Ticino

Letture evangeliche verso la Pasqua 2021

a cura di Ernesto Borghi, coordinatore della Formazione Biblica nella Diocesi di Lugano

Inizia con questa prima domenica di Quaresima, un nuovo percorso, speriamo, utile ed interessante come avvenuto in Avvento e nel tempo di Natale scorsi. Il Coordinamento della Formazione Biblica della Diocesi di Lugano desidera mettersi al servizio di lettrici e lettori, accompagnandoli verso un confronto aperto ed interattivo con i brani evangelici proposti, nelle celebrazioni eucaristiche domenicali, secondo i riti liturgici cattolici romano e ambrosiano.

Apprezzate esperte ed esperti di tradizione cattolica e di altre confessioni cristiane presenteranno le loro sintetiche linee di analisi e di interpretazione ai diversi testi che si succederanno, domenica dopo domenica sino a Pasqua. Le traduzioni dei brani evangelici saranno quelle pubblicate dall’Associazione Biblica della Svizzera Italiana nei volumi delle Edizioni Terra Santa (la casa editrice della Custodia francescana di terra Santa) editi dal 2017 in poi, nel quadro del progetto internazionale ABSI «Leggere i vangeli per la vita di tutti»[1].

Quando sarà possibile, offriremo anche dei suggerimenti multimediali, che consentano di approfondire quanto sarà proposto, leggendo i brani in questione, oppure di considerare aspetti culturali variamente collegati ad essi.

Saremo lieti di conoscere l’opinione su di essi delle persone che leggeranno questi contributi (scrivano pure a: info@absi.ch) sia per stabilire un dialogo con loro sia per avere stimoli a migliorare costantemente quanto sarà proposto, settimana dopo settimana, in queste pagine elettroniche…

PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA

Marco 1,12-13.14-15 (rito romano – commenti di Eric Noffke[2] [vv. 12-13] – Angelo Reginato[3] [vv. 14-15])

«12E subito lo Spirito lo sospinge con forza nel deserto. 13Ed era, nel deserto, quaranta giorni, messo alla prova da satana; ed era con le bestie selvatiche, e gli angeli lo servivano.

14Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò in Galilea proclamando il vangelo da parte di Dio. 15e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è divenuto vicino; cambiate mentalità e credete sulla base del vangelo».

vv. 12-13: Il soggiorno di Gesù nel deserto per incontrare Satana appare come rivelazione personale. Questo è il «signore di questo mondo», che lo metterà alla prova (e ci riproverà ancora per interposta persona, cfr. Mc 8,11; 10,2; 12,15). Gesù rimane nel deserto 40 giorni come 40 anni vi era rimasto Israele in fuga dall’Egitto: è una sorta di purificazione, di preparazione prima di partire alla «conquista» del popolo d’Israele (come fecero gli ebrei con Giosuè alla fine del loro peregrinare). Nel deserto Gesù è assistito dagli angeli e vive con gli animali selvatici. Forse quest’ultimo particolare vuol richiamare Genesi 2, la vita nell’Eden prima del peccato, quando almeno secondo il Libro dei Giubilei (cfr. 3,28) tutti gli esseri viventi parlavano la medesima lingua. Lasciato il deserto dopo aver sconfitto Satana, Gesù potrà iniziare la sua missione. Infatti da 1,14 la predicazione di Gesù può iniziare, con la chiamata dei primi discepoli e con le prime opere potenti.

vv. 14-15: Esce di scena Giovanni, l’annunciatore della buona notizia e inizia ad agire il protagonista del racconto, Gesù. Lo scenario è quello della Galilea: punto di partenza simbolico, più che semplice coordinata geografica, come sarà evidente nella conclusione del racconto marciano (cfr. Mc 16,7). Le prime parole di Gesù, dal tenore programmatico, fanno riferimento al Regno di Dio che si avvicina, nel tempo del compimento; e alla risposta richiesta da parte degli uditori dell’evangelo, ovvero conversione della mentalità e fede. È un annuncio enigmatico che il seguito del racconto chiarirà. Tuttavia, i termini messi in campo dall’annuncio di Gesù possono essere almeno in parte decifrati già da ora, facendo riferimento al vocabolario delle Scritture d’Israele.

È nella tradizione profetica di quelle Scritture che troviamo sia la metafora del regno che l’attesa di un compimento dei tempi. I profeti annunciano un tempo in cui sarà Dio stesso a regnare, ristabilendo il progetto iniziale di un’umanità che intesse relazioni di giustizia, che ricerca lo shalom, ovvero il mondo giusto sognato da Dio, in principio. Ma Dio non agirà senza il coinvolgimento degli esseri umani.

