Papa e Vaticano

Medio Oriente, il Papa: contro i cristiani violenza fondamentalista

Le Chiese orientali in Siria, Iraq ed Egitto «vedono i loro figli soffrire a causa del perdurare della guerra e le insensate violenze perpetrate dal terrorismo fondamentalista». Lo ha detto il Papa in un discorso pronunciato davanti alla Riunione delle Opere per l’Aiuto alle Chiese orientali (Roaco) nel quale ha rievocato il concetto a lui caro di ecumenismo del sangue che accomuna i cristiani che, «non importa se cattolici, ortodossi o protestanti», «versano il loro sangue come sigillo della loro testimonianza». «Quando non è possibile riparare o mantenere le strutture, dobbiamo continuare ad essere tempio vivo del Signore», ha affermato Francesco, secondo il quale «se costretti a emigrare» i fedeli orientali devono poter «continuare a vivere secondo la tradizione ecclesiale loro propria».

 

La Congregazione per le Chiese orientali, da cui dipende il comitato che dal 1968 gestisce gli interventi di carità e solidarietà alle Chiese orientali e latine della regione, sta celebrando il suo centenario, «un lungo tempo – ha sottolineato Jorge Mario Bergoglio – durante il quale ha assistito i Sommi Pontefici – che ne sono stati Prefetti fino al 1967 – nella loro sollecitudine per tutte le Chiese. Sono stati decenni che hanno visto il succedersi di avvenimenti drammatici: le Chiese orientali sono state spesso investite da terribili ondate di persecuzioni e di travagli, sia nell’Est europeo come nel Medio Oriente. Forti emigrazioni ne hanno indebolito la presenza nei territori in cui erano fiorite da secoli. Ora, grazie a Dio, alcune di esse sono ritornate alla libertà dopo il doloroso periodo dei regimi totalitari, ma altre, specialmente in Siria, Iraq ed Egitto, vedono i loro figli soffrire – ha rimarcato il Papa – a causa del perdurare della guerra e le insensate violenze perpetrate dal terrorismo fondamentalista».

 

Le Chiese orientali, ha detto ancora il Pontefice argentino, «custodiscono tante venerate memorie, chiese, monasteri, luoghi di santi e sante: essi vanno custoditi e conservati, anche grazie al vostro aiuto, favorendo così il pellegrinaggio alle radici della fede. Ma – ha messo in luce Francesco – quando non è possibile riparare o mantenere le strutture, dobbiamo continuare ad essere tempio vivo del Signore, ricordando che la «creta» della nostra esistenza credente è stata plasmata dalle mani del «vasaio», il Signore, che ha infuso in essa il suo Spirito vivificante. E non dimentichiamo che in Oriente, anche ai giorni nostri, i cristiani – non importa se cattolici, ortodossi o protestanti – versano il loro sangue come sigillo della nostra testimonianza. I fedeli orientali, se costretti a emigrare – ha sottolineato ancora il Papa – possano essere accolti nei luoghi dove giungono, e possano continuare a vivere secondo la tradizione ecclesiale loro propria» in modo che le agenzie della Roaco possano essere «un ponte tra Occidente e Oriente».

 

L’udienza alla Roaco, riunita in questi giorni a Roma per la 90esima assemblea, è stata aperta dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese orientali, che ha tra l’altro sottolineato come le testimonianze di questi giorni da Siria, Iraq, Giordania, Palestina e Israele vengano per le Chiese «dall’esterno, ma anche dall’interno», ed è perciò necessario «riflettere sulla formazione dei sacerdoti, perché siano autentici nella loro scelta e forti nel portare alle persone provate dalla povertà e dalla persecuzione la gioia del Vangelo».

 

La croce di Gesù, ha detto da parte sua il Papa, «è causa di turbamento e sofferenza, ma al tempo stesso è fonte di salvezza» e «per questo sono lieto che abbiate potuto riflettere, insieme ad alcuni rappresentanti delle Chiese, sulla realtà importante della formazione iniziale dei seminaristi e quella permanente dei sacerdoti. Siamo consapevoli infatti della scelta di radicalità espressa da molti di loro e della eroicità della testimonianza di dedizione a fianco delle loro comunità spesso molto provate. Ma siamo pure coscienti delle tentazioni che si possono incontrare, come la ricerca di uno status sociale riconosciuto al consacrato in alcune aree geografiche, o un modo di esercitare il ruolo di guida secondo criteri di affermazione umana o secondo schemi della cultura e dell’ambiente».

 

L’assemblea della Roaco si è aperta il pomeriggio di lunedì 19. Martedì 20, dopo la Messa inaugurale mattutina, vi è stata una riflessione sulla situazione delle Chiese in Medio Oriente, con particolare attenzione all’Egitto, Siria e Iraq, con la presenza e il contributo dei rappresentanti pontifici della Siria, il cardinale Mario Zenari, dell`Egitto, Bruno Musarò, dell`Iraq, Alberto Ortega, nonché Richard Gallagher e monsignor Giovanni Pietro Dal Toso. A seguire, l’assemblea ha discusso della situazione ecclesiale della Terra Santa, degli interventi operati grazie ai proventi della Colletta del Venerdì Santo, voluta il 25 marzo 1974 dal beato papa Paolo VI. Presenti il delegato apostolico a Gerusalemme, monsignor Giuseppe Lazzarotto, il padre custode fratel Francesco Patton, al quale oggi il Papa ha dedicato uno specifico saluto per i Francescani della Custodia di Terra Santa, il vice cancelliere della Bethlehem University, fratel Peter Bray. Ieri, infine, l’intera giornata è stata dedicata alla riflessione sulla formazione iniziale dei seminaristi e quella permanente dei sacerdoti nei paesi di competenza del dicastero.

Iacopo Scaramuzzi (VaticanInsider)

22 Giugno 2017 | 17:47
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