La storia

L’Albania e la collaborazione tra le suore e il sindaco musulmano

22.02.2018, 12:30 / redazionecatt

«La qualità dei rapporti tra cristiani e musulmani, qui, è esemplare. Si vive bene insieme: la fede non è motivo di divisione e i cristiani, che rappresentano una minoranza esigua, non patiscono né emarginazione né alcuna forma di discriminazione». Così inizia il suo racconto suor Chiara Pietta: 54 anni, appartenente alla Congregazione delle Suore Maestre di Santa Dorotea, da 12 anni vive insieme a quattro consorelle nel nord-est dell’Albania. Attualmente risiede a Suç, piccolo villaggio di 2.000 persone situato a pochi chilometri da Burrel, cittadina di 12.000 abitanti. In questo territorio, la popolazione – in larga parte afflitta dalla povertà – è di fede islamica (95%): i cristiani – poche decine di famiglie – sono quasi tutti cattolici.

 

La formazione delle giovani generazioni

Quando nel 2006 arrivarono in Albania, a Burrel, suor Chiara e le sue consorelle cominciarono a visitare le famiglie della città, mosse dal desiderio di prendersi cura di quanti erano maggiormente nel bisogno. «I bambini delle famiglie più indigenti o più provate dalle difficoltà della vita ci parvero subito particolarmente vulnerabili e bisognosi di aiuto», racconta la religiosa: «Decidemmo quindi di impegnarci per sostenerli negli studi offrendo un percorso che coniugasse istruzione ed educazione all’umano». Le suore affittarono una piccola sala per aprire un Centro diurno nel quale assicurare un servizio di doposcuola e una mensa ai bambini cristiani e musulmani. Allestirono inoltre un laboratorio di sartoria per insegnare un mestiere alle donne che vivevano in precarie condizioni economiche.

 

La collaborazione con il Comune

Due anni fa, proprio mentre le suore stavano cercando un locale più ampio, il sindaco musulmano, colpito dalla qualità del servizio da loro garantito, ha proposto una collaborazione e ha offerto una grande sala, all’interno di una scuola statale, quale sede del Centro. «Abbiamo accettato. Siamo liete che il Comune abbia voluto sostenere la nostra iniziativa educativa e soddisfatte della cooperazione avviata con i membri del consiglio comunale (tutti di fede islamica). Sappiamo di avere la loro stima e la loro fiducia: sono venuti diverse volte e trovarci e hanno compreso quanto ci stia a cuore la formazione delle giovani generazioni», dice suor Chiara.

 

A Burrel le scuole praticano i doppi turni e quindi nel Centro si accolgono alcune decine di bambini sia al mattino che al pomeriggio. Sono state assunte tre maestre e una cuoca (due cattoliche, due musulmane) cui si aggiungono alcuni generosi volontari. «I rapporti tra noi sono molto amichevoli e c’è costante collaborazione con le famiglie (in prevalenza musulmane) dei nostri studenti», prosegue la religiosa. «Ormai in città il nostro Centro è conosciuto e non pochi genitori chiedono di iscrivere qui i loro figli. Anche il laboratorio di sartoria, dove si lavorano le stoffe tipiche dell’Albania, è in piena attività: in alcuni casi le donne che lo frequentano sono le mamme dei nostri piccoli allievi».

 

La maestra musulmana

Nexhmie Koçi, 27 anni, musulmana, sposata e mamma di un bambino di due anni, lavora al Centro come maestra e segue gli alunni con difficoltà di apprendimento. Ha rapporti «molto buoni» con i cristiani, ai quali – tiene a sottolineare – non manca mai di portare i propri auguri in occasione delle ricorrenze religiose. «Al liceo la mia più cara amica era cristiana», racconta: «Quando si tratta di costruire una nuova amicizia con qualcuno non bado all’appartenenza religiosa». Nexhmie è contenta di svolgere la propria professione al Centro delle suore sia perché, dice, «mi è sempre piaciuto insegnare, sia perché posso riuscire ad aiutare bambini provenienti da famiglie che hanno molte difficoltà. Qui operiamo tutti uniti per offrire il meglio ai nostri piccoli allievi: i rapporti tra noi sono veramente buoni e la diversa appartenenza religiosa non costituisce un problema. Lavorando insieme riusciamo a trasmettere ai bambini il valore della convivenza tra persone di fede diversa, riusciamo a trasmettere sentimenti di tolleranza, rispetto reciproco, pace». E riflettendo sull’Albania, afferma: «La convivenza tra musulmani e cristiani è serena. Sta anche aumentando il numero dei matrimoni misti. La società albanese si mostra priva di discriminazioni: qui spiccano pace e tolleranza».

