Svizzera

L’abbazia di Disentis si rivolge a studenti provenienti da Ticino, Cina e Namibia per assicurarsi un futuro

La crisi dovuta al coronavirus sta colpendo duramente i monasteri svizzeri e anche l’abbazia di Disentis, come riferisce l’abate Vigeli Monn, 55 anni, intervistato da kath.ch. Il liceo e l’internato si rivolgono sempre più agli studenti provenienti da fuori per assicurarsi un futuro.

di Raphael Rauch, kath.ch / Traduzione e adattamento di Katia Guerra

I 43 studenti dell’internato e i 100 studenti esterni sono in vacanza da una settimana. Qual è il suo bilancio attorno al tema coronavirus?
Abbiamo padroneggiato bene la crisi causata dal coronavirus. La scuola era chiusa e c’era l’insegnamento a distanza come ovunque. Nonostante ciò l’internato è stato in attività tutto il tempo. Abbiamo studenti internazionali che non possono semplicemente tornare a casa. Ancora oggi, gli studenti della Namibia e della Cina soggiornano a Disentis durante l’estate e sono accuditi da noi.

Indipendentemente dal coronavirus, il futuro del liceo e dell’internato è assicurato?
La regione Surselva soffre per lo spopolamento. Ciò significa che ci sono sempre meno studenti qui. Tuttavia, siamo riusciti a convincere più studenti della regione ad unirsi a noi. Più difficile è per l’internato.

Quale è la vostra strategia?
C’è un potenziale di crescita in Ticino. I genitori vogliono ancora che i loro figli imparino il tedesco e più tardi studino in Svizzera tedesca. Ma l’internazionalizzazione sta diventando sempre più importante. Lavoriamo con scuole e agenzie da molto tempo, poiché in Cina, Sud Africa e Namibia c’è interesse.

Qual è la motivazione che spinge i genitori dell’Africa o della Cina a mandare i loro figli a scuola a Disentis?
Non chiediamo un certificato di battesimo, tutti sono i benvenuti qui. Molti genitori sono convinti della nostra lunga tradizione. La posizione nelle Alpi e l’aria pura sono un altro vantaggio. E, naturalmente, la sicurezza della Svizzera e la possibilità di studiare, ottenere la maturità svizzera e in seguito continuare gli studi in università o politecnici rinomati.

Quali famiglie possono permettersi il vostro collegio?
In Cina, le famiglie della classe media, in Sud Africa e Namibia è più per le classi superiori.

Come altri monasteri, avete dovuto chiedere l’indennità per lavoro ridotto. Si riesce già a stimare a quanto ammontano le minori entrate?
È troppo presto per poterlo dire. Ma sarà un anno difficile. A marzo avevamo previsto un grande festival. Eravamo nel bel mezzo delle prove, tutte le camere erano al completo – e tutto ha dovuto essere cancellato. Le navate delle chiesa sono rimasero vuote. Abbiamo dovuto annullare diversi banchetti, tutto è andato perso.

La situazione è migliorata nel frattempo?
Sì, la gente sta tornando. Pellegrini, turisti e ospiti delle conferenze sono un’importante fonte di reddito per noi. Molti vogliono venire in autunno. Altri hanno paura di una seconda ondata e aspettano ancora per prenotare.

La vostra chiesa è stata di recente rinnovata. Un nuovo libro d’arte commemora i lavori di restauro. Si intitola «Die Weisse Arche» (L’Arca Bianca). Cosa significa per voi?
Il termine viene dallo scrittore e giornalista svizzero Niklaus Meienberg, quindi non a tutti piace. Non posso dire se siamo un’ancora di salvezza nella regione. Per me, Disentis è casa. Noi benedettini non scegliamo un ordine, ma un monastero.

Ci sono molti profezia di sventura che riguardano il futuro della Chiesa. Cosa vi dà speranza?
Abbiamo il ricambio generazionale. Un nostro confratello di 25 anni ha fatto la sua professione solenne l’11 luglio. In autunno, un secondo inizierà il suo cammino in questa direzione. Attualmente abbiamo 19 monaci. Nel corso della nostra storia abbiamo avuto nel peggiore momento un frate, nel miglior momento 90. Non è una garanzia di continuità. Eppure abbiamo speranza: con fede e fiducia in Dio.

Padre Vigil Monn è abate di Disentis dal 2012 | © Raphael Rauch
13 Luglio 2020 | 17:12
abbazia (4), disentis (2)
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