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Mons. Lazzeri: "A Lourdes per trasformare il cuore"

09.02.2019, 17:00 / redazionecatt

Scrive mons. Lazzeri a proposito del pellegrinaggio annuale a Lourdes della Diocesi di Lugano, che si terrà quest’anno dal 18 al 24 agosto:

Quante sono le situazioni quotidiane in cui percepiamo la distanza tra la nostra condizione e le proposte più radicali del Vangelo! Eppure, non siamo sempre insensibili. Le parole più esigenti di Gesù ci attirano: «Va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri… e vieni! Seguimi!» (Mc 10, 21). Riconosciamo qui una prospettiva alta. Il problema inizia quando cominciamo a guardarci e a considerare tutti i nostri limiti. Allora ci arrendiamo, ci dichiariamo sconfitti di fronte alla miseria di ciò che vediamo e torniamo un po’ tristi a contare solo sul nostro buon senso. Esiste, però, un’alternativa a quando ci sentiamo incapaci delle decisioni più forti e definitive per la nostra vita! Mi colpisce sempre l’espressione con cui la lettera agli Ebrei definisce l’incredulità di coloro che in Israele non accolsero l’invito a entrare nel riposo del Signore: «a loro la parola udita non giovò affatto, perché non sono rimasti uniti a quelli che avevano ascoltato con fede» (Eb 4,2). Non sempre, infatti, siamo subito in grado di dare il massimo di ciò che ci è richiesto. Tuttavia, possiamo non distaccarci da coloro che hanno creduto, rimanere uniti ai testimoni, certi dell’affidabilità di Dio. Prima fra tutti è senz’altro la Vergine Maria. Ricordate come viene salutata da Elisabetta? «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (Lc 1,45). Qui si innesta tutta l’importanza del nostro fare riferimento alla Madre di Gesù, del nostro andare da Lei ogni anno a Lourdes in pellegrinaggio non come individui isolati, ma come Chiesa che è a Lugano. La fede è un dono di Dio, (…) ma non può trasmettersi, crescere e consolidarsi nel tempo, se non attraverso un gesto concreto di coesione, di frequentazione reciproca, di assiduità nel muoverci insieme, attirati dalla Presenza che irradia tutta la bellezza di chi si lascia visitare nella sua povertà dallo sguardo misericordioso di Dio.

Invito tutti, perciò, a considerare con attenzione l’occasione che ogni anno ci viene offerta con questo Pellegrinaggio diocesano. Tutte le mete possono essere significative e importanti per una nostra crescita umana e spirituale. Lourdes, però, deve continuare a occupare un posto singolare nella nostra attenzione e nella nostra programmazione. Noi sappiamo che per credere realmente non basta aver capito e volere con le nostre forze. Il cuore deve intenerirsi, deve trasformarsi da un cuore di pietra a uno di carne. Per fare questo, per accogliere la Parola e permetterLe di diventare realmente feconda nella nostra vita, occorre un clima di preghiera e di servizio. È quello che possiamo trovare con certezza a Lourdes, con i malati, i piccoli, i semplici, coloro che si mettono a disposizione degli altri.

Perché iscriversi? Perché andarci? Perché, come popolo, metterci in cammino verso questa meta? Semplice! Per imparare da Maria ad ascoltare Gesù. Per apprendere in maniera più prolungata del solito, stando con Lei, le più impalpabili sfumature di affetto e di prossimità che possono aiutare il nostro cuore ferito e deluso a entrare in un’obbedienza vera al Signore; come quella di Maria: totale, libera, gioiosa, anche se non priva di oscurità e fatiche. Il tema che ci accompagnerà è come sempre un versetto evangelico: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno dei cieli» (Lc 6,20). Con ogni evidenza, è la beatitudine vissuta in prima persona da Bernadette. È la scoperta che siamo invitati a fare anche noi: non bisogna essere forti, generosi e pieni di abilità speciali perché la nostra vita riesca. Il nostro non avere niente non è un ostacolo per Dio. È il luogo che gli possiamo in ogni istante donare. L’unico dove la Sua grazia continua a poter operare meraviglie.

Padre Ibrahim (a sinistra) e don Mimmo Basile (a destra), parroco della Missione cattolica di Lingua italiana del Canton Lucerna.

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