 

Riflettere tutti insieme

Suor Chiara, insieme alle sue consorelle, ha inaugurato un Centro con doposcuola e mensa anche a Suç, paesino abitato da famiglie in maggioranza molto povere che riescono a sopravvivere solo grazie all’orto e a poche mucche e capre. All’attività del doposcuola si aggiunge un’iniziativa cui le suore tengono molto: una volta al mese – grazie alla collaborazione di un gruppo di volontari – viene organizzato un incontro per tutti i bambini e i ragazzi cristiani e musulmani del villaggio: «Durante questa giornata – racconta suor Chiara – i nostri ospiti giocano insieme e, sempre insieme, sotto la guida degli adulti, riflettono su un argomento diverso: ad esempio, l’amicizia, la collaborazione, l’accoglienza. Riteniamo sia fondamentale che i giovani imparino a confrontarsi sui grandi temi della vita, a ragionare insieme su valori che sono universali. Ogni anno, inoltre, nel mese di luglio, organizziamo a Burrel e in una cittadina vicina, Klos, un campo estivo di dieci giorni, frequentato da moltissimi bambini e ragazzi: anche in questo caso si affrontano insieme alcune tematiche: l’estate scorsa, ad esempio, si è riflettuto sulla famiglia».

 

Il regime dittatoriale

In questa zona dell’Albania, come nel resto del Paese, le relazioni tra cristiani e musulmani sono caratterizzate da benevolenza, stima e rispetto reciproci, sottolinea suor Chiara, che ricorda papa Francesco il quale, in occasione della visita a Tirana nel 2014, aveva detto di rallegrarsi per una felice caratteristica dell’Albania da preservare con ogni cura e attenzione: «la pacifica convivenza e la collaborazione tra gli appartenenti a diverse religioni». Secondo la religiosa, questa serena convivenza tra cristiani e musulmani è dovuta principalmente a due fattori: «Il regime dittatoriale per settant’anni ha cercato di annientare qualsiasi espressione religiosa in nome di un ateismo radicale: cristiani e musulmani hanno finito per fare fronte comune e questa alleanza, nata nella sofferenza, si è conservata. Inoltre, ed è il secondo fattore, il popolo albanese possiede un ammirevole spirito di accoglienza (capace di comprensione profonda) che si manifesta anche verso chi è di religione diversa».

 

Lo spirito di accoglienza

A questo proposito suor Chiara cita un esempio che ritiene significativo: «Una bambina di fede islamica aveva iniziato a frequentare regolarmente le attività del nostro Centro di Suç: dopo qualche tempo ci chiese di poter partecipare agli incontri di catechismo da noi organizzati per i bambini cattolici. Ne parlammo con i genitori (musulmani), che diedero il permesso. Trascorsi alcuni anni, un giorno la ragazzina (faceva le scuole medie) ci chiese di essere battezzata. La questione era delicata e, insieme a un sacerdote fidei donum che vive qui, don Gianfranco Cadenelli, andammo a parlarne con la famiglia: al termine di un lungo colloquio, il padre e la persona più anziana della famiglia, lo zio, diedero serenamente il consenso affermando di non voler mortificare il desiderio della giovane. Così fu battezzata. Oggi ha 21 anni, presta servizio nel nostro Centro e ogni domenica viene a messa».

Cristina Uguccioni – VaticanInsider

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