Chiesa

L’Irlanda dice sì all’aborto, Paglia: «Nulla da gioire per ciò facilita il lavoro della morte»

Quasi il 70% degli irlandesi ha pronunciato il suo «Sì» a favore dell’aborto in occasione del referendum di ieri, 25 maggio, che chiedeva l’abolizione dell’ottavo emendamento della costituzione irlandese, che sancisce «pari diritto alla vita» per la madre e il feto. Intenzione del governo è di approvare entro l’anno una nuova legge per la quale sarà possibile interrompere la gravidanza fino alla dodicesima settimana (fino alla ventiquattresima per grave rischio di salute della donna), con ulteriori eccezioni per le malformazioni. La Chiesa irlandese, che ha cercato in questi mesi di far prevalere il diritto alla vita, e i gruppi pro-life hanno già annunciato l’impegno a battersi contro la futura legislazione.

Sulla questione è intervenuto anche monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che a Vatican News ha detto: «Credo che non ci sia nessuna vittoria da cantare e tanto meno da gioire, anche perché tutto ciò che in qualche modo facilita il lavoro sporco della morte non ci rende particolarmente lieti. Ecco perché anche questo passaggio nell’Irlanda ci deve spingere ancora di più non solo a difendere la vita, ma a promuoverla, ad accompagnarla, creando le condizioni perché non si avverino, non avvengano decisioni drammatiche, perché è sempre un dramma quando si decide di interrompere una vita, come dovrebbe essere sempre un dramma ogni volta che una vita – anche nata – viene distrutta, umiliata, viene stroncata».

«In un mondo dove tanto facilmente si aiuta il lavoro sporco della morte io gioierei invece per tutte le volte che la vita viene difesa, accompagnata e promossa. Di questo in effetti il mondo intero ha bisogno», afferma monsignor Paglia. E osserva come, a parte la vicenda irlandese «ci sia nell’aria un atteggiamento di individualismo che oscura e spinge a dimenticare i diritti di tutti, compreso quello di chi deve nascere. Ecco perché se per un verso è importante stare accanto ed evitare decisioni talora drammatiche – perché non si è consapevoli di quello che si fa – per altro verso è indispensabile affermare i diritti di ciascuno, soprattutto dei più deboli, assieme al dovere di accompagnare, di sostenere, senza abbandonare mai nessuno».

È questa la cultura, sottolinea il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che «va promossa contro quella di un «iper-individualismo» che porta a considerare solo il benessere individuale che a volte si paga anche a caro prezzo». «Il problema – rileva – è che ci troviamo di fronte ad una cultura che in qualche modo nell’intero arco della vita pone in secondo piano il diritto di ciascuno ad esistere per affermare il primato di chiunque voglia eliminare l’altro per salvare se stesso. Questa è una logica assolutamente drammatica. Ecco perché – conclude Paglia – è indispensabile che in qualche modo si promuova in maniera forte la difesa, l’accompagnamento e la promozione della vita umana in ogni suo istante».

Fonte Vatican Insider

28 Maggio 2018 | 08:50
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