Costoro, sono chiamati a cambiare vita (alla lettera, cambiare mentalità: la conversione, infatti, parte dall’interno e si manifesta, poi, nelle scelte esterne), a ritrovare quella fiducia nel progetto di Dio che l’umanità ha perduto, mettendone in discussione la bontà, assecondando il sospetto del serpente che Dio sia un avversario, piuttosto che amico (cfr. Gen 3).

Il vangelo di Dio, proclamato da Gesù, è tutto qui: nell’agire di Dio e nell’imperativo rivolto all’umanità perché lo accolga. Da qui in poi, Marco guiderà il lettore a comprendere più a fondo la posta in gioco racchiusa in questo annuncio.

Per una lettura esegetica ed esistenziale di Marco 1,14-15 si possono ascoltare utilmente gli interventi dei biblisti Eduard Patrascu, rumeno, coordinatore, per la Federazione Biblica Cattolica (CBF), dell’area Europa centrale ed orientale (in italiano), e Seamus O’Connell, irlandese, membro del Comitato Esecutivo della CBF (in inglese) utilizzando il link https://c-b-f.org/en/News/Regions/Europe/Southern-and-Western-Europe/CBF-Europe_Online_Conference (è possibile leggere e scaricare anche i testi dei loro interventi, in inglese, francese e italiano).

Mt 4,1-11 (rito ambrosiano – commento di Nicoletta Gatti[4])

1Allora Gesù fu portato dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. 2E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3E il tentatore, accostandosi, gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pani». 4Egli, però, rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’essere umano, ma di ogni parola che esce attraverso la bocca di Dio». 5Allora il diavolo lo prende con sé nella città santa, lo depose sul punto più alto del Tempio 6e gli dice: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, affinché non urti contro un sasso il tuo piede». 7Gesù gli rispondeva: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo»». 8Di nuovo il diavolo lo prende con sé sopra un monte altissimo e gli mostra tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «9Tutte queste cose io ti darò, se, cadendo in ginocchio, adorerai me». 10Ma Gesù gli dice: «Vattene, satana! Sta scritto infatti:il Signore Dio tuo adorerai e a lui solo renderai culto». 11Allora il diavolo lo lascia ed ecco angeli si accostarono e prestavano servizio a lui.

Con alcuni particolari, Matteo accentua il parallelismo tra l’esperienza della tentazione e l’Esodo: 40 giorni e 40 notti (v. 2; Es 24,18); il monte altissimo (v. 8) e le citazioni deuteronomiche che ripercorrono tre eventi in cui Israele tenta Dio per la mancanza di pane (cfr. Dt 8,3; Es 16); d’acqua (cfr. Dt 6,16; Es 17,1-7) e della Sua presenza (cfr. Dt 6,13; Es 32). Gesù ripercorre dunque l’esperienza del suo popolo, superando nell’adesione al progetto del Padre il test del cammino nel deserto.

vv. 1-2: Lo Spirito conduce (in greco anágō) Gesù nel deserto per essere tentato dal diavolo (v. 1). L’iniziativa dello Spirito getta una luce positiva su ciò che segue: è un momento di discernimento come l’uso del verbo peirázō e la localizzazione nel deserto conferma. La radice greca ha, infatti, il significato primario di esame, prova: soltanto in alcuni testi assume la connotazione morale di tentazione al peccato (cfr. 1Tm 6,9). Si tratta perciò di una tentazione radicale non morale, che provoca domande esistenziali: «Su chi fondo la mia esistenza? Chi è il ›signore’ della mia vita?». Gesù è dunque «messo alla prova» come il popolo d’Israele, come gli amici di Dio. L’indicazione temporale conferma questa lettura. Come altri numeri biblici, il numero quaranta non esprime un dato quantitativo ma teologico. Indica tutto il tempo necessario per assumere l’ottica di Dio (cfr. Dt 8,2; Es 34,28; 1Re 19,1-8).

L’esperienza è collocata nel deserto. Non si tratta di un luogo geografico, ma teologico. Nella spiritualità biblica il deserto è lo spazio della memoria: è luogo di solitudine, di fame, di sete (cfr. Ger 2,6) ma anche luogo del primo amore (cfr. Ger 2,2-3), del fidanzamento (cfr. Os 2,16). Il deserto è lo spazio dove sperimentare il proprio limite, dove il bisogno si trasforma in grido. Per questo il deserto educa a divenire figlio, ad attendere il pane, l’acqua, la vita dal Padre. Come un padre si prende cura del figlio, così Dio ha custodito il suo popolo durante la peregrinazione nel deserto (Dt 8,2-5): lo ha nutrito con la manna, lo ha dissetato con acqua dalla roccia, lo ha reso popolo mediante il dono della sua Parola, della sua Torah.

