Commento

Marzio Fattorini, missionario laico ticinese: «Il popolo venezuelano spera ancora»

Serve un cambiamento politico, altrimenti non ci saranno cambiamenti economici o sociali, e la strada è quella di andare alle elezioni come indica la Costituzione, con un processo elettorale con garanzie, facendo votare anche chi è all’estero, e con la supervisione delle organizzazioni internazionali.  Lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale venezuelana, mons. José Luis Azuaje Ayala, in una intervista in spagnolo a Vatican News all’indomani dell’appello di Papa Francesco all’Angelus, che ha chiesto di arrivare presto ad un accordo per risolvere la drammatica crisi in Venezuela. Intanto in queste ore le forze antagoniste in Venezuela tornano a dialogare. I rappresentanti del Presidente Nicolas Maduro e Di Juan Guaidò che ha assunto l’incarico di Presidente ad interim, sono nelle Isole Barbados per colloqui di pace, promossi dalla Norvegia, allo scopo di risolvere la crisi economico-politica del Paese.

Ma Marzio Fattorini, in missione in Venezuela da 17 anni per la Diocesi di Lugano, a fianco di don Angelo Treccani, ci conferma la gravità della situazione. Settimanalmente si occupa infatti di portare dalla città di Valle de Pascua a Espino, un paese di circa 4500 abitanti, i medicinali necessari. «Manca tutto», ci dice. «La situazione, dal punto di vista dei medicinali, va un po’ meglio da quando le medicine vengono fatte arrivare per esempio dall’India e costano meno che quelle fabbricate in Venezuela. Ma non è certo come anni fa, quando molti medicinali venivano venduti a un prezzo irrisorio fissato dal governo con una disponibilità molto maggiore».

Uguale problema si ripresenta con altri beni di prima necessità, come il cibo: «Il problema principale è la grossissima differenza tra i salari e il costo della vita. Non c’è paragone. La gente è così costretta a rinunciare a una dieta variata. Un chilo di farina di mais costa quanto un quarto del salario minimo; un chilo di lisciva addirittura più dell’intero salario». «Vorrei sottolineare che questo ha prima di tutto una conseguenza sui bambini e la loro educazione: quando la scuola che frequentano non riceve più regolarmente dallo Stato gli alimenti per la mensa, se ne vanno, non la frequentano più, perché i genitori preferiscono tenerli a casa. Dal punto di vista educativo è disastroso».

La responsabilità? «Del governo, certamente, che ha fatto andare a rotoli l’economia. Non c’è più produzione interna, le compagnie chiudono, la produzione del petrolio è ai minimi storici. Da quasi tre mesi la gente passa ore se non giorni in colonna per fare benzina. Così ne risente il lavoro: è un circolo vizioso e l’economia va sempre peggio».

In queste ore, però, il Venezuela è confrontato con un altro tentativo di pacificazione tra l’opposizione e il governo; si può sperare in bene? «La Norvegia, che sta moderando l’incontro, è riconosciuta per i suoi sforzi di pace a livello mondiale, già in Colombia era stata implicata nel processo di pacificazione con la Farc. Anche adesso potrebbe accadere qualcosa di positivo, ma il problema è che il governo sostiene il dialogo solo come facciata. L’unica soluzione sarebbe quella di arrivare nuovamente a delle elezioni presidenziali, ma questa volta libere e sorvegliate dalla comunità internazionale. Più tempo si concede all’attuale governo e più è a loro vantaggio».

La situazione dà luogo anche a flussi migratori: «Per un Paese come il Venezuela, che non è in guerra, quasi 4 milioni di emigranti su un totale di 31 milioni è davvero troppo. Nel mio paesino conosco tanta gente che se ne è andata. Alcuni lasciano il paese con il passaporto, ma molti se ne vanno senza documenti. Fino a poco tempo fa la frontiera con la Colombia è stata chiusa. La attraversavano comunque passando per boschi e fiumi, fino a raggiungere un altro Stato del Sud America».

Ma di una cosa Marzio è certo: «La gente, naturalmente, per la maggior parte si lamenta, ma di fondo il popolo venezuelano è un popolo pacifico, altrimenti non si spiegherebbe come sia riuscito a sopportare tutto questo ma soprattutto a sperare ancora, invocando Dio, che tutto questo sia una situazione temporanea».

Laura Quadri

 

 

Caracas, capitale del Venezuela
16 Luglio 2019 | 20:01
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