Svizzera

«L’interesse di Dio per la creazione è un appello alla cura del mondo»

Tifoni, coste allagate, siccità: la crisi climatica minaccia l’esistenza di milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo nonostante essi non abbiamo quasi del tutto contribuito al riscaldamento climatico. Si stima infatti che il 50% della popolazione mondiale più povera sia responsabile solo del 10% delle emissioni di gas serra legate al consumo, mentre il 10% della popolazione più ricca ne produce quasi il 50%. Dopo aver tagliato il traguardo, lo scorso anno, dei 50 anni dalla prima campagna ecumenica, «Pane per tutti», «Sacrificio Quaresimale» e «Essere solidali» – tre organizzazioni svizzere di ispirazione cristiana che si occupano di cooperazione internazionale – propongono anche quest’anno, in occasione della Quaresima, un «percorso» a più elementi per riflettere e agire, come singolo e come comunità. Lo slogan quest’anno è «Giustizia climatica – adesso!». Approfondiamo il tema dal punto di vista teologico con Dave Bookless, teologo anglicano e direttore di «A Rocha».

Intervenire tempestivamente Forse il nostro problema più grande legato al mutamento climatico sono la dimensione, la complessità e la tempistica delle questioni che solleva. Con la pandemia da Covid-19, dal nulla, si è presentata una minaccia e tutti – governi, Chiese, singoli individui – hanno agito in modo rapido e deciso. Con il mutamento climatico siamo di fronte a una minaccia ben più grave eppure, per chi come noi risiede in Paesi occidentali, essa appare distante e quindi più difficile da affrontare Creati a immagine e somiglianza di Dio Per molto tempo si è purtroppo considerato in modo riduttivo il riferimento a Dio e al Vangelo: Dio non è interessato solo alle Chiese e ai singoli esseri umani. Egli è il Dio della creazione: dalle galassie lontane ai virus microscopici. Il mondo nasce dalla relazione d’amore tra Padre, Figlio e Spirito Santo: la creazione esiste in Dio, è stata fatta per Cristo (Col 1,16) ed è infusa dal soffio vitale dello Spirito Santo. Tutto questo è essenziale per comprendere il posto attribuitoci in quanto esseri umani: siamo, contemporaneamente, fatti di polvere (e quindi in relazione con tutte le altre creature) e chiamati a portare l’immagine e la somiglianza di Dio nelle relazioni umane. Siamo invitati a essere collaboratrici e collaboratori di Dio nel mondo da lui creato e a servire e preservare la fecondità di tutta la creazione (Gn 2,15). La necessità di creare nuovi stili di vita Dio ci chiama perciò a livelli sempre più profondi di conversione. Una conversione che oggi inizia assumendo la sofferenza per l’impatto delle nostre scelte egoistiche sui poveri e sul pianeta. Porta poi alla conversione che si esprime in stili di vita più semplici e frugali e nell’indignazione per le ingiustizie sociali ed ecologiche che ci circondano. Genera infine frutti: relazioni trasformate in ogni dimensione e una rinnovata gioia di vivere. Questa conversione, se porta con sé un cammino di dolore e frustrazione, offre anche una possibilità di gioia e speranza perchè condividiamo l’entusiamo di Dio per ogni rapporto in Lui e da Lui rinnovato. Appassionati della giustizia Parallelamente dobbiamo, in relazione al mutamento climatico, condividere la passione di Dio per la giustizia. La profonda ingiustizia in atto oggi risiede nel fatto che chi ha una responsabilità minore nel caos climatico, soffre maggiormente per i suoi effetti. Quando l’estrema siccità o le inondazioni distruggono i raccolti, le famiglie contadine non hanno la possibilità di procurarsi del cibo in altro modo. Quando il livello del mare si alza o violente tempeste inondano le case nelle Filippine, non interviene nessuna assicurazione a rifondere i danni e gli aiuti statali sono inesistenti. Queste sofferenze sono causate, per quanto indirettamente e involontariamente, dallo stile di vita delle persone che vivono in Paesi industrializzati e ricchi. Questa è l’ingiustizia più grande. L’immagine della separazione delle pecore dalle capre usata da Gesù per parlare del giorno del giudizio (Mt 25,32-33) ci interroga oggi come Chiesa di uno di questi Paesi; sapremo noi dare un senso compiuto alle sue parole: «Perché io ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, avevo sete e non mi avete dato da bere, …»? Una conversione «ecologica» Se vogliamo essere discepoli di Gesù Cristo, non possiamo chiamarci fuori da una conversione che è anche ecologica e non invocare la giustizia climatica. Oggi Gesù ci chiama per essere le sue mani, i suoi piedi e la sua voce nel rispondere attivamente e con urgenza al grido dei poveri e della Terra.

Testo tradotto e adattato da Daria Lepori, Sacrificio Quaresimale

Il manifesto della campagna ecumenica 2021
20 Febbraio 2021 | 18:37
Condividere questo articolo!