vv. 3-10: La connessione con l’esperienza battesimale, e il tipo di richiesta «se sei Figlio di Dio», sembra indicare che il test riguarda le parole della teofania battesimale. Gesù sceglie di essere figlio e di vivere la propria missione in rapporto a questa identità fondamentale. Invitato ad essere il Messia del pane abbondante sceglie di essere il Messia della Parola (cfr. v. 4); invitato a farsi Messia politico/teocratico, sceglie di essere il Messia del servizio di Dio (cfr. v. 7); invitato a chiedere miracoli di protezione, sceglie la fiducia in Dio, anche nella sofferenza (cfr. v. 12).

v. 11: In questa scelta Gesù si è ispirato alla Scrittura («Sta scritto»: vv. 4.7.10). È il cammino offerto da Jhwh al suo popolo per riscoprire la propria identità originale e per vivere l’esistenza «faccia a faccia» con Dio, come la presenza ed il servizio degli angeli sembra ricordare. Dopo essere stato accreditato davanti ad Israele al Giordano come il Figlio-Messia (3,17), nel deserto Gesù sceglie il tipo di messianismo da realizzare. Alla luce del- le Scritture abbraccia la prospet- tiva del Padre, in netto contrasto con la mentalità umana che voleva un Messia politico e potente. A questa scelta, Gesù rimarrà fedele fino al Calvario.

Per una lettura globale di Matteo 4,1-11 nei suoi contesti culturali e testuali consigliamo l’ascolto dell’intervento del biblista novarese Fabrizio Filiberti, terza puntata del corso ABSI «Leggere i vangeli per la vita di tutti. Il vangelo secondo Matteo» (cfr. link https://youtu.be/JQLnqwfaklc)


[1] Per avere accesso ai volumi di dette traduzioni, ci si rivolga pure a: info@absi.ch

[2] Nato a Pisa nel 1968, è sposato e padre di una figlia e di un figlio. Pastore metodista, dottore in Nuovo Testamento (Università di Basilea – 2003), insegna esegesi e teologia del Nuovo Testamento presso la Facoltà di Teologia Valdese di Roma, è presidente della Società Biblica in Italia. Tra le sue pubblicazioni principali: Cristo contro Cesare. Come gli ebrei e i cristiani del I secolo risposero alla sfida dell’imperialismo romano, Claudiana, Torino 2006; Giovanni Battista. Un profeta esseno? L’opera e il messaggio di Giovanni nel suo contesto storico, Claudiana, Torino 2008; con E. Borghi – E. Norelli – C. Gianotto – F.G. Nuvolone, Gli apocrifi del Nuovo Testamento. Per leggerli oggi, EMP, Padova 2013; Ester. Introduzione, traduzione e commento, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2017; Beati i poveri. Dalla legislazione mosaica alla predicazione di Gesù nel vangelo secondo Luca, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2019.

[3] Nato ad Abbiategrasso (MI) nel 1963, è licenziato in Teologia biblica (Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano) e svolge un ministero pastorale nella chiesa battista a Lugano. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: «Che il lettore capisca» (Mc 13,14). Il dispositivo di cornice nell’evangelo di Marco, Cittadella, Assisi (PG) 2009; (con Lidia Maggi), Dire, fare, baciare… Il lettore e la Bibbia, Claudiana, Torino 2012; (con Lidia Maggi), Liberté, égalité, fraternitè. Il lettore, la storia e la Bibbia, Claudiana, Torino 2014; (con Lidia Maggi), Vi affido alla Parola. Il lettore, la chiesa e la Bibbia, Claudiana, Torino 2017; Corpi di desiderio. Dialoghi intorno al Cantico dei Cantici, Claudiana, Torino 2019.

[4] Nata a Rovereto (TN) nel 1961, dopo la licenza in Scienze Bibliche al Pontificio Istituto Biblico, ha insegnato Sacra Scrittura in Etiopia. Nel 2006 ha conseguito il dottorato in Teologia Biblica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma con una dissertazione intitolata Perché il piccolo diventi fratello. La pedagogia del dialogo nel cap. 18 di Matteo (PUG, Roma 2008). Attualmente vive in Ghana, dove si dedica all’insegnamento universitario nei campi dell’ermeneutica africana e teologia biblica (Department for the Study of Religions, University of Ghana, Legon) e al dialogo interreligioso, con un’azione formativa sia a carattere accademico che pastorale. Le sue pubblicazioni in lingua inglese riguardano la lettura interculturale dei testi biblici nel contesto culturale ghanese. Ha recentemente edito con George Ossom-Batsa e Rabiatu D. Ammah, Religion and Sustainable Development: Ghanaian Perspectives, Urbaniana University Press, Città del Vaticano 2018. Chi volesse ascoltare un interessantissimo intervento della Prof.ssa Gatti sulla lettura della Bibbia in Africa oggi, utilizzi il seguente link: https://youtu.be/KxfHkiNO-bI

20 Febbraio 2021 | 13:13
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