raccolta per contribuire alla scolarizzazione di 7’350 studenti nella città siriana di Aleppo. In Siria, prima della guerra c’erano 2,5 milioni di cristiani, ora solo 700.000.

cath/kath/catt

 

 

Il vescovo Markus Büchel Foto cath.ch
21 Gennaio 2019 | 18:00
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