Internazionale

L'indagine. Calano i fedeli, ma papa Francesco resta un «faro»

Presentata l’indagine sociologica «L’incerta fede» commissionata dalla Conferenza episcopale italiana al sociologo Roberto Cipriani a 25 anni dalla precedente «La religiosità in Italia». A Messa solo il 22% (nel 1995 era il 31%), ma tiene la preghiera personale. E in Svizzera?

Oggi, in Ticino l’erosione del numero dei cattolici-romani è rilevante, anche se minore rispetto ad altri Cantoni della Svizzera. Secondo gli ultimi dati dell’Ufficio Federale di Statistica (UFS) cresce quella fascia della popolazione che si definisce «senza appartenenza religiosa» e che rappresenta il 22,8% della popolazione ticinese, fronte un 63% di cattolici (ma i praticanti assidui sono decisamente molto meno).

La Conferenza episcopale italiana (CEI), nel 2017, ha commissionato al sociologo Roberto Cipriani, docente emerito dell’Università Roma Tre, una ricerca vasta e approfondita di tipo quantitativo (3238 questionari) e qualitativo (164 interviste in profondità). Emerge che tra gli italiani, la «fede dubbiosa» in Dio, in meno di 10 anni, ha superato quella certa. In questo panorama di incertezza la figura di papa Francesco sembra essere sostanzialmente il punto fermo e sicuro per credenti e non. Ben l’82,6% delle persone intervistate esprime un parere favorevole verso l’azione e la presenza del Pontefice argentino.

Continua il calo della pratica religiosa e solo il 28,6% crede nella vita eterna

La religiosità non sempre si esplicita all’interno della comunità ecclesiale o partecipando ai momenti liturgici. I numeri raccontano un calo della frequenza settimanale alla Messa, dal 31,1% al 22. Solo un 14% si accosta alla comunione almeno una volta la settimana e il 27,5% mai (era il 19,7% nel 1995). Nei confronti della morte, il 58,3% ritiene che la religione aiuti a mantenere una certa tranquillità, anche se in 25 anni è passato dal 10,4% al 19,5% il numero di chi nega in modo convinto che ci sia una vita dopo la morte.

Le critiche alle istituzioni religiose e la nuova spiritualità

Si mantiene viva la preghiera, con il 26,1% che dichiara di praticarla ogni settimana, e mai solo il 26,8. Numeri più alti di quelli della partecipazione alla Messa. E se il 35% dice di appartenere ad una Chiesa o confessione, sono numerose le riflessioni critiche nei confronti dell’istituzione religiosa, i suoi componenti, le regole e i comportamenti. Così la ricerca rileva l’emergere di una spiritualità «che a poco a poco – sottolinea Cipriani – subentra alle forme tradizionali di religiosità». Si manifesta nell’adesione «a forme di volontariato ed a nuove esperienze sul modo di pregare o comunque di mettersi in relazione con il soprannaturale».

La «religione dei valori», da famiglia a giustizia

Nell’indagine qualitativa è anche evidente la presenza di una sorta di «religione dei valori» che in ordine di importanza sono: famiglia, giustizia, solidarietà, accoglienza, condivisione; seguono poi, un po’ più distanti: lavoro, amicizia, amore, educazione, cultura, tradizione, religiosità, devozione, libertà.

I favorevoli all’eutanasia sono la maggioranza

Un dato su tutti testimonia il cambiamento degli italiani in questi 25 anni, quello a proposito dell’eutanasia: il 62,7% è favorevole, e si pone in contrasto col magistero cattolico, mentre il 20,4% è contrario, e il 16,9% incerto. Nel 1995 i contrari erano invece la maggioranza, con il 42,7% per cento, gli incerti il 34,8% ed i favorevoli solo il 22,5%.

28 Ottobre 2021 | 15:26
fede (87), indagine (3), religione (22)
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