Ticino

Lugano: la gratitudine a Dio di tutta una Chiesa locale per don Sandro Vitalini

A causa delle restrizioni dovute alla pandemia – ha sottolineato il vescovo di Lugano Valerio Lazzeri, aprendo la celebrazione di martedì 22 settembre in Cattedrale a Lugano e nel corso dell’omelia – solo in pochi abbiamo potuto salutare Don Sandro al momento del compimento della sua parabola terrena». Per questo «era giusto dare l’occasione di celebrare un’Eucaristia di commiato con lui e per lui ai molti che sono stati raggiunti dalla fecondità del suo ministero». La presenza di diversi concelebranti, fra i quali il vescovo emerito di Lugano Pier Giacomo Grampa e i Canonici del Capitolo, come pure di altrettanti fedeli, è stata la risposta riconoscente al presbitero e teologo ticinese scomparso nel maggio scorso, durante la pandemia.

 »Mia madre e i miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica». Ancorandosi a questo passaggio evangelico proposto dalla liturgia, mons. Lazzeri ha subito ripercorso, con riconoscenza ed affetto, il cammino generoso e fedele di don Sandro nella Chiesa in Ticino: «Mi pare bello che sia questa affermazione a risuonare fra noi, mentre siamo qui per onorare la memoria di un presbitero, a cui come diocesi a  diversi titoli dobbiamo molto, per i doni d’intelligenza e di bontà ricevuti dal Signore e da lui distribuiti a piene mani, come uomo e presbitero, come padre spirituale e professore di teologia, come Rettore del Seminario e guida di pellegrinaggi, come Provicario generale e Canonico,  e come tanto apprezzato predicatore e divulgatore dell’annuncio cristiano, sui giornali e attraverso la radio e la televisione». Mons. Lazzeri, ha ricordato che «ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica è stato l’obiettivo di fondo perseguito con più costanza da Don Sandro, a livello di conversione personale, ma anche di predicazione e di impegno pastorale». Il vescovo ne ha precisato con chiarezza la significativa missione, sottolineando che «quando si trattava di misericordia, di perdono, d’impegno per la pace e la giustizia, di proclamazione della speranza cristiana, il registro preferito da Don Sandro era quello che chiamerei dell’esagerazione pedagogica». Infatti «amava mettere i suoi ascoltatori, facendoli anche sussultare, a contatto con le angustie che inconsapevolmente abitano gli esseri umani», nella prospettiva pastorale di rendere tutti «meno timidi nel fare spazio alla novità inesauribile del Vangelo di Dio in Gesù di Nazaret». Ricollegandosi quindi al Libro dei Proverbi, da cui era stata tolta la prima lettura, mons. Lazzeri ha sottolineato che il cuore di Don Sandro era diventato «un corso d’acqua in mano al Signore» che «lo dirige dove egli vuole». Un cuore accogliente e generoso come «un fiume in piena nell’esercizio della parola». Il vescovo ha concluso l’omelia sottolineando che «ci mancherà tanto la sua capacità di affetto debordante, di riconoscenza per tutti, di bontà senza limiti per i poveri, i malati, gli sfruttati, i più sfortunati e deboli». Per questo, ha proseguito, «con immensa gratitudine lo affidiamo al Signore, confidando in quel legame di famiglia spirituale che la morte non può dissolvere».

Alla Comunione il bravo organista Antonio Bonvicini ha eseguito il corale di Bach, «Jesu meine Freude», come al preciso desiderio di Don Sandro che, come precisato dal Vescovo, aveva esplicitamente chiesto l’esecuzione di questo «Inno alla gioia» ai suoi funerali. La gioia infinita ora lo inonda in pienezza nella Vita di luce e di amore, da lui testimoniata con sincerità ed attesa con viva speranza, come aveva scritto il 2 novembre 2012, nel suo testamento spirituale: «Come prete e docente di Teologia ho vissuto in tensione verso la visione. Il desiderio è cresciuto e si è acuito con gli anni. Il Paradiso non è solo atteso, ma anche pregustato quaggiù nello spirito d’amore, di gioia, di pace. Più si gusta l’anticipo e più si tende alla pienezza».

La sua limpida testimonianza, il suo insegnamento, la sua parola luminosa di Vangelo, rimangono nel cuore di molti, come un continuo e prezioso dono di un presbitero tanto buono, generoso e fedele.

A questo link il testo completo dell’omelia del vescovo Lazzeri.

(g.b.)

Un momento della Santa Messa in suffragio di Mons. Vitalini. © Ti-Press / Curia Vescovile / Pablo Gianinazzi
24 Settembre 2020 | 09:35
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