Ticino

Le monache benedettine di Claro sulla Lettera pastorale del Vescovo: «Bello l'invito di ripartire dal cuore»

Anzitutto ringraziamo vivamente mons. Valerio Lazzeri per aver scritto l’8 settembre scorso, festa della natività di Maria Vergine, la sua lettera pastorale «Ripartire dal cuore». Ci sembra molto bello che il pastore della Chiesa diocesana si prenda cura con vigile premura di tutti i fedeli a lui affidati, specialmente in questo periodo particolarissimo e grave della pandemia dovuta al corona virus che dilaga in tutte le nazioni, anche nella nostra. La sua è un’azione veramente pastorale, perché aiuta a vedere e soprattutto a vivere questa situazione, grave e con risvolti molteplici a tutti i livelli – economico, sociale, morale e religioso – con spirito di fede, alla luce della Parola di Dio, con fiducia, con «pazienza fiduciosa, con sottomissione attiva», secondo le parole stesse del nostro vescovo Valerio. Egli esorta tutti, quindi anche noi monache benedettine che ci sentiamo inserite profondamente nella comunità ecclesiale della diocesi di Lugano, a «seminare comprensione e benevolenza», tratti caratteristici della carità fraterna che deve regnare sempre fra i credenti in Gesù Cristo, il quale ha insegnato con la sua dottrina, ma soprattutto con l’esempio del dono totale della sua vita, l’amore per il Padre e per tutti gli uomini senza distinzione di lingua, di razza e di nazione. Noi monache claustrali apprezziamo molto, a motivo della nostra vocazione contemplativa, il richiamo del vescovo Valerio a «ripartire dal cuore», cioè a non fare elucubrazioni, analisi mediche e scientifiche astratte, pur necessarie e utili per cercare di debellare il Covid-19, ma ad affrontare la difficile situazione partendo dall’interiorità, dalla spiritualità che oggi purtroppo è ignorata e misconosciuta da molti per immergersi solo e primariamente sull’aspetto fisico, materiale, economico delle cose, dei problemi, delle situazioni della vita personale e sociale. Ci sembra importante sottolineare anche il richiamo a sentirci ancora più «Chiesa», comunità di fede e di amore nell’affrontare la sfida della pandemia che, se da un lato ci ha fatto sentire dolorosamente la debolezza e la fragilità delle nostre società, dall’altro lato ha messo in luce tante risorse di generosità , di servizio gratuito nel venire incontro alle persone più sole ed emarginate. Il Signore certamente non ha voluto questa pandemia ma l’ha permessa per darci ancora una volta un segno della sua vicinanza, del suo amore provvidente che non abbandona mai, neanche nel deserto e nella triste solitudine, i suoi figli che ricorrono a Lui per invocare il Suo aiuto e la liberazione dal male fisico, morale e spirituale. Noi con intensa preghiera e con spirito filiale vogliamo collaborare con il nostro vescovo a far sì che si realizzi il suo sogno: creare laboratori di speranza, a piccoli passi, ma concreti, iniziando dalla comunità monastica, parrocchiale e diocesana, intensificando i rapporti personali e comunitari nella fede, fiducia reciproca, nel servizio amoroso del più debole e bisognoso in cui vive e soffre Gesù stesso, poiché lui stesso ci ha detto: «Quello che avete fatto a uno dei miei più piccoli, lo avete fatto a me».

Le Monache Benedettine del Monastero di S. Maria sopra Claro

Suor Maria Sofia Cichetti, Abbadessa di Claro.
28 Settembre 2020 | 06:28
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