Internazionale

Mons. Lorefice ai giovani, «vogliamo sostenere la vostra alba, la profezia di cui siete portatori»

«Voglio solo ascoltarvi e apprendere da voi. Il vostro vescovo vuole camminare con voi, perché è fratello e cristiano come voi, per voi vescovo e padre. Da voi intendo accogliere il cuore e il coraggio del Vangelo, che vi appartiene, che vi chiediamo di portarci, che aspettiamo trepidanti. Siate i nostri maestri sulla via di Gesù. Il vostro vescovo è qui ad imparare da voi». È questo uno stralcio della lettera pastorale dell’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, intitolata «Scrivo a voi padri, scrivo a voi giovani» e presentata nel corso della Festa dei giovani svoltasi venerdì sera sul Piano della Cattedrale sul tema: «Ecco l’uomo Gesù, guardando a Gesù di Nazareth: Una proposta di vita con San Francesco». È un continuum della prima lettera pastorale, «Scrivo a voi padri, scrivo a voi figli», del settembre 2017. Nel documento mons. Lorefice parla di don Pino Puglisi e di Giuseppe Dossetti, e racconta se stesso, in stile narrativo, come giovane irrequieto, dal carattere forte, che chiedeva molto alla vita. «Io appartengo a quella generazione, giovane o adolescente negli anni Sessanta e Settanta – scrive – che visse il sogno di un cambiamento radicale del mondo e della Chiesa. Ricordatevi infatti, che tra i grandi eventi trasformatori di quegli anni – evento decisivo per me, per la Chiesa, per l’umanità, evento i cui semi devono ancora maturare in pienezza – ci fu il Concilio Vaticano II: la Chiesa si definì dialogo accogliente e rigenerante con ogni donna e uomo di buona volontà. Oggi le cose sembrano diverse. Quei giovani che noi eravamo, e che ora son diventati adulti o addirittura anziani, hanno spesso perso o tradito quelle speranze. La nostra alba sembra essersi mutata in tramonto. Ma vogliamo sostenere la vostra alba – continua l’arcivescovo –, la profezia di cui siete portatori. Ci troviamo in mano un pianeta molto più deteriorato, ingiusto, pieno di squilibri, sfregiato dal presunto progresso: un mondo ferito e in pericolo. Ma noi adulti ci siamo chiusi in un’assurda fortezza, resistiamo a consegnarvi il testimone che vi spetta. Attesa era la nostra rivoluzione e, credetemi, attesa e necessaria è la vostra. Il vostro gemito, la vostra lotta sono assunti nella logica del Regno di Dio che preme per trasformare il mondo nella giustizia, nella pace, nella compassione. Il gemito e la lotta sono il segno di un mondo che finisce e annunziano un mondo nuovo che comincia».
Nella lettera anche un appello all’impegno concreto e personale dei giovani nella vita della società e della Chiesa. «Non pensate pensieri già pensati da altri, non lasciate la politica al suo destino, non pensiate che non c’entri nulla con la felicità (e con la fede). Lì dove c’è il povero escluso, il migrante cacciato, lì dove la periferia della città diventa ›periferia esistenziale’, lì siamo e siete attesi dal compito della costruzione di un’umanità che non smarrisce l’umano, capace di cammini comuni, di strette di mano, di nuovi slanci, di attesa di nuove aurore, in vista del compimento del Regno. La politica – scrive mons. Lorefice – come amore nei confronti della città vi aspetta, carissimi! Preparatevi con la cultura dell’incontro, la cultura della formazione, la cultura del lavoro, per poter ›tradurre’ il mistero della Pasqua nei quartieri della città. Ma soprattutto la Chiesa ha bisogno di voi, della vostra genuinità, del vostro entusiasmo, della vostra spinta a donarvi con pienezza. La Chiesa vi aspetta in questo momento di cambiamento epocale».

(AgenSIR)

8 Ottobre 2019 | 11:32
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