Papa e Vaticano

Le istanze di rinnovamento di Bergoglio negli scritti del giovane vescovo Wojtyla

«San Giovanni Paolo Magno» è il titolo del libro intervista a papa Francesco che sarà nelle librerie l’11 febbraio per sottolineare i 100 anni dalla nascita di Karol Wojtyla. In esso, secondo le anticipazioni, Bergoglio racconta il legame e la visione in comune su molti temi con il suo predecessore. In attesa di saperne di più, la cronaca accademica in Ticino registra un primo evento significativo legato al centenario di Wojtyla, quasi contemporaneo all’uscita del libro in questione: l’Istituto DiReCom della Facoltà di teologia di Lugano (FTL) da lunedì, nell’ambito di una settimana intensiva di corsi, si china su un’istanza del vescovo Wojtyla che lo accomuna a Francesco: una lettura del diritto della Chiesa in chiave missionaria. Tra le relazioni previste, Krystian Nowicki, sacerdote polacco e assistente del prof. Libero Gerosa all’Istituto DiReCom, esporrà, venerdì 14 febbraio, alle 14.30, «il progetto di riforma del diritto canonico al servizio della missione proposto dal vescovo Wojtyla al primo Sinodo dei vescovi». Don Krystian ci anticipa alcuni contenuti che fanno riferimento in particolare a scritti dell’allora vescovo polacco. «Le condizioni della pastorale – scrive Wojtyla in quegli anni in uno dei suoi testi attualmente custoditi negli archivi della Curia di Cracovia – stabiliscono lo scopo e il confine dell’azione della Chiesa, indicando così, sia la problematica, sia il modo di affrontarla: cioè non solo chiudere delle strade ma dare delle risposte alle domande attuali». Dalla lettura di questi scritti emerge in Wojtyla che «il diritto della Chiesa non deve solo porre limiti ma anche offrire risposte a domande di oggi», spiega Nowicki. Wojtyla si chiede con gli altri vescovi del Concilio: «Chiesa, cosa dici di te stessa?». «La sua esperienza – prosegue Nowicki – lo porta a notare l’anacronismo di alcune leggi della Chiesa e la necessità di introdurne altre che abbiano utilità pastorale. Per Wojtyla il diritto canonico deve essere a servizio della pastorale, in linea con la visione missionaria dell’attuale Pontefice ». E gli esempi, tratti dagli appunti degli anni ’60 ma anche da testi precedenti del giovane vescovo polacco, non mancano. «Wojtyla – prosegue Nowicki – propone una decentralizzazione a livello universale dei poteri della Chiesa; auspica una riforma della Curia romana che risponda ai veri interessi della Chiesa universale, egli infatti è cosciente dell’anacronismo tra le strutture di allora e le esigenze reali della Chiesa; ancora, Wojtyla si interroga sulla necessità di dare più prerogative alle singole Conferenze episcopali in merito, ad esempio, alle cause di beatificazione o ad un adattamento di norme universali alle esigenze locali: una sorta di ‘inculturazione’ del diritto, diciamo noi in altri termini». In sintesi, il peso che Francesco dà alla pastorale in rapporto anche al diritto canonico sposa molto il pensiero del giovane vescovo Wojtyla. Ma non solo, infatti anche il rafforzamento dello strumento del Sinodo praticato con un grande coinvolgimento del laicato voluto da Bergoglio, ricorda bene l’operato del vescovo polacco: a Cracovia il Sinodo diocesano di allora coinvolse con dibattiti in tutte le parrocchie oltre 20 mila persone, a maggioranza laici.

Cristina Vonzun

9 Febbraio 2020 | 09:20
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