dal Mondo

Libia, Migrantes: è luogo di torture per tanti

17.11.2017, 12:10 / redazionecatt

Il  ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel, afferma che nei centri di detenzione in Libia “è vero che le violenze e i soprusi sono all’ordine del giorno”. Il commissario europeo Dimitris Avramopoulos ieri ha avvertito che senza l’azione dell’Unione europea e senza “gli sforzi eroici” dell’Italia andrebbe anche peggio.

Secondo il sottosegretario alle Politiche e Affari europei Sandro Gozi “in Libia la politica italiana non va cambiata ma attuata. L’Onu sia piu’ presente”.

In totale, sono circa 1,3 milioni le persone, inclusi sfollati interni, chi rientra nei luoghi di origine, migranti, rifugiati e richiedenti asilo, che hanno bisogno di assistenza umanitaria in Libia. Il dato, tratto da un rapporto dell’Onu, viene riportato nel bando dell’Agenzia italiana alla Cooperazione allo sviluppo che stanzia due milioni di euro per migliorare le condizioni di vita in tre centri per migranti in Libia.

Per don Giovanni De Robertis, direttore della Fondazione Migrantes, “la situazione in Libia per chi vuole vedere è molto chiara. E purtroppo la Libia è un luogo di torture: è un vero inferno. Cosa rende così sorda tanta parte dell’opinione pubblica e dei nostri governi per accettare tutto questo?”. Per i migranti in Libia “non ci sono queste garanzie. Personalmente ho ascoltato, e non da adesso, ma negli ultimi anni, tanti racconti dei migranti. E la cosa che più mi impressionava è che il tratto di viaggio che ricordavano con più difficoltà era proprio il soggiorno in Libia”.

Intanto, il Parlamento europeo ha adottato a larga maggioranza la sua posizione sulla riforma delle regole di Dublino in vista dei negoziati con i governi. La proposta dell’Europarlamento di fatto metterebbe fine al principio del Paese di primo approdo, introducendo un sistema automatico e permanente di ripartizione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri, con un taglio dei fondi strutturali per i Paesi che rifiutano di partecipare

Don De Robertis sottoline ancora che “i richiedenti asilo, quelli che raggiungono le nostre coste,sono una piccola percentuale rispetto a quella che è la situazione nel mondo; e ciò a causa del moltiplicarsi di guerre e di altre situazioni. L’Europa ha oltre 500 milioni di abitanti: non sarebbe così drammatico. Sono proprio le divisioni fra i governi europei, la nostra incapacità di camminare insieme, quello che poi porta a delle politiche sbagliate”.

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