Svizzera

Le tre «p» di Sant’Egidio sono realtà anche in Svizzera

Ventiquattro candele accese per altrettanti Paesi attraversati da tensioni, situazioni di violenza diffusa, con difficili processi di riconciliazione in corso, attanagliati da guerre e guerriglie. Dall’Afghanistan alla Colombia, dalla Penisola coreana allo Yemen, dalla Repubblica Centrafricana all’Ucraina, passando per Siria, Somalia, Iraq… Altrettante tappe di quella terza guerra mondiale a pezzi di cui così spesso parla papa Francesco. Gesti simbolici, preghiere e parole in otto lingue per celebrare la 34ª edizione dell’evento interreligioso istituito dalla Comunità di sant’Egidio a partire dall’incontro di Assisi del 1986. Neppure la pandemia è riuscita ad arrestare lo spirito di Assisi, nel cui nome ogni anno la Comunità di Sant’Egidio organizza questo incontro a cui partecipano i rappresentanti delle grandi religioni mondiali e a cui aderiscono oltre 70 Paesi di fedi e culture diverse allo scopo di fermare le guerre e promuovere processi di pace. Un’esigenza che in questi tempi feriti dalla pandemia, assume un’urgenza, se possibile, ancora maggiore. «Nessuno si salva da solo»: questo il titolo dell’annuale incontro di preghiera che si è tenuto invece che sull’arco di tre giorni, in un pomeriggio soltanto, martedì 20 ottobre, a Roma. La storia di questa comunità di donne e uomini laici, inizia a Roma nel 1968, su iniziativa di Andrea Riccardi, nell’antico convento in Trastevere, da cui prende il nome. Preghiera, poveri e pace: sono queste le tre «p», i tre pilastri su cui si fonda la Comunità. Comunià che in questi ultimi anni, ha registrato una crescita continua, legando il suo nome anche a molti processi di riconciliazione e a altrettanti interventi di mediazione tra Stati in guerra, raggiungendo importanti successi diplomatici internazionali, pur continuando a portare avanti la sua opera sul terreno in favore delle persone che, per diversi motivi, sono finite ai margini delle nostre città.

Proprio in questi giorni, la Comunità di Sant’Egidio sta mediando i colloqui tra le delegazioni del governo del Sud Sudan e dell’opposizione con l’obiettivo di fare avanzare la pace nel Paese. Sant’Egidio opera anche in Svizzera. A Losanna, per la precisione. Come ci racconta Claudia Antonini, di Zurigo, da dieci anni membro del Consiglio di amministrazione di Sant’Egidio, in Svizzera. Lei e suo marito erano entrati in contatto con la Comunità molti anni fa, a Küsnacht, grazie al sacerdote Karl Wolf, un amico di Sant’Egidio, e subito si erano sentiti in sintonia con il suo spirito. Oggi Claudia Antonini amministra per la Svizzera, le donazioni che giungono a sostengo delle attività di Sant’Egidio. In particolare per un vasto progetto di accoglienza per persone con l’Aids in 11 Stati africani. «Un’attività comunitaria vera e propria a Zurigo non c’è», ci spiega. In Svizzera infatti, solo Losanna è sede di un piccolo gruppo di volontari – una dozzina circa – la cui storia è iniziata 25 anni fa e la cui prima sfida furono i bambini del quartiere popolare di la Bourdonette, che avevano bisogno di un dopo-scuola. Successivamente, il loro servizio si è allargato a tutta la città, ovunque la vita era difficile: presso gli stranieri, i rom, gli anziani indigenti… Grande è stato l’impegno, alcuni anni fa, del gruppo di Sant’Egidio di Losanna per cercare di realizzare, anche in Svizzera, dei corridoi umanitari per far giungere in terra elvetica, in modo sicuro, profughi da contesti di guerra senza che dovessero ricorrere a scafisti privi di scrupoli e mettere in pericolo le loro vite, giungendo però, alla fine, alla conclusione che simili forme di aiuto erano – per il momento, almeno – incompatibili con la legislazione svizzera. Martedì, è stata una giornata importante. Per loro, quelli di Sant’Egidio, ma anche per tutti i «credenti che sognano», come ha detto Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, dalla piazza del Campidoglio, nel discorso che ha aperto la seconda parte della 34ª edizione dell’incontro internazionale delle fedi mondiali. «Nei quasi trentacinque anni trascorsi – ha proseguito Riccardi – si sono sprigionate energie creatrici e liberatrici di pace. Purtroppo alcune situazioni di convivenza sono andate deteriorandosi e nuove guerre si sono aperte. Tuttavia dobbiamo riconoscere che anche nuove paci sono state possibili (perché la pace è sempre possibile) e un clima di dialogo e fraternità si è istaurato tra le religioni. Queste hanno risposto con ferma chiarezza alla strumentalizzazione della religione a fini di violenza». E a riprova di questo «clima di dialogo e di fraternità», al termine dell’incontro di Roma, tutti i leader religiosi presenti in Campidoglio, hanno sottoscritto l’«Appello per la pace», mentre ancora echeggiavano nell’aria le parole del Papa: «Nessuno può sentirsi chiamato fuori. Siamo tutti corresponsabili. Le ingiustizie del mondo e della storia si sanano non con l’odio e la vendetta, ma con il dialogo e il perdono».

Corinne Zaugg

26 Ottobre 2020 | 06:04
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