Ticino

Maria: madre che ci aspetta e sollecita a camminare verso il regno di Dio

Vi proponiamo qui di seguito il commento di don Aldo Aliverti, parroco della Cattedrale di Lugano, per la solennità dell’Assunta.

Il 1°novembre del 1950 papa Pio XII nella bolla Munificentissimus Deus dichiarò «dogma rivelato da Dio che l’Immacolata Madre di Dio, la vergine Maria, terminato il corso della sua vita terrena, fu assunta in corpo e anima alla gloria celeste». Ignoriamo se, come e quando avvenne la morte di Maria, festeggiata assai presto, secondo la liturgia bizantina, come dormitio (»dormizione»). È una solennità che, corrispondendo alla morte di altri santi, è considerata la festa principale della Vergine. Il 15 agosto ricorda con probabilità la dedicazione di una grande chiesa a Maria in Gerusalemme. La chiesa cattolica celebra in Maria il compimento del Mistero pasquale. Essendo Maria «la piena di grazia», senza nessuna ombra di peccato, il Padre l’ha voluta associare alla risurrezione di Gesù.

Il Catechismo della Chiesa cattolica afferma che l’Assunzione della Santa Vergine è una singolare partecipazione alla Risurrezione del suo Figlio e un’anticipazione della risurrezione degli altri cristiani

Maria è la vera «arca dell’alleanza», è la «donna vestita di sole» immagine della Chiesa. Se rileggiamo la Prima lettura tolta dall’Apocalisse possiamo intuire che Maria è figura e primizia della Chiesa, madre del Cristo e degli uomini che essa ha generato a Dio nel dolore sotto la croce del Figlio. La donna dell’Apocalisse, ci dicono Sant’Agostino e San Bernardo, è il simbolo di Maria, presentata in tutto il suo splendore: apparve una donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e sul capo una corona di dodici stelle. Rappresentano l’antico Israele, da cui Gesù è nato secondo la carne; poi il nuovo Israele, la Chiesa, Corpo di Cristo. L’uno e l’altro sono alle prese con il dragone, che simboleggia Satana. Il bimbo maschio, dato alla luce dalla Donna, è evidentemente il Messia Gesù. Pensiamo al quarto mistero glorioso del Rosario in cui contempliamo proprio l’Assunzione di Maria in cielo.

Quando penso a questa solennità mi immagino un bellissimo angolo di Paradiso e di cielo del nostro cantone Ticino e mi viene in mente il piccolo oratorio della Madonna Assunta situato in posizione panoramica sui Monti di Ronco a 1250 m. Da lì si può salire verso la Corona dei Pinci o verso i Monti di Brissago. Pare che in origine questa chiesetta sia stata  il più antico edificio sacro costruito lontano dal nucleo, era un piccolo tabernacolo eretto nel cinquecento, sul cui muro pare fosse dipinta l’immagine di Maria.

Più volte ampliato e ristrutturato l’Oratorio della Beata Vergine di Pozzuoli, fu dotato di un altare nel 1888 e restaurato nel 1990. Particolarmente caro ai ronchesi poiché punto d’arrivo della processione votiva di Santa Croce, che si ripete ogni anno fin dai tempi della peste, cioè dal 1583, deve il suo nome ai pozzi d’acqua che si trovano nella zona. Al suo interno vi sono una statua della Vergine delle Grazie (Madonna col Bambino) datata 1500, di provenienza locale, ed alcuni quadretti votivi. L’oratorio è raggiungibile a piedi e la zona è incantevole sotto tutti i punti di vista. Da lì si può vedere tutta la regione del lago Maggiore, la catena alpina e il bel paesaggio del Ticino centrale. Un luogo di bellezza assai rara.

Innumerevoli sono però i dipinti nelle nostre valli del Ticino e del Grigioni italiano che descrivono questo mistero, così come sono tanti i villaggi che ancora oggi (per fortuna!) festeggiano con solennità l’Assunzione di Maria.

L’Assunta è preannuncio del traguardo finale della redenzione: la glorificazione dell’umanità in Cristo. In lei, Dio ha tracciato come un abbozzo di ciò che, alla fine, sarà tutta la Chiesa. Perché tutta la Chiesa, alla fine, fatta come lei immacolata e santa, sarà assunta in cielo!

Nel Vangelo che ci narra lo stupendo canto del Magnificat Maria ci viene presentata come esempio di fede e di umiltà. «Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote». In queste parole è contenuto il grande insegnamento cristiano dell’amore, della giustizia, della santità e della misericordia (che significa proprio «cuore sensibile alla miseria umana») a cui noi tutti siamo chiamati.

I valori sociali non possono più essere la prepotenza, l’orgoglio, lo sfruttamento e il dominio, ma la povertà, l’umiltà, la fratellanza e la solidarietà nel vivere e nel dividere. Non penso sia inutile ricordare il Magistero del nostro papa Francesco che nei diversi testi ci richiama proprio questi principi di fratellanza e di solidarietà universale.

Chi di noi ha una fede pura e forte come quella della Madre di Gesù? Chi potrà raggiungere la profondità e la sincerità della sua umiltà? Nessuno! Però possiamo accostarci a lei, imitarne la docilità e l’apertura a Dio. Possiamo soprattutto pregarla, alzando lo sguardo a lei che oggi ci viene presentata come Regina seduta alla destra del Re: una regina che, a differenza di quella terrena cantata dal salmo responsoriale, non ha dimenticato il suo popolo, né la casa di suo padre; che non si è staccata da noi, neppure dopo che è stata «assunta in cielo».

Il sommo e grande poeta Dante Alighieri, che festeggiamo in questo anno particolare, la celebra come la Vergine Madre, Figlia del tuo Figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio, tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura
. (…) E giuso intra i mortali se’ di speranza fontana vivace

«Vita, dolcezza, speranza nostra», la invochiamo nella Salve Regina.

Maria nell’Assunzione, è la creatura che ha raggiunto la pienezza della salvezza, fino alla trasfigurazione del corpo. È la donna vestita di sole e coronata di dodici stelle. È la madre che ci aspetta e ci sollecita a camminare verso il regno di Dio.

Da lei la Chiesa ricevette la prima volta il Cristo. Da lei lo riceve sempre.

Tutti facciamo l’esperienza del buio, della malattia, delle oscurità e delle fatiche (e in questo momento storico di pandemia non ne siamo certo risparmiati), ma Colei che festeggiamo il 15 agosto, ci ricorda ancora una volta di più che la morte non ha l’ultima parola, che non dobbiamo mai rinunciare a combattere per raggiungere il traguardo di luce e di gioia che lei ci mostra.

14 Agosto 2021 | 18:00
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