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Libia: Msf, «5.800 migranti e rifugiati in condizioni disumane»

Sono 5.800 i migranti e rifugiati intrappolati nei centri di detenzione in Libia lungo la linea del fronte. Medici senza frontiere, in una conferenza stampa oggi a Roma con la presenza dei capimissione Sam Turner e Julien Raickman, che operano a Tripoli, Misurata e Khoms, ha lanciato un appello «all’evacuazione umanitaria immediata per donne, uomini e bambini rinchiusi nei centri di detenzione lungo la linea del fronte» dopo aver incontrato alcuni rappresentanti delle istituzioni italiane. «Riconosciamo gli sforzi di alcuni governi europei, tra cui l’Italia, ma solo 300 persone sono state evacuate finora, mentre nello stesso periodo altre 1.200 persone sono state intercettate in mare dalla guardia costiera libica e riportate negli stessi centri», ha detto Sam Turner. I due operatori umanitari hanno descritto la drammatica situazione nei centri che visitano periodicamente: «Cibo poco e di scarsa qualità, livelli altissimi di malnutrizione peggiorati dal conflitto, spazio ristrettissimo, finestre chiuse con mattoni. Le persone rimangono rinchiuse per mesi, in condizioni igieniche terribili». «Il rischio per la salute mentale e che si ammalino di tubercolosi e di altre malattie è altissimo – ha aggiunto Julien Raickman -. Da settembre ad oggi nei centri sulle montagne occidentali sono morte 20 persone di Tbc. Le donne partoriscono e sono forzate a restare lì dentro con i neonati. È una sofferenza umana troppo alta». Marco Bertotto, responsabile advocacy di Msf, ha denunciato «le politiche strutturali messe in piedi in questi anni» che producono un «effetto domino» nei reinsediamenti verso i Paesi di origine che non funzionano abbastanza e nei salvataggi in mare: «Ogni persona evacuata altre 4 vengono riportate nei centri di detenzione, come conseguenza del supporto diretto e indiretto alla guardia costiera libica, di assistenza tecnica nella zona Sar (di ricerca e soccorso): quindi non sono sufficienti interventi singoli». La raccomandazione all’Italia e agli Stati che hanno una influenza sulle vicende libiche «è arrivare quanto prima all’interruzione del sistema di detenzione nei centri. È un sistema estremamente problematico, inefficace, inutile, disumano. La percentuale dei migranti trattenuti è piccola rispetto al numero di quelli presenti in Libia, ci sono risposte umanitarie che possono essere date alle persone vulnerabili fuoriuscite dai centri. Trattenerle non è accettabile». L’Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) ha identificato circa 10.000 rifugiati in Libia.

(AgenSir)

4 Giugno 2019 | 18:15
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