Ticino

L’estate straordinaria delle colonie

Estate è da sempre per i più piccoli sinonimo di divertimento, giochi e nuove amicizie; mentre spesso il periodo estivo è per i genitori un tempo di incastri tra i vari impegni lavorativi e la scelta delle proposte offerte dal territorio. Tra quest’ultime numerose anche quest’anno sono quelle arrivate dalle parrocchie della diocesi che si sono attivate, dopo il lungo inverno segnato dalle restrizioni causate dalla pandemia, con colonie diurne, grest, oratori estivi e colonie residenziali. Proposte sempre molto valide che uniscono al divertimento anche la formazione pedagogica e quella spirituale, come ci spiega don Fabio Minini, responsabile della colonia diurna di Rivera, durata due settimane, che ha coinvolto una sessantina di ragazzi tra bambini e animatori.

«Queste esperienze sono molto formative ed importanti: con gli atelier i bambini hanno l’opportunità di mettere in pratica la loro vena creativa ed artistica, i giochi a squadre offrono poi la possibilità di creare legami, di aggregarsi e di sviluppare lo spirito di squadra. Oltre a questo, le colonie parrocchiali offrono ampio spazio alla parte formativa e spirituale: essendo un ambiente parrocchiale abbiamo a cuore questo aspetto e cerchiamo, anche attraverso l’esperienza estiva, di fare una prima evangelizzazione con un avvicinamento alla Chiesa, con i suoi riti, con la messa, la preghiera e le riflessioni. Quest’anno abbiamo avuto modo di riflettere sul tema dell’amicizia, partendo proprio dalla frase di Gesù: «Vi ho chiamato amici». Attraverso la lettura di alcuni passi della Bibbia abbiamo mostrato ai ragazzi come nella Parola di Dio si trovino indicazioni pratiche per la nostra vita e, in particolare, su come vivere bene l’amicizia vera. La formazione spirituale è sicuramente un valore aggiunto della nostra colonia e credo che questo venga apprezzato anche dai genitori».

Un altro aspetto molto bello ed importante è sicuramente il legame che attraverso queste esperienze si crea tra monitori e bambini: «Nella nostra colonia i monitori sono tutti molto giovani, con i pro e i contro che questo comporta. Tra i bambini e gli animatori non c’è dunque molta differenza di età e non è dunque difficile creare dei legami tra di loro oltre che una forte empatia».
Dopo i lunghi mesi invernali, segnati da regole e restrizioni in particolare per i più grandicelli, i bambini stanno dunque vivendo una estate in libertà. Questi mesi non sembrano aver segnato le loro abitudini: «I più piccoli – ci confida don Fabio – non sembrano averne risentito o averne sofferto più di tanto; i ragazzi delle medie e delle superiori sono stati sicuramente più sacrificati e per loro tornare ad aggregarsi in libertà e a vivere esperienze di questo tipo è senza dubbio fondamentale dopo i mesi faticosi vissuti questo inverno. Esperienze che, a prescindere dalla pandemia, rimangono fondamentali per la crescita di ciascuno e che offrono la possibilità di creare legami, interagire e confrontarsi con i coetanei ma anche con bambini e ragazzi di altre fasce di età».

«Sarebbe bello – conclude don Fabio – fare in modo che l’esperienza estiva della colonia parrocchiale non rimanesse fine a sé stessa e che non terminasse in quei quindici giorni, ma diventasse parte di un percorso più lungo che accompagni il bambino durante tutto l’anno. Questa deve essere la differenza pratica fondamentale con le altre colonie estive proposte dal Cantone, dal comune o da qualunque altra società. Dovrebbe essere una tappa di un cammino lungo tutto l’anno con momenti di incontro dedicati a loro ma che, almeno finora, hanno visto scarsa partecipazione».

Silvia Guggiari

Una foto di gruppo della colonia parrocchiale di Rivera.
18 Luglio 2021 | 12:03
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