Commento

La visita di Francesco a Loppiano. Chiara e i Papi

Nel messaggio inviato per le esequie di Chiara Lubich, Benedetto XVI scriveva: «Tanti sono i motivi per rendere grazie al Signore del dono fatto alla Chiesa in questa donna di intrepida fede, mite messaggera di speranza e di pace, fondatrice di una vasta famiglia spirituale che abbraccia campi molteplici di evangelizzazione». Evocando «l’ininterrotto legame» di Chiara con i suoi predecessori, da Pio XII a Giovanni XXIII, a Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, concludeva: «Guida sicura da cui farsi orientare era per lei il pensiero del Papa. Anzi, guardando le iniziative che ha suscitato, si potrebbe addirittura affermare che aveva quasi la profetica capacità di intuirlo e di attuarlo in anticipo».
Il pensiero e la parola dei Papi, perché vicari di Cristo, sono sempre stati insindacabili per Chiara. Durante la prima udienza che membri del movimento hanno con un Pontefice, Pio XII, il 21 maggio 1953, Chiara percepisce il suo interesse per la presenza del movimento nascente nelle regioni italiane dove il comunismo aveva più incidenza; già un mese dopo gli presenta delle proposte per l’apertura di nuovi focolari in queste zone. Un rapporto «da figlia a Padre», così Chiara definirà più volte la sua relazione diretta con i Papi. Coglieva in loro il ruolo del «mediatore», «ma quando il mediatore ha contribuito ad unirti con Dio, scompare». Paternità e figliolanza, quindi, ma, allo stesso tempo, responsabilità di rispondere al dono fattole da Dio con il carisma dell’unità che passava per la costruzione di un’opera nuova, il movimento dei Focolari.
Chiara scrive per la prima volta a Pio XII il 25 aprile 1951, in seguito alla pubblicazione quello stesso giorno su «L’Osservatore Romano» di un trafiletto intitolato Per l’esattezza che «rettifica» i toni positivi di un precedente articolo sul movimento: «Mi affretto, a nome anche di tutti i membri dei Focolari e di quanti ci sono vicini, a ripetere la filiale, profonda e intera sottomissione alla volontà della Chiesa, nella quale noi (ed è uno dei cardini della nostra vita spirituale, questo) vediamo la volontà di Dio. Fare tale volontà è la nostra gioia». Chiara non esita a chiedere perdono «se abbiamo, contro il nostro proposito, dato occasione di scontento a persone autorevoli», e ripete che unico suo desiderio e di tutti i Focolari è «servire e morire nella volontà della Chiesa, nostra Madre, e di chi la rappresenta […] e, se in questo, qualche metodo d’azione nostro — come dice il Giornale — è da disapprovarsi, noi supplichiamo di volerci illuminare e guidare».
Per tutti gli anni Cinquanta e inizio degli anni Sessanta, infatti, il movimento è sotto studio da parte dell’autorità ecclesiastica, sospeso tra l’approvazione e lo scioglimento. Pio XII è protagonista di un intervento provvidenziale quando, nel 1957, rifiuta di firmare il decreto di scioglimento dei Focolari che gli viene presentato.
Morirà il 9 ottobre 1958. La sera del giorno precedente Chiara annota: «Il Papa sta morendo […]. Noi sappiamo quanto ci ha amati! E forse solo ora ci accorgiamo quanto anche noi amiamo il Papa. Sabato scorso ci ha mandato una speciale benedizione e noi sentimmo piovere nell’anima qualcosa di inconsueto […]. Quel sorriso della Chiesa così esplicito aveva il sapore del bacio d’una mamma alla sua creatura».
Chiara dispone l’anima ad accogliere il successore, ad «amare già da ora, in colui che sarà, il Pietro della Chiesa di oggi». E ancora: «Dio ce lo dà per disegni del cielo che noi non conosciamo! E forse sarà il Papa di quella primavera, preannunziata più volte da Pio XII».
Viene eletto Giovanni XXIII, il Papa che nel 1962 approverà ad experimentum il movimento dei Focolari. Ma già il 3 gennaio 1959, in risposta a un telegramma dopo il suo radiomessaggio natalizio, invia attraverso il segretario di Stato cardinale Tardini la sua «confortatrice e propiziatrice» benedizione. E Chiara, pensando a quanti chiamati a seguire Dio nella strada dei Focolari, annota: «Ci voleva quel «confortatrice» soprattutto per essi, per poter andar avanti sempre, per poter sperar sempre, per sentirsi inseriti nel cuore della Chiesa».
Con Paolo VI Chiara riprende un rapporto iniziato nei primi anni Cinquanta, quando Montini era il sostituto della Segreteria di Stato. È stata ricevuta in udienza privata per ben cinque volte, tra il 1964 e il 1972. Chiara così descrive l’udienza del 1964: «Quanta sapienza, quanta apertura, che cuore largo! Rappresentavo e portavo un’opera nuova nata nella Chiesa, con novità sia nella sua spiritualità, sia nella sua struttura».
«Niente è impossibile». Questa la frase con cui Paolo VI incoraggia Chiara a comunicargli la sua visione del movimento che segna il loro cammino di comunione, i loro passi a volte arditi — e non sempre da tutti compresi — verso l’approvazione definitiva. L’incarnazione del carisma si delinea più chiaramente nella struttura di un’opera, nella centralità dei dialoghi, nella nascita delle diramazioni.
A chi le chiede del suo rapporto con Paolo VI, Chiara risponde con franchezza che è un rapporto di paternità e reciprocità: «Mi sento riconosciuta dal santo Padre per il carisma che porto, […] mi sento figlia, ma non come un figlio qualunque del Papa, ma — proprio perché c’è un carisma — figlio di un altro carisma che è il carisma della Chiesa».
Il Papa di volta in volta le affida compiti importanti e Chiara risponde con disponibilità piena. Gli dà puntuale relazione sui viaggi nell’oltrecortina, o sul lavoro in campo ecumenico. Particolarmente significativi i 25 incontri avuti a Istanbul con il patriarca Atenagora tra il 1967 e il 1972. Di tutto ciò Chiara informa il Papa, che regolarmente le risponde. In una di queste lettere si legge: «Diciamo quanto conforto, quanta edificazione, quanta speranza abbiano recato al nostro spirito le notizie che ella ci comunicava».
Sul finire degli anni Sessanta moltissimi giovani conoscono il movimento dei Focolari e, venendo a Roma, vanno a gruppi in udienza dal Papa manifestando grande entusiasmo. Paolo VI ne è felice. Nel marzo 1975, in occasione del Genfest, in ventimila gremiscono la basilica di San Pietro e Chiara è con loro. Il saluto del Papa tradisce una speranza: «Nasce un mondo nuovo, il mondo cristiano della fede e della carità».
Paolo VI muore il 6 agosto 1978. Chiara scrive: «È un santo che muore! Questa la nostra sensazione che sarà confermata — ne siamo certi — dalla Chiesa».
Venti giorni dopo viene eletto Giovanni Paolo I, il «Papa del sorriso». Nel suo pur brevissimo pontificato, Chiara annota, «egli ha tempo per fare un sorriso pure a noi con parole benedicenti».
Nella Novo millennio ineunte Giovanni Paolo II invita tutta la Chiesa a vivere la spiritualità di comunione. Egli la trovava raccolta nell’anima di Chiara e vissuta nel movimento dei Focolari. Da qui anche la reciproca sintonia.
Innumerevoli gli incontri. Oltre alle grandi manifestazioni internazionali dei Focolari nel 1980 (giovani), 1981 (famiglie), 1982 (sacerdoti) e 1983 (laici impegnati nel sociale), di particolare rilievo la visita di Giovanni Paolo II il 19 agosto 1984 al centro del movimento a Rocca di Papa.
In quell’occasione egli riconosce esplicitamente nell’esperienza spirituale di Chiara la presenza di un carisma e nella vita dei Focolari «quella visione della Chiesa, quell’autodefinizione che la Chiesa ha dato di se stessa nel concilio Vaticano II».
È con Giovanni Paolo II che Chiara prende nuova coscienza dei due principi di unità, quello petrino e quello mariano, che secondo il teologo Hans Urs von Balthasar caratterizzano la vita della Chiesa: «Era il 23 settembre 1985, sulla porta, al termine di un’udienza, guardando al futuro, ho ardito chiedere al Papa: «Ritiene possibile che il presidente del movimento dei Focolari, di quest’opera, che è di Maria, sia sempre una donna?». «Sì, magari!», aveva risposto. Ed è stato dalle sue parole, che motivavano quel «sì», che mi si è aperta, per la prima volta, quella nuova coscienza della Chiesa nelle sue due dimensioni: quella petrina-istituzionale e quella mariana-carismatica. «Si ritrovano nella Chiesa nascente — aveva affermato, citando il teologo Hans Urs von Balthasar — e devono rimanere!»».
E questa potrebbe essere una chiave di lettura per capire il loro impegno in gesti e annunci che hanno il sapore della profezia, in particolare nell’orizzonte dei grandi dialoghi ma anche a livello sociale. Basta pensare all’»economia di comunione», lanciata da Chiara nel maggio 1991, così in sintonia con l’enciclica Centesimus annus che Giovanni Paolo II pubblicava proprio in quei giorni.
Al vaticanista Giuseppe De Carli, che le chiede quali sentimenti provi quando le riferiscono il ricordo affettuoso che spesso il Papa esprime pubblicamente, Chiara risponde: «Dopo l’unione con Dio è ciò che mi aiuta ad andare avanti».
Alla morte di Giovanni Paolo II, il 2 aprile 2005, Chiara scrive: «La storia del movimento dei Focolari è, in questi ultimi 27 anni, una riprova del «di più» d’amore che ha albergato nel cuore di Giovanni Paolo II. […] Si è grati a Dio di avere potuto essergli stati accanto a dargli una mano, come figli e «sorella», come ha voluto chiamarmi in una sua ultima lettera».
Chiara è già ammalata quando scrive queste righe e segue l’elezione del nuovo Papa, Benedetto XVI. Con lui ha una comunicazione epistolare. Il Papa ne fa riferimento in occasione dell’udienza all’incontro internazionale delle «famiglie nuove» il 3 novembre 2007: «Ringrazio per i saluti che mi sono stati recati da parte di Chiara Lubich, alla quale invio di cuore il mio beneaugurante pensiero, ringraziandola perché, con saggezza e ferma adesione alla Chiesa, continua a guidare la grande famiglia dei Focolari».
Nel marzo 2008, pochi giorni prima della morte di Chiara, Benedetto XVI le scrive: «Sono a conoscenza della prova che sta vivendo e desidero farle giungere in questo momento difficile l’assicurazione del mio ricordo nella preghiera, affinché il Signore le dia sollievo nel fisico, conforto nello spirito e, mostrandole i segni della sua benevolenza, le faccia sperimentare il valore redentivo della sofferenza vissuta in profonda comunione con lui. Con questo auspicio le imparto una speciale benedizione». Sono parole che per lei hanno la forza di un viatico.
Chiara non è più su questa terra, ma il rapporto continua tra l’opera che ha fondato e il Papa attuale, Francesco. Nelle sue indicazioni e insegnamenti avvertiamo una grande sintonia e uno sprone a vivere sempre più autenticamente il carisma che Chiara ci ha consegnato. E ciò avviene negli incontri avuti con lui come quando nel settembre 2014 riceve i partecipanti all’assemblea generale dei Focolari. Oppure in occasione della sua visita improvvisa alla Mariapoli nell’aprile 2016 a Roma nel parco di Villa Borghese, dove ascoltando alcune testimonianze disse di vedere persone che «vanno dove c’è il deserto, dove non c’è speranza […] per trasformarlo in foresta». Oppure quando il 4 febbraio 2017 riceve i partecipanti all’incontro internazionale dell’economia di comunione e incoraggia a «continuare sulla vostra strada, con coraggio, umiltà e gioia. […] continuare ad essere seme, sale e lievito di un’altra economia».
È nel pontificato di Papa Francesco che il 27 gennaio 2015 viene aperta alla cattedrale di Frascati la causa di beatificazione e canonizzazione di Chiara. In questa occasione, nel telegramma a firma del cardinale Parolin, il Papa «esorta a far conoscere al popolo di Dio la vita e le opere di colei che, accogliendo l’invito del Signore, ha acceso per la Chiesa una nuova luce sul cammino verso l’unità».
Chiara vedeva le cittadelle del movimento dei Focolari bozzetti di una società fraterna e unita, frutto della tensione dei suoi abitanti a mettere in pratica 24 ore al giorno le parole del Vangelo. Così ci stiamo preparando, con impegno e con gioia, alla venuta di Papa Francesco a Loppiano. Tornano in mente le sue parole di augurio per il cinquantesimo della cittadella: «Guardare avanti sempre, guardare avanti e puntare in alto con fiducia, coraggio e fantasia. Niente mediocrità. Arrivederci!».

Maria Voce – L’Osservatore Romano, 9-10 maggio 2016

10 Maggio 2018 | 13:00
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