Carlo Maria Martini, biblista e cardinale (1927 - 2012)
Chiesa
Carlo Maria Martini, biblista e cardinale (1927 - 2012)

Martini, un uomo che parlava a tutti/catt.ch/gdp

18.04.2018, 21:31 / redazionecatt

Si è tenuta lunedì sera alle 20.30 una tavola rotonda presso l’Auditorium dell’USI di Lugano con la moderazione del prof. Marcello Fidanzio, della Facoltà di Teologia, e interventi del giornalista Ferruccio De Bortoli, del prof. Carlo Ossola (Collège de France), prof. Pierangelo Sequeri (Pontificio istituto Teologico Giovanni Paolo II) in occasione del convegno organizzato dalla Facoltà di Teologia di Lugano sulla poliedrica figura del cardinal Carlo Maria Martini. Si è dato risalto al fenomeno editoriale di raccolta di testi, anche inediti, di omelie e di catechesi. Si è assistito ad una serata profondamente umana, costruita su ricordi e aneddoti anche affettuosi messi in luce dai relatori che hanno conosciuto molto bene il gesuita biblista. Uomo della comunicazione, entrò in Milano da cardinale col Vangelo in mano. La sua semplicità, la sua umiltà e la capacità di saper capire tutti ed entrare nel cuore di ogni persona che lo incontrava sono le caratteristiche fondamentali che hanno contraddistinto l’uomo Martini. Cardinale della Parola per l’abilità che aveva nel conferire significato, larghezza e profondità alla parola, si faceva piccolo con tutti, pur molto alto di statura. In un momento cupo entrò in scena come arcivescovo, col terrorismo degli anni ’80 e seppe fornire gli strumenti spirituali e umani alla gente, anche di rango culturale e politico alti, per affrontare le situazioni .

Ha saputo ridefinire la Bibbia come antropologia dell’uomo mentre il simbolismo che lui definiva come «eccedenza del senso nella continuità del significato» gli permetteva di andare a fondo nell’ermeneutica. Ultimamente la sua preoccupazione era di piacere a Dio. La sua attenzione quasi maggiore era rivolta ai non credenti, pur convinto dell’imprescindibile rispetto da rivolgere a qualsiasi essere umano, credente o meno. Anzi, i non credenti erano da lui ringraziati in quanto stimolavano porsi continuamente, da credenti, alla scuola del vangelo. Credere infatti per lui significava continuamente ripensare e ripartire dal nostro ateismo (siamo tutti atei, usava dire). Cosa abbia rappresentato per il mondo laico la figura del cardinale in un tratto lungo della storia italiana dell’epoca, pastore, teologo, biblista, si coglie in tutti i suoi scritti, nelle sue pubblicazioni, nella sua fama e nell’influenza avuta anche nella politica. Disciplinato. Strutturato, seppur con coraggio e amore per la difesa della verità. Negli ultimi tempi aveva anche affermato che la Chiesa era in ritardo di 200 anni nel cercare di capire come si fosse secolarizzata, formata e deformata la società. Ha saputo individuare risposte ai temi più delicati legati alla vita e alla morte e alle inquietudini del tempo in cui ha vissuto, giocando il ruolo di profeta. Da buon gesuita che era, così papa Benedetto XVI scriveva: «È importante lasciarsi aiutare dai grandi maestri della “Lectio divina”. Abbiamo, per esempio, tanti bei libri del cardinale Martini, un vero maestro della “Lectio divina”, che aiuta ad entrare nel vivo della Sacra Scrittura. Lui che conosce bene tutte le circostanze storiche, tutti gli elementi caratteristici del passato, cerca però sempre di aprire anche la porta per fare vedere che parole apparentemente del passato sono anche parole del presente». Sognatore, sperava sempre che l’Europa avrebbe riscoperto la Bibbia come libro del continente, libro dal senso autentico, libro di vita. Ma per lui fondamentale non era la distinzione fra credente e non credente, ma fra pensante o non pensante.

Don Rolando Leo (GIORNALE DEL POPOLO